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Irlanda del Nord, fallisce la trattativa: nessun patto per processi e nuovi scontri

Il processo di pace sui fatti più recenti si trova ad un bivio. Le cinque principali formazioni politiche non sono riuscite a trovare un accordo. In 35 anni, oltre 3500 persone hanno perso la vita nei "Troubles", gli scontri che hanno caratterizzato il Paese, e oltre 3mila casi sono ancora irrisolti

Un fallimento, con il processo di pace ancora fermo a un bivio. Non è bastata una maratona di incontri nella notte fra lunedì 30 e martedì 31 dicembre, così un accordo fra le cinque principali formazioni politiche dell’Irlanda del Nord non è stato possibile. Il motivo principale del mancato patto è stato il piano del mediatore, il diplomatico americano Richard Haass, di avviare una nuova stagione giudiziaria per il riesame dei casi più controversi. In 35 anni, oltre 3.500 persone hanno perso la vita nel conflitto, più di 3mila casi sono ancora irrisolti. Decine di migliaia di persone inoltre sono rimaste ferite oppure traumatizzate psicologicamente, nei tribunali sono ancora in corso migliaia di processi. La diplomazia internazionale e quella dell’Irlanda del Nord cercavano, appunto, una soluzione. Ma la firma congiunta non è arrivata, con un drammatico stop alle negoziazioni all’alba di martedì, così ora si dovrà aspettare ancora qualche mese per riprendere il dialogo.

I nodi del contendere erano tanti: gli omicidi irrisolti dei Troubles, appunto, le bombe dell’Ira, le marce spesso provocatorie dei lealisti e l’esposizione di bandiere irlandesi da parte dei repubblicani, tutti fattori che negli ultimi anni e anche negli ultimi mesi hanno causato continue tensioni. Non passa giorno, nel Regno Unito, senza che risse, sassaiole, pistolettate o piccole bombe non compaiano sui quotidiani, vicende che magari non fanno notizia a livello internazionale ma che tengono sempre alta la tensione a Belfast e dintorni. Il tutto nonostante gli accordi del Good Friday, che consentirono una devoluzione dei poteri al parlamento di Belfast, ma che non sono riusciti a porre un freno alle incomprensioni fra le due comunità. Il diplomatico Haass aveva proposto anche l’istituzione di un gruppo di studio e di lavoro per la riconciliazione, ma anche questa proposta è stata bocciata e rifiutata. Il Democratic unionist party e il partito degli Ulster unionists, che hanno fortissimi legami con la chiesa protestante, in particolare, sono stati molto critici nei confronti del testo finale, ma ognuno dei cinque partiti ha comunque trovato molti elementi “inaccettabili” nel documento.

Gerry Adams, presidente del partito repubblicano Sinn Féin, poche ore prima delle negoziazioni aveva dichiarato: “Finora è stato fatto tanto buon lavoro e il mio partito farà il suo meglio per trovare un accordo con le altre formazioni. Ogni partito dell’Irlanda del Nord ha un dovere verso le future generazioni e dobbiamo evitare che fuggano in Scozia on in Inghilterra o in altri Paesi, come già sta avvenendo. Dobbiamo portare la pace e l’uguaglianza a tutte le nostre comunità”. Ma Adams ha anche poi rivelato di avere un piano “B” per l’imposizione di una roadmap, mostrando una fermezza spesso ritenuta insufficiente da parte di molti repubblicani nordirlandesi. Ora, nonostante la mancata firma, il testo finale verrà comunque inviato al governo di Belfast, in modo che possa discuterlo e trovare una quadra al problema. “Speriamo anche in un supporto da parte dell’opinione pubblica”, ha detto Haass. Lasciando intendere che, a volte, la cittadinanza è ben più avanti della politica.