Politica

Legge elettorale, Letta: “Accordo parte da maggioranza”. E apre al rimpasto

Dopo aver incontrato il segretario del Pd Renzi, il premier parla a 360 gradi sul futuro del governo: "Fondamentale il patto di coalizione per cambiare passo dopo mesi di scosse telluriche"

Il rimpasto? Da non escludere. Il post Porcellum? Deve partire dalla maggioranza. Parole e concetti chiari quelli espressi da Enrico Letta al termine di una giornata campale per la tenuta di ciò che rimane dell’esecutivo di larghe intese. Prima l’incontro con Matteo Renzi e le conseguenti prove di disgelo. Poi dichiarazioni pubbliche su quello che sarà il futuro prossimo del governo, sul caso Piemonte e, particolare non di secondo piano, sul modus operandi per arrivare alla riforma condivisa della legge elettorale. Ha toccato tutti i punti dell’agenda politica il premier, intervistato da Rainews24 nel giorno del faccia a faccia con il neo leader del Partito democratico. Il quale, per Letta, “è un segretario determinato, con tanta voglia di fare che darà un contributo importante”, specie in vista della costruzione “del contratto di coalizione”. Un obiettivo, quest’ultimo, dal peso specifico fondamentale per la tenuta del suo esecutivo, la cui missione è una sola: “Dare un messaggio molto chiaro agli italiani, all’inizio del 2014, dopo tre anni di emergenze finanziarie” ha detto Letta, secondo cui “ora si parte con un altro passo per far ripartire il Paese”. Come? Innanzitutto semplificando la vita degli italiani: “L’aggressione alle lentezze della burocrazia dovrà essere il cuore di uno del nostro contratto di coalizione” ha annunciato il presidente del Consiglio, secondo cui “è passato il tempo in cui la politica poteva permettersi di passare il tempo a litigare e a contare il grado di disgelo. I problemi sono altri – ha detto – primo di tutti la disoccupazione“.

Il pasticciaccio brutto del ‘prelievo’ ai professori e l’ipotesi rimpasto
Non poteva mancare un accenno al pasticcio del ‘prelievo’ sullo stipendio dei professori. “E’ paradossale quanto è avvenuto – ha ammesso Letta – Abbiamo dato un messaggio terribile alla categoria degli insegnanti che è maltrattata dal punto di vista delle retribuzioni”. Per il premier, inoltre, “quella vicenda è la dimostrazione del fatto che il nostro Paese ha il serissimo problema di burocrazie che non si parlano tra loro e con i livelli politici, e che sono troppo lente”. Approfittando di tale questione, poi, il premier ha colto l’occasione per mettere sul tavolo un’altra idea: ”C’è assolutamente bisogno di una squadra che sia fortemente impegnata non solo per elaborare e annunciare le decisioni ma che divida il tempo per il 50% a lavorare e per l’altro 505 a seguire l’attuazione delle decisioni”. Obiettivo: impedire il ripetersi di “pasticci”, dai quali ha “tratto insegnamento”. Ergo, “basta sfilacciamenti” ha detto Letta. Ipotesi rimpasto che avanza prepotentemente? Il premier non conferma né smentisce: “Come ho già detto, abbiamo queste due settimane fino al 20-21 gennaio in cui discuteremo di tutte le questioni che abbiamo di fronte”.

Contratto di coalizione con codici comportamentali
Quando il discorso ritorna sulla politica, però, il punto è sempre quello: il contratto di coalizione. All’interno del quale il premier ha promesso una novità non di poco conto: “Introdurrò codici di comportamento molto chiari: ci deve essere rispetto reciproco e un luogo permanente nel quale assumiamo decisioni con spirito di leale collaborazione tra alleati” ha annunciato il capo del governo, il quale si è detto “convinto che questa regola funzionerà”. Il cambio di passo, del resto, è un obbligo. E’ stato lo stesso premier a sottolinearlo: “Negli ultimi 5 mesi è stata una continua scossa tellurica che ci ha fatto faticare. Oggi dobbiamo essere conseguenti” alla formazione di una nuova maggioranza “e realizzare un cambio di passo” perché “il 2014 può essere l’anno delle grandi opportunità, se vogliamo coglierle”.

