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Padova, corso per il contrasto alle mafie in università. Tra i docenti Davigo e Gomez

Le attività e i comportamenti dei clan mafiosi in Lombardia e nel Triveneto diventano oggetto di studio. L’iniziativa sarà presentata domani a Mestre. Tra gli organizzatori, Ines Testoni, docente associata di Psicologia sociale: "Solo la società incivile chiude gli occhi davanti a certi fenomeni"

La mafia al nord Italia non è più un tabù. Le attività e i comportamenti dei clan mafiosi in Lombardia e nel Triveneto diventano oggetto di studio. Così succede all’università di Padova, dove è stato organizzato il Corso di Alta formazione per il contrasto sociale alle mafie (le iscrizioni si chiudono il 31 gennaio). L’iniziativa sarà presentata domani nel corso di un convegno organizzato a Mestre presso il Centro culturale Laurentianum. Docenti del corso saranno, tra gli altri, Piercamillo Davigo, Nando Dalla Chiesa, Peter Gomez, Pier Paolo Romani, Alberto, Vannucci, lo stesso prefetto di Padova Ennio Mario Sodano.

Tra gli organizzatori, Ines Testoni, docente associata di Psicologia sociale presso la Facoltà di scienze della formazione dell’università di Padova: “Il Corso di Alta Formazione per il Contrasto sociale alle mafie è organizzato dall’Università di Padova, insieme all’assessore Claudio Piron, Avviso Pubblico e Libera. Intende fornire le conoscenze più aggiornate sulla presenza delle mafie nel Triveneto e nel Nord Italia e sulle modalità che esse adottano per infiltrarsi nel sistema sociale. Il corso punta molto altresì sullo studio delle dinamiche sociali considerate “normali” su cui si sviluppa la zona grigia e il tessuto destinato all’infiltrazione”.

Nel suo libro “La frattura originaria” lei sostiene che la mafia è un fenomeno che interessa la società intera in quanto avanguardia capitalistica che commercia e usa l’umano come “cosa”. Vuole spiegare meglio?
In quel libro indico i presupposti psicosociali dell’infiltrazione facendo riferimento al familismo e processi anticulturali, ovvero alle dinamiche che mantengono la gente comune nello stato di sonnambulismo e dunque preda di manipolazione.

È assodato che la mafia non è solo un fenomeno del Sud…
Sì, i più recenti studi in proposito adottano la prospettiva sistemica, che permette di ragionare in termini di modularità e autopoiesi nella mappatura delle mafie. Il primo termine indica come le mafie meridionali si insediano nel Nord con un mero rapporto di domanda e offerta. Si pensi allo stoccaggio di rifiuti tossici dove il Nord è il mandante e il Sud il destinatario dell’efferatezza. L’autopoiesi è il risultato di tale collaborazione che produce organismi criminali autonomi funzionanti localmente come le mafie meridionali, a partire dalla corruttela fino all’usura e al riciclaggio.

In Veneto assume sempre più importanza la Camorra, similmente a quanto accade in Lombardia con la ’Ndrangheta, mentre Cosa Nostra agisce e fa scuola in entrambi i territori. La società civile veneta reagisce oppure chiude entrambi gli occhi?
Per quanto riguarda il Veneto, le forze dell’ordine sono sempre più impegnate a contrastare il fenomeno, ottenendo successi importanti. Ricordiamo il caso Caccaro in cui è stato sventato il tentativo di investimento di capitali sporchi in un’azienda di triturazione di rifiuti; ma anche il caso Aspide, in cui un’organizzazione veneta ha distrutto con l’usura più di 100 imprenditori. In Veneto, il contrasto alla mafia da parte delle Forze dell’ordine ha una lunga storia di successi, che però indicano anche la presenza del problema. Ricordiamo il tentativo del clan mafioso siciliano dei Lo Piccolo di investire alcuni milioni di euro nel settore immobiliare a Chioggia e Abano Terme, per non citare la mafia del Brenta. Mi preme però ricordare l’evidenza più dolorosa del perfetto funzionamento del sistema mafioso nel Nord Italia, ovvero lo spaccio di droga e la tratta di umani per lo sfruttamento e la prostituzione dei deboli. Chiude gli occhi solo la società incivile, ovvero quella parte del Nord Italia che pretende di continuare a vivere sprecando la vita degli altri.

Il corso a chi è diretto e da chi è diretto?
Triveneto e Nord Italia sono comunque territori in cui il rispetto dell’umano, il fare impresa e l’amministrare onestamente le ricchezze sono valori su cui si fonda la relazione sociale. Il corso è dunque diretto a tutti coloro, studenti, lavoratori, amministratori, imprenditori, giornalisti, insegnanti e operatori sociali che vogliono restituire alla cittadinanza il senso del lavorare per costruire civiltà. Dirigono questa impresa con me,  Giuseppe Micheli e Matteo Lenzi.