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No Tav, il movimento francese attacca con denunce ed esposti: “Conflitti di interesse”

Niente assalti al cantiere, agenti in assetto anti-sommossa, bombe carta, gas lacrimogeni o filo spinato. Il leader Daniel Ibanez spiega che il movimento non è forte come in Italia ma è trasversale e raccoglie consensi da più parti: "Con noi anche il sindacato di destra e intellettuali non di sinistra"

Niente assalti al cantiere, agenti in assetto anti-sommossa, bombe carta, gas lacrimogeni o filo spinato. Una volta superata la frontiera, sebbene si sia solo a pochi chilometri dalla val di Susa, il principale teatro di scontri tra il movimento No Tav e le forze dell’ordine italiane, il tema della linea ad alta velocità tra Torino e Lione non infiamma più i dibattiti pubblici, né viene molto considerato dai media. “Non c’è stata una buona informazione sul progetto e tutto è stato fatto in modo nascosto”, sostiene Daniel Ibanez, coordinatore del movimento No Tav francese. Stessa la battaglia, diversa l’attenzione suscitata: “Qui il movimento non è forte quanto in Italia – precisa – e i media si occupano poco del problema”.  

Composto in larga parte dal mondo agricolo e dalle associazioni ambientaliste, il movimento No Tav francese si presenta come trasversale e raccoglie consensi, oltre che a sinistra, anche a destra: “All’iniziativa prende parte ad esempio anche la Fdsea, un sindacato di destra. E anche molti intellettuali e professori universitari, come Rémy Prud’homme, non sono affatto di sinistra”, sottolinea Ibanez. 

Anche le motivazioni che portano ad opporsi alla “grande opera” sono, infatti, diverse: da quelle puramente economiche, sostenute da chi – osservati i traffici attuali di merci e passeggeri, nonché le previsioni per il prossimo futuro – si è reso conto della netta inferiorità dei benefici dell’opera rispetto ai suoi costi; a quelle ambientali, avanzate da chi si dimostra contrario nello specifico ai trafori alpini, da cui si libererebbero sostanze pericolose per la salute come amianto e uranio. A queste si aggiungono infine le motivazioni di carattere legale, dovute a irregolarità nell’assegnazione degli appalti e al conflitto d’interessi dei commissari il cui compito dovrebbe essere quello di valutare in modo imparziale il progetto, per poi dargli un parere favorevole o contrario. Il movimento ha cercato di rendere più incisiva la sua battaglia passando alle denunce legali, sia indirizzate formalmente alla Procura di Parigi (alla procedura giudiziaria parteciperanno in maniera attiva 630 No Tav) che al primo Presidente della Corte dei Conti Didier Migaud.  

“I commissari inquirenti dovrebbero essere per legge indipendenti e imparziali – osserva Ibanez – ma alcuni di loro avevano già preso parte al progetto, lavorandoci direttamente“. E continua: “Un’azienda di lavori pubblici è stata raccomandata a Rff (l’omologa francese della Rete Ferroviaria Italiana, ndr) quando il fratello del dirigente di questa società era commissario inquirente; da notare poi il comportamento dei prefetti che hanno nominato i commissari e della stessa RFF, tutti informati su queste vicende”. Motivi che hanno spinto il coordinamento dei No Tav francesi, insieme alle associazioni Flare e Anticor, a scrivere direttamente a Didier Migaud per mettere nero su bianco le accuse.  

Ma le illegalità di cui parla Ibanez non si limitano ai conflitti d’interesse: “Abbiamo denunciato al Procuratore della Repubblica la fuga di notizie sull’importo della gara d’appalto per la sezione transfrontaliera della linea”. Due siti internet italiani hanno infatti pubblicato l’importo di una valutazione interna della Lyon Turin Ferroviaire “che sarebbe dovuta rimanere segreta”, portando a un danno per l’interesse pubblico e rendendo impossibile una corretta concorrenza: “Si è dato così un vantaggio ingiustificato alle imprese che rispondevano ai criteri della gara d’appalto”.

Se le vaste zone d’ombra sul progetto si dimostrano un fenomeno transfrontaliero (“Le organizzazioni di tipo mafioso ci sono anche da noi” osserva Ibanez), lo stesso sembra non accadere per le decisioni prese a riguardo dalle forze politiche nei due rispettivi paesi. Mentre in Francia il rapporto della Commissione “Mobilità 21” ha definito non prioritario il progetto della Torino-Lione, ritenendolo economicamente insostenibile e mettendone in discussione l’effettiva utilità, e ha rinviato il termine per ultimare i lavori propedeutici alla realizzazione dell’opera al 2030; il governo italiano ha ribadito, per bocca del vicepremier Alfano, l’importanza dell’opera e ha inviato altri duecento soldati in val di Susa, dove lo scorso ottobre sono iniziati gli scavi per un tunnel geognostico. “I lavori per la realizzazione della tratta sono, nel nostro paese, attualmente fermi – fa sapere Ibanez –; nel 2014 vorrebbero iniziare gli scavi per una galleria di 9 km tra Saint Martin la Porte e La Praz (è la tratta che riguarda la turbativa d’asta denunciata dai No Tav francesi, ndr), ma speriamo di riuscire a bloccare i lavori con la nostra denuncia”.  

Nonostante il rapporto della Commissione “Mobilità 21”, da molti interpretato come una presa di distanze rispetto a un progetto giudicato – date le attuali condizioni – insostenibile, i deputati francesi hanno ratificato l’accordo tra Italia e Francia per la realizzazione della Torino-Lion. Sebbene le opposizioni all’opera si stiano dimostrando – in Italia come in Francia – sempre più decise e agguerrite, la corsa per la realizzazione del Tav continua malgrado appaia, a dispetto del nome, un po’ meno “veloce” del previsto.

di Stefano Tieri