Il segretario Pd vuole chiudere il patto di maggioranza entro il 27
Chiudere il patto di coalizione entro il 27 gennaio. E’ questa l’ipotesi alla quale punterebbe Matteo Renzi, secondo quanto viene riferito da fonti interne al partito. La stipula del patto – è quanto emerge da ambienti vicini al sindaco di Firenze – potrebbe avvenire tra il 20 e il 27 gennaio proprio a ridosso dell’approdo in aula alla Camera della riforma della legge elettorale, stabilito ieri dalla capigruppo per il 27 gennaio. L’iter previsto dal segretario del Pd prevede una serie di incontri con i parlamentari del partito “in modo da condividere ed affinare le proposte” che saranno presentate per il patto di coalizione. Proseguiranno, intanto, i “contatti” con Enrico Letta: non è escluso che, al rientro del premier dal viaggio istituzionale in Messico, possano esserci anche nuovi incontri tra Renzi ed il presidente del Consiglio. Dal patto – hanno fatto sapere dall’entourage di Renzi – non sarà escluso nessun tema. Anche sulla questione delle unioni civili, su cui si registra l’opposizione del Nuovo Centro Destra, c’è cauto ottimismo: Alfano ha detto no ai matrimoni omosessuali – hanno spiegato – ma non è un no netto alle unioni civili. Insomma, “un punto di caduta può esserci”. Dibattito aperto anche su riforme e immigrazione. Esclusa, invece, la discussione sulla legge elettorale che – si sottolinea – “è un tema parlamentare del quale si discute anche oltre i confini della maggioranza”. L’obiettivo, anzi, sembra arrivare alla sigla del patto proprio in contemporanea alla presentazione alla Camera della nuova legge elettorale.  

Renzi e il passaggio obbligato della nuova legge elettorale
Per quanto riguarda il sistema di voto che sostituirà il Porcellum, del resto, Letta ha rimesso al centro le forze parlamentari che sostengono il suo governo, sorpassando in tal modo l’autonomismo del segretario democratico. “Renzi fa benissimo a parlare con Fi, Lega e Sel e a sfidare Grillo, ovviamente a partire da una condivisione nella maggioranza” ha detto il premier, che poi ha sottolineato, ricordando i tre progetti proposti dal sindaco di Firenze, come “sia importante che la maggioranza si ritrovi in uno di questi progetti. Io aiuterò a farlo”. Con un orizzonte che sembra stringersi sempre più, ma che ora può contare su una data di partenza: il 27 gennaio. Letta non lo ha nascosto: “Penso che abbiamo un settimana davanti molto impegnativa. Si aspettano le decisioni e le motivazioni della Corte Costituzionale – ha detto il presidente del Consiglio – Il 27 gennaio potrà essere la data di partenza per la legge elettorale”.

Caso Piemonte. “Tempo assolutamente incredibile di attesa”
Il presidente del Consiglio, poi, ha voluto dire la sua anche sulla decisione del Tar, che ha annullato le ultime elezioni regionali piemontesi. “Non commento mai le sentenze, ci saranno le conseguenze del caso, si andrà al voto – ha sostenuto Enrico Letta – Certo, tre anni e mezzo sono un tempo assolutamente incredibile e penso che tutti si debba riflettere su questo. Forse bisogna riguardare alcune di quelle norme“.

“Ambizione da leader nel semestre Ue di presidenza italiana”
“Nel semestre Ue di presidenza italiana si daranno il testimone i nuovi vertici dell’Europa. Il nostro ruolo credo sarà importante. L’Italia deve avere l’ambizione di giocare come leader europeo”. Parole nette, che testimoniano un ottimismo di fondo, quelle di Letta. Il quale, ricordando che il semestre a guida italiana cade “in un momento chiave per l’Europa”, ha osservato che “serve una Ue diversa, capace di decidere più rapidamente mettendo avanti le politiche di crescita e che abbia strumenti di difesa dalla speculazione. Il nostro semestre di presidenza ha la possibilità di indirizzare l’Ue o verso la continuità della austerità o verso la crescita”.