Mondo

Tifone Filippine, caos sul numero di vittime. Governo: “2.360”. Onu: “4.460”

Le stime di Manila e delle Nazioni Unite che riguardano i morti sono diverse. Nei giorni scorsi un funzionario della polizia aveva parlato di oltre 10mila persone che hanno perso la vita: rimosso. Ira del premier: "I dati devono essere controllati"

Quando si parla dei morti e delle conseguenze provocate dal passaggio del tifone Haiyan occorre farlo con una sola voce, quella ufficiale del governo. A rimarcarlo oggi in televisione è stato Eduardo Del Rosario, presidente del National Disaster Risk Reduction and Management Council, l’agenzia del governo per la riduzione del rischio. L’ammonimento, nel confermare che i morti sono ormai 3.621, è stata la risposta alla confusione generata da diversi rapporti circolati ieri, quello governativo e quello delle Nazioni Unite. Due fonti ufficiali, di cui una, l’agenzia dell’esecutivo confermava che il bilancio dei morti era di 2.360, mentre l’altra aggiornava il dato a 4.460. E pochi giorni fa la polizia aveva parlato di 10mila vittime.

A complicare il quadro il balletto di smentite dell’Associated Press che ieri sera prima rilanciava le dichiarazioni delle Nazioni Unite. Trascorsa circa mezz’ora correggeva il pezzo, dicendo che si trattava di informazioni non corrette e che la cifra di 4.460 si riferiva ai centri di evacuazione. Poco dopo arrivava la smentita della smentita.

Stamani, venerdì 15, il rapporto aggiornato dell’Ufficio Onu per il coordinamento umanitario confermava gli oltre 4mila morti. Il primo bollettino del Council, aggiornato alle 6 del mattino ora filippina, parlava invece di 2.360. Soltanto poche ore dopo la Bbc, citando fonti ministeriali, riferiva che si erano ormai superati i 3mila morti, come confermava lo stesso Del Rosario in conferenza stampa. Vale dire quasi 1.300 in più nel giro di poche ore. Andando a ricostruire le informazioni delle Nazioni Unite, già nel primo pomeriggio di ieri l’Ocha riferiva di oltre 4mila morti. La notizia si poteva leggere sul flusso twitter della sezione Asia Pacific dell’agenzia. Dal sito era invece possibile scaricare un’infografica in cui si legge “4,460 people died” con accanto una nota evidenziata con un asterisco per specificare che si trattava di informazioni governative. “Abbiamo imparato la lezione. I dati che arrivano dalle autorità locali devono essere controllati, per questo le nostre informazioni sono aggiornate lentamente. Per due giorni c’è stato un stallo nei nostri conteggi” ha detto Del Rosario nell’aggiungere che se il bilancio dovesse aggravarsi lo farebbe “leggermente” e sottolineando, nel timore di essere interpretato male, di augurarsi che non ci siano altri morti.

Già nei giorni scorsi era stato il presidente Benigno Aquino a chiedere maggiore accuratezza nel riportare le notizia. Intervistato dalla Cnn, il capo di Stato aveva azzardato un bilancio delle vittime tra i 2mila e i 2.500 morti. Dichiarazioni con cui cercava di allontanare lo spettro che potessero essere oltre 10mila come temuto da alcuni funzionari locali. Proprio ieri è arrivata la notizia della rimozione dal suo incarico di sovrintendente di polizia, Elmer Soria, ossia del funzionario che per primo aveva sostenuto con i media che i morti potessero essere 10mila. Una stima detta dall’emotività, scrive oggi la Reuters. “Sottostimare l’impatto del disastro, compreso il bilancio dei morti, non serve”, ha spiegato all’agenzia britannica, Mars Buan, analista della Pacific Strategies & Assessments.

Il governo del presidente Aquino è già sotto pressione per le critiche per le carenze e le difficoltà nel prestare soccorso. L’esecutivo ha cercato di ricordare ai cittadini e alla comunità internazionale l’eccezionalità dello sforzo logistico che sta affrontando e nel quale da ieri è sostenuto dall’arrivo della portaerei statunitense George Washington. Come scrive il quotidiano Inquirer: “Tremila o quattromila? Alla confusione sui soccorsi si è aggiunta quella sui morti”.

di Sebastiano Carboni