Politica

Cancellieri, Civati: “Pd decida su mozione sfiducia. Anche Renzi vuole dimissioni”

Il candidato alla segreteria del Pd si associa a Matteo Renzi, favorevole a un passo indietro del Guardasigilli a causa delle telefonate in cui si interessava della scarcerazione di Giulia Ligresti. A difendere il titolare della Giustizia interviene proprio Giulia, che commenta a Porta a Porta i 'guai' politici derivati dal caso: "Mi dispiace moltissimo"

Pippo Civati spacca il Pd sul caso Cancellieri ed è convinto, grazie ai sostenitori di Matteo Renzi, che il partito abbia i numeri per sfiduciare il ministro. Nel giorno in cui emerge la terza telefonata del Guardasigilli ad Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, della durata di oltre sette minuti, il deputato democratico si associa al sindaco ‘rottamatore’ che a Servizio Pubblico aveva chiesto le dimissioni dell’ex prefetto. E incalza il gruppo del Pd alla Camera, che deve decidere che linea tenere in merito alla mozione di sfiducia nei suoi confronti. “Altrimenti – scrive sul suo blog – ci troveremmo di fronte al solito equivoco”.

A una settimana dalle parole di Renzi, si riapre così tra i democratici il dibattito sul ministro dell’Interno, che alcuni giorni fa ha riferito in aula circa le sue chiamate con la famiglia Ligresti. Telefonate che hanno dimostrato il suo interessamento circa la scarcerazione di Giulia Ligresti e che hanno infiammato il dibattito politico. Le dichiarazioni di Civati sono soltanto un’altra puntata delle critiche al ministro. Ma in sua difesa interviene la stessa Giulia che, nel corso della puntata di Porta a Porta in onda stasera, ha commentato così i ‘guai’ politici derivati dal caso. “Questo mi dispiace moltissimo – ha detto a Bruno Vespa – mi dispiace comunque per le persone che in qualche modo mi sono state vicine che hanno cercato di aiutarmi in un momento per me di grandissima difficoltà”. 

Il caso Ligresti, secondo Civati, dovrebbe segnare l’uscita dal governo del prefetto e chiede al suo partito di votare la mozione di sfiducia. “Chiedo che il gruppo del Pd – sostiene il candidato alla leadership – voti questa decisione al suo interