Politica

Terra dei fuochi, l’ira dei giusti

Sarebbe cosa buona e giusta se questa sera, nel suo ottavo messaggio di fine anno, il presidente della Repubblica trovasse il modo di rivolgersi alle mamme della Terra dei fuochi che hanno perduto i loro bimbi ghermiti dai tumori generati dalla marea dei rifiuti tossici sotterrati. Sarebbe un fortissimo segno di attenzione se Giorgio Napolitano, rivolto a quelle giovani donne, ritratti impietriti del dolore e del coraggio, dicesse loro qualcosa come: ho ricevuto le 150 mila cartoline con le immagini dei vostri figli e vi rispondo solo adesso poiché voglio che tutta l’Italia sappia quale immenso danno sia derivato dal patto tra politica criminale e crimine organizzato, con lo Stato che ha finto di non vedere, ma sappiate che d’ora in poi le istituzioni che io rappresento saranno al vostro fianco. 

Ne abbiamo viste troppe per credere alle favole, anche se non abbiamo perso la speranza che alla fine un qualche Mago di Oz giunga a sconfiggere le streghe cattive. Siamo però convinti che l’unico cambiamento possibile per restituire fiducia e senso del futuro al nostro sfortunato Paese possa nascere solo dall’alleanza tra cittadini onesti, buona politica e libera informazione.

Domenica sera nello studio di Servizio Pubblico Più durante lo speciale “Inferno atomico” dedicato alla bomba ambientale esplosa tra le province di Napoli e di Caserta, abbiamo assistito a un evento straordinario quando due mamme, Tina Zaccaria e Marzia Caccioppoli, hanno messo in fuga il feroce pentito e pluriassassino Carmine Schiavone con quattro parole: “Voi ci avete avvelenato”.

L’ira dei giusti può smuovere le montagne. Quanto alla buona politica, essa non si ammanta di parole vuote, ma di gesti autentici: Matteo Renzi che si reca nella Terra dei fuochi va apprezzato purché non se ne dimentichi troppo presto. Sandro Ruotolo e Dina Lauricella, infine. Hanno dimostrato che un solido giornalismo d’inchiesta può essere un’arma formidabile contro omertà e rassegnazione. Una lezione per le troppe pigrizie abitudinarie della carta stampata che noi del Fatto terremo a mente.

Buon 2014 ai nostri lettori.

Il Fatto Quotidiano, 31 dicembre 2013