Politica

Legge di Stabilità e Salva-Roma: tutti i regali dei partiti agli amici

Gli onorevoli beneficiano i propri clientes con 350 milioni, le banche si accaparrano qualche miliardo. Ma per la Casta sono finiti i tempi delle grandi abbuffate, adesso la politica deve accontentarsi delle briciole lasciate dalla burocrazia ministeriale

Ci sono due cose, diceva Otto von Bismark, di cui è meglio non sapere come vengono fatte: le leggi e le salsicce. In attesa di rivelazioni sulle seconde, il Parlamento italiano in questa fine d’anno ha fatto l’errore di mostrare ai cittadini come si scrivono le prime. Prima dello spericolato incrocio di voti di fiducia di ieri – uno per Camera, entrambi a buon fine – dentro la legge di Stabilità e il decreto Enti locali, più famoso come Salva-Roma, sono finiti materiali di scarto delle specie più diverse: favorini personali, regali a questo e quello, finanziamenti a pioggia, sconti di promesse elettorali e via così. È il cenone di Natale dei nostri parlamentari, ma in tono minore. Niente a che vedere con le abbuffate dei bei tempi andati. La politica – sempre più succuba del potere economico e della burocratja ministeriale – non siede più a tavola, al massimo raccoglie da terra le briciole. Basti dire che i fondi che gli onorevoli hanno ottenuto per beneficiare i propri clientes – a volte, peraltro, per iniziative necessarie se non meritorie – ammontano a non più di 350 milioni, mentre le banche, per non citare che il caso più grosso, hanno portato a casa qualche miliardo. Ecco l’elenco: vantaggi fiscali dalla più veloce deducibilità delle sofferenze per una ventina di miliardi da qui al 2022; seicento milioni di sconto fiscale più 350 di maggiori dividendi l’anno dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia; vantaggi non quantificati ma consistenti dal paracadute statale sui derivati e dalla garanzia di Cdp sui prestiti alle Pmi. E quei poveracci di onorevoli a sbracciarsi per sottrarre al collega un cantierino da un milione, un finanziamento da due: roba miserevole, un litigio per i panni smessi del padrone. Questo è un nostro breve, e incompleto, elenco.

Marchette territoriali:
Lsu, strade, treni e vaporetti

Il caposaldo di questa fattispecie è il finanziamento una tantum – ma puntualmente reiterato ogni anno – per i Lavoratori socialmente utili. Mica tutti però: solo per i calabresi e quelli di Bari e Palermo, che nel 2014 si divideranno da buoni fratelli 126 milioni. È andata così: per mettere all’angolo Berlusconi, ad Angelino Alfano servivano i voti dei cinque senatori calabresi del Pdl, oggi Ncd. Il prezzo fu il finanziamento degli Lsu della regione. Solo che poi quando la cosa venne fuori Michele Emiliano e Rosario Crocetta fecero fuoco e fiamme: E noi? Fu così che alla Camera una provvidenziale modifica inserì tra i benificiari pure palermitani e baresi. In ogni caso, tra decreto Enti locali e manovra si trova di tutto: 20 milioni ai trasporti sempre in Calabria, ma 23 pure per i treni in Valle d’Aosta; 3 milioni per gli aliscafi (“il trasporto marittimo veloce di passeggeri”) tra Messina e Reggio e pure 200 mila euro per uno studio che migliori l’offerta trasportistica nell’area dello Stretto; 3 milioni a Pescara, un milione al comune di Marsciano (Umbria) e uno a Frosinone (Lazio). Curioso il caso di Brindisi, a cui hanno tentato di dare 25 milioni per bonificare l’area industriale in due diverse leggi: i soldi erano già stanziati nel ddl Stabilità,ma qualcuno ha tentato di inserirli pure dentro il decreto Enti locali. Solo nella notte di domenica se n’è accorta la commissione Bilancio di Montecitorio e il comma doppione è stato cancellato. Apriti cielo. A Brindisi già si stracciavano le vesti, finché qualcuno da Roma non gli ha spiegato la situazione: i 25 milioni ci sono, ma stavamo per darvene cinquanta.

