Società

Ciclisti: condannato a morte dal Codice della Strada

Oggi è successo di nuovo.

Foto di Alberta Schiatti

Questa volta è toccato a un trentenne che stava pedalando su Corso Europa a Milano. La dinamica dell’incidente è stata confermata dai numerosi testimoni: gli si è aperta una portiera all’improvviso e questi ha fatto l’unica cosa possibile, si è spostato sulla sinistra dove, però, sopraggiungeva un furgone che lo ha travolto in pieno. Game Over.

Chi è abituato ad andare in bicicletta sa quanto siano normali questi “piccoli inconvenienti”: sembra il remake di quell’incidente che nel 2011 costò la vita al piccolo Giacomo Scalmani. Le portiere che si aprono all’improvviso sono ordinaria amministrazione per chi pedala. Poi è questione di fortuna: se non passa nessuno te la cavi con una maledizione lanciata all’automobilista distratto di turno, altrimenti…

Intanto in tutti i siti che riportano la notizia dell’ennesima “tragica e inevitabile fatalità” è cominciata la gara di commenti per individuare il vero colpevole della sventura. Voglio partecipare anche io e, personalmente, non ho dubbi: la colpa è di Ahmet, quello che vedete ritratto nella foto qui sopra coperto da un lenzuolo bianco.

Ritengo che la colpa sia di Ahmet perché ha violato il più elementare principio della sicurezza per chi si muove in bici: invece di occupare il centro della corsia, si è tenuto sulla destra seguendo pedissequamente il codice della strada e questa leggerezza gli è costata la vita.

L’articolo 143 comma 2 del codice della strada prevede infatti che tutti i mezzi sprovvisti di motore debbano procedere sul margine destro della carreggiata e questo significa molto spesso ritrovarsi a pedalare laddove si accumulano buche, rifiuti o detriti, oppure a raso di portiere che si potrebbero aprire all’improvviso.

Personalmente quando pedalo ritengo che il mio obiettivo primario debba essere quello di arrivare vivo a destinazione e non di assecondare una serie di norme che sono state scritte da automobilisti allo scopo di regolare e tutelare l’uso dell’automobile. Per questo motivo quando sono in strada circolo occupando il centro della corsia, spostandomi sulla destra esclusivamente quando sono sicuro che l’automobile dietro di me possa sorpassarmi in tutta sicurezza.

Pedalare al centro della corsia significa anche rendersi visibili a chi procede da dietro: chi guida un’automobile è portato a guardare soprattutto davanti a sé e ad ignorare tutto quanto avviene ai margini della strada e, se te ne stai sul margine della strada, significa essere ignorato. Io non ero presente in Corso Europa ad assistere alla fine di Ahmed, ma sono sicuro che la prima cosa che avrà detto il povero conducente del furgone sia stato “non l’ho visto”, perché se lo avesse visto non lo avrebbe investito.

Ecco, io voglio essere visto.

Poi, di tanto in tanto può accadere che qualche automobilista dietro di me, invece di attendere il momento idoneo per sorpassarmi, si attacchi al clacson in modo aggressivo per chiedermi di fargli strada: è un buon segno, perché significa che mi ha visto. In quel caso, ovviamente, mi faccio da parte e lo lascio passare se le condizioni della strada innanzi a me garantiscono tutte le sicurezze del caso. Io ho rubato pochi secondi del suo tempo, ma in cambio ho avuto salva la vita.

In fondo, che male c’è? Se uno può lasciare l’auto parcheggiata con le 4 frecce accese su una pista ciclabile o in doppia fila mentre va a prendersi il caffè al bar “che tanto poi è solo per 5 minuti”, io non posso occupare il centro della corsia per 20 secondi?

 

Con questo post mi sarei potuto scagliare contro quella portiera aperta all’improvviso, ma non me la sento: viviamo in un paese dove, una volta sostenuto l’esame di guida, nessuno mai si premura di ricordarti quali sono i tuoi doveri di conducente e dove tutto è tollerato. Quell’automobilista distratto è stato soprattutto sfortunato perché ha trovato un ragazzo che stava rispettando il codice della strada.

Oggi ho trovato in rete una locandina di una campagna sulla sicurezza stradale realizzata nel Regno Unito alla fine degli anni ’60. Io in Italia non ho mai visto nulla di simile.

Ecco, finché in Italia  non si inizierà a fare una seria opera di sensibilizzazione all’uso civile della strada e dei mezzi a motori, noi ciclisti continueremo a considerare il Codice della Strada come una legge di secondo grado, perennemente subordinata alla Legge di Salvaguardia della nostra vita e pedaleremo al centro della strada, utilizzeremo i marciapiedi e gli attraversamenti pedonali, etc. etc. a nostra discrezione.