Scuola

Scuola, “Resta il prelievo su stipendi dei non docenti”. Carrozza: “Risolveremo”

La denuncia di Cgil, Cisl e Uil riguarda la restituzione degli scatti di anzianità da parte del comparto scuola: "La marcia indietro per gli insegnanti, tralascia i 50 milioni che comunque dovranno essere restituiti dal personale Ata". In dubbio l'efficacia della soluzione: "I soldi dovranno essere prelevati dal fondo per il miglioramento dell'offerta formativa e a risentirne sarà ancora una volta l'istruzione"

Salvi gli insegnanti, ma nessuno ha pensato ai bidelli. La marcia indietro del governo sulla restituzione degli scatti di anzianità da parte di insegnanti e personale Ata inizialmente prevista a partire da gennaio 2014 lascia sul tavolo nodi irrisolti, a partire dai soldi relativi alle posizioni economiche del personale Ata, pari a circa 50 milioni, che comunque dovranno, allo stato attuale, essere restituiti. “Si tratta delle posizioni economiche del personale non docente, per una cifra che ammonta a 50 milioni di euro – spiega Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – e che riguarda tutte le prestazioni degli amministrativi che prevedono una maggiorazione economica, così come previsto dal contratto: siccome c’è stato il blocco degli stipendi e questi compensi si configurano come aumento degli stessi, allo stato attuale delle cose, dovranno essere restituiti”. Una preoccupazione subito respinta dal ministro all’Istruzione Maria Chiara Carrozza che, intervistata dal Tg1 ha dichiarato: “Stiamo lavorando sia sul personale Ata che sugli insegnanti proprio in queste ore. Fino a pochi minuti fa eravamo insieme, staff del Miur e del Mef, per lavorare su questi temi. La crisi è superata, i lavoratori del comparto scuolo possono stare tranquilli, ora dobbiamo lavorare sul futuro“.

A solidarizzare con i sindacati sono Sinistra ecologia e libertà e il Movimento 5 Stelle. “Siamo molto preoccupati”, ha detto il deputato grillino Luigi Gallo, “abbiamo chiesto spiegazioni al ministero che ha detto che si tratta di un errore di comunicazione di Palazzo Chigi. Dicono che a dover restituire i soldi non saranno neppure bidelli e personale non docente in generale. Ma verificheremo la correttezza delle affermazioni”. Così Giancarlo Giordano di Sel: “Il Ministro Carrozza sbatta i pugni sul tavolo e dia sicurezza al comparto scuola, ai suoi docenti e al suo personale non docente. Non è assolutamente accettabile che il mondo della scuola, in sofferenza da tanto tempo per politiche sbagliate e dannose che invece di risolvere i problemi ne hanno creati di nuovi, sia ogni giorno sottoposto a fibrillazioni continue. Basta giocare sulla pelle della scuola italiana e dei suoi lavoratori”.

Oltre alla richiesta di riconoscimento delle posizioni economiche del personale Ata “senza alcuna restituzione di soldi”, la Cgil mette sul tavolo altre tre questioni. “Chiediamo che vengano ripristinati gli scatti 2012-2013 e il pagamento delle ferie ai supplenti”, aggiunge Pantaleo. “Se non ci sarà disponibilità del governo a trovare soluzioni strutturali, siamo pronti allo sciopero”. “La soluzione trovata attualmente dal governo – spiega infatti il sindacalista – prevede che il Miur dovrà trovare le risorse mancanti e per farlo l’unico modo sarà ritoccare i fondi del Mof, già tagliati abbondantemente. Noi ci opponiamo a questa soluzione. La politica dovrebbe intervenire, perchè così si rischia di peggiorare la qualità formativa e di indebolire la stessa autonomia scolastica. Il governo deve trovare i fondi per garantire gli scatti disciplinati e garantiti dal contratto nazionale, e da questo punto di vista c’è stata dunque un’incursione sui meccanismi dei contratti in essere”.

“Noi impugneremo questo provvedimento perché – ha affermato il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima – è ingiusto, iniquo e offensivo. Riguarda il personale Ata, personale che ha delle retribuzioni tali che gridano vendetta al cielo!”. La circolare del ministero prevede il prelievo degli aumenti contrattuali legati alla professionalità (incentivi che vanno da un minimo di 600 a un massimo di 1.800 euro annui che si tra traducono mensilmente in una cifra che va dai 50 ai 150 euro). Potrebbero essere 8mila le persone coinvolte. La Uil scuola ha già inviato una lettera al ministro Carrozza nella quale viene sollecitato il ritiro del provvedimento. “Va evitato – dice – un altro pasticcio”.