Marchette culturali:
San Pio, il papa buono, la musica, etc.

La cultura è importante, si sa. E in Parlamento lo sanno e la finanziano con gioia. Il record quest’anno ce l’ha il Polo museale di Eur spa che si becca 100 milioni secchi. Il resto è un florilegio di piccoli, generosi pensieri educativi: qualche milioncino per valorizzare i luoghi di papa Giovanni (Bergamo) e 500mila euro per il Comune di Pietrelcina, paese di Padre Pio; un paio per la lavorazione della scorza di agrumi e altrettanti all’Istituto nazionale ricerche turistiche per promuovere il marchio “Ospitalità Italiana”; fondi per l’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli e per il complesso “I virtuosi italiani” di Verona ; un milione per restaurare il municipio di Sciacca e mezzo per la torre anticorsara a Porto Palo. E poi aree protette, memoriali di questo e ricordi di quell’altro fino ai nove milioni in tre anni per i 500 giovani volontari “da impegnare in azioni di pace non governative”.

L’automarchetta:
Assunzioni a Palazzo Chigi

È tempo di sobrietà, si sa, ma la sobrietà ha bisogno dei relativi impiegati. E infatti dentro la legge di stabilità si sono trovati 5 milioni e mezzo l’anno per assumerli “a tempo indeterminato”: trattasi di 120 persone, “altamente qualificate”, che dovranno “controllare” come vengono gestiti i Fondi europei. Ma non di sola arida vigilanza vive la presidenza del Consiglio, anche l’occhio vuole la sua parte ed ecco pronti due milioni di euro da destinare nel 2014 alla comunicazione durante il semestre di presidenza italiana dell’Ue.

Sindaci incompatibili:
La solitudine di Angelo Cera

Nel dl Enti locali c’è un comma che parla di sindaci incompatibili: vi si dice che le disposizioni del decreto del Fare “sono retroattive”. A che serve? A tranquillizzare Angelo Cera, deputato Udc e sindaco appena reinsediato di San Marco in Lamis, in Puglia. La cosa andò così: nell’estate 2011 Tremonti stabilì che l’incarico da parlamentare era incompatibile con tutte le cariche, eccetto il sindaco di un piccolo comune. Com’è, come non è, l’unico a rimanere fregato fu il buon Cera, appena rieletto sindaco: decadde. Ne nacque una battaglia legale vinta a dicembre dal nostro grazie proprio al decreto del Fare, che escludeva dalla normativa i sindaci dei comuni fino a ventimila abitanti eletti prima dell’entrata in vigore della legge del 2011. E allora? E allora il Tar non è convinto della retroattività della norma e quindi Cera ha fatto sancire il principio per legge.

Gli amici degli amici:
Sorgenia, i balneari eccetera

Alla fine spunta sempre, anche se il più delle volte non si sa come. Sono quei piccoli commi dall’aspetto oscuro che poi, letti in controluce, rivelano un nome, un cognome, una sigla associativa. Qualche esempio? Nel ddl Stabilità c’è il caso dell’emendamento Sorgenia: una disposizione apparentemente innocua che finisce per chiudere all’azienda di Carlo De Benedetti un contenzioso con un comune del Lodigiano da 22 milioni di euro. C’è poi il condono del 70 per cento sui canoni non pagati dai concessionari delle spiagge (appoggiato anche dal M5S) e – sempre per i balneari – la minisanatoria su chioschi e cabine costruiti abusivamente. Della norma sui cosiddetti “affitti d’oro” scriviamo nella pagina accanto, mentre della lobby del gioco e della relativa porcata (neutralizzata ieri) vi abbiamo parlato alla noia nei giorni scorsi.

da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre