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Calcio, Fifa dà il via libera al Kosovo per giocare amichevoli internazionali

Un piccolo passo verso un riconoscimento che tarda ad arrivare. Resta infatti vietato suonare l'inno nazionale prima degli incontri e giocare contro altre squadre nazionali o di club della ex Repubblica Jugoslava

Una nazionale a metà, per un paese che non c’è. Dopo una lunghissima trattativa, la Fifa ha finalmente dato il via libera alla nazionale del Kosovo per giocare partite amichevoli contro altre nazionali o squadre di club affiliate alla Fifa. Un piccolo passo verso un riconoscimento che ancora tarda ad arrivare. Per adesso, infatti, è esplicito il divieto di esporre bandiere o stemmi e anche di suonare l’inno nazionale prima degli incontri. Oltre alla proibizione assoluta di giocare contro altre squadre nazionali o di club della ex Repubblica Jugoslava. Sulla lunga strada per il riconoscimento, politico e calcistico, un piccolo passo avanti verso la normalizzazione per il piccolo territorio incastonato tra Serbia, Albania, Macedonia e Montenegro che nel 2008 ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, e autoproclamato la sua Repubblica, ma che non è ancora riconosciuto dall’Onu.

In realtà dal 2009 in Kosovo si gioca il campionato, e fin dal 2007 a Pristina hanno creato una rappresentativa nazionale, che ha però finora giocato solo partite non ufficiali contro Albania, Arabia Saudita, Principiato di Monaco, la nazionale dei Sami e il club svizzero Neuchatel Xamax. Se a livello diplomatico l’impossibilità del riconoscimento della Repubblica del Kosovo è da ricercare nel rifiuto espresso all’Onu da Cina e Russia, a livello calcistico il grande oppositore è sempre stato il potente vicino serbo. Quando nel maggio scorso la Fifa aveva per la prima volta riconosciuto la nazionale del Kosovo, era intervenuto Michael Platini in persona a nome della Uefa per bloccare tutto, non volendo infastidire il boss della federcalcio serba Tomislav Karadzic.

E’ evidente che si tratta di un problema politico. E così il lungo lavoro diplomatico ai fianchi del presidente della federcalcio serba è stato fatto dal suo omologo kosovaro Fadil Vokrri, ex talento della nazionale slava negli anni Ottanta, aiutato da diversi calciatori di origine kosovara che giocano per la Svizzera come Behrami (Napoli) e Shaqiri (Bayern Monaco). Così il niet serbo è svanito, e la Fifa in una riunione di emergenza tenuta ieri ha praticamente deliberato la nascita della nazionale del Kosovo. Una nazionale che però a tutt’oggi resta clandestina, nel senso che è ancora priva di diritti e senza alcun riconoscimento giuridico, non potendo partecipare ad alcuna competizione ufficiale.

Il prossimo doveroso passo è il riconoscimento formale. E non dovrebbe essere difficile. Per la Fifa infatti si può intendere come paese “qualsiasi stato riconosciuto dalla comunità internazionale”, e per questo basterebbe la sentenza del 2010 della Corte internazionale di giustizia per far diventare il Kosovo un membro a tutti gli effetti. Per entrare a fare parte della Uefa è invece condizione necessaria, come detto da Platini e come scritto nel regolamento, che l’Onu riconosca il paese. Anche se in realtà ci sono diverse eccezioni, una su tutte la Svizzera, che fino al 2002 non faceva parte dell’Onu e la cui federcalcio è sempre stata riconosciuta dalla Uefa che le ha permesso di giocare a livello di club e nazionale. Ora la palla passa a Platini, anche perché il riconoscimento della Uefa, che permetterebbe ai club della Superliga kosovara di partecipare alle qualificazioni per le coppe europee, sarebbe fondamentale anche per poter attingere ai fondi per potenziare le strutture per il calcio di base.

Nel frattempo, un aiuto al Kosovo può venire dal talento. Detto dei calciatori naturalizzati svizzeri come Behrami, o di chi come Fatos Beqiraj (Dinamo Zagabria) ha scelto di giocare per la nazionale del Montenegro, nel Manchester United gioca da quest’estate il diciottenne Adnan Januzaj: piccolo grande fenomeno di cui si sentirà parlare a lungo e su cui ha da tempo messo gli occhi la nazionale inglese. Ma lui, nato in Belgio da genitori kosovari scappati dalla guerra nei primi anni Novanta, ha sempre rifiutato ogni approccio da parte di Hodgson e dei dirigenti inglesi, ribadendo che il suo sogno era di giocare un giorno per la nazionale del Kosovo. Oggi quel giorno è più vicino.

Twitter: @ellepuntopi