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Dimissioni Fassina, Renzi: “Rispondiamo a elettori primarie, non a correnti del Pd”

L'ormai ex viceministro dell'Economia, che ha lasciato l'incarico dopo la battuta del sindaco di Firenze, dice di avere "solo preso atto". E sul Pd afferma: "Non mi rassegno a un partito padronale". Ma Delrio difendere il segretario: "Non credo volesse insultare"

“Rispondiamo agli elettori delle primarie, non a correnti del Pd”. E’ questa la risposta di Matteo Renzi a Stefano Fassina, che ha deciso di dimettersi dopo la battuta del sindaco di Firenze. “Se il viceministro all’Economia – in questi tempi di crisi – si dimette per una battuta, mi dispiace per lui”, ha spiegato su Facebook il segretario del Pd, mentre “se si dimette per motivi politici, grande rispetto”. E ancora: “Non cambierò il tono dei miei incontri con la stampa. Mai. Non diventerò mai un grigio burocrate che non può scherzare, non può sorridere, non può fare una battuta”.

“Fassina mi accusa di avere una visione padronale del partito”, ha aggiunto il sindaco di Firenze. “Non me ne ero accorto quando si trattava di confermare i capigruppo o di scegliere il presidente dell’assemblea o di tenere aperta la segreteria anche a persone non della maggioranza”.

L’ormai ex viceministro dell’Economia ha intanto spiegato in un’intervista all’Huffington Post i motivi delle dimissioni. “Io avevo posto un problema politico. Il segretario del mio partito ha risposto senza rispetto non solo delle mie opinioni ma anche della mia persona”, ha detto Fassina, sostenendo di avere “preso atto, visto che nel governo ci sono in rappresentanza del Pd”. L’ex responsabile economico del Pd ha precisato inoltre che “è già difficile gestire l’attività di governo nelle condizioni date, immaginiamo in futuro dopo queste parole”.

Con Fassina si è subito schierato il leader della Cgil, Susanna Camusso. “Credo che ieri il segretario del Pd abbia proprio sbagliato”, ha detto, spiegando che “il segretario di un partito dovrebbe rappresentare l’insieme e non le divisioni e lavorare per unire non per dividere”.

Critico nei confronti di Renzi anche Pippo Civati. “I due non si sono mai amati e del resto lo spazio di Fassina nel governo con la segreteria Renzi si era fatto sempre più stretto. Al suo posto non lo avrei fatto. Se ogni volta che uno propone qualcosa che non aggrada, il segretario tira fuori tanta supponenza, chi si azzarda più a sollevare la minima critica. Anzi, anticipo Renzi, e me lo dico già da solo: Civati chi?”, ha affermato l’ex candidato alle primarie del Pd intervistato da Repubblica. E ha aggiunto: “Forse Fassina non aspettava altro per mollare, e ha colto al volo l’occasione”.

Mentre Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, sostiene che “Renzi ha fatto una battuta di troppo, infelice e sbagliata” e “Fassina non meritava questo, poiché è un avversario stimabile”.

In difesa del segretario del Pd scende invece in campo il ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio. ”Conosco Renzi e non credo che volesse insultare. Certo, quella battuta non ha aiutato”, ha detto al Corriere della Sera. Ma “Fassina è una persona coerente e seria, ha dato seguito a quanto aveva già detto nei giorni scorsi su compagine governativa e nuovo Pd’’. Delrio crede quindi che “tutti i ministri Pd si sentano rappresentati da Renzi”, e per questo “non vedo rischi di frattura nel Pd e neppure nel governo, però sarebbe stata più utile una discussione approfondita che un’accelerazione di questo tipo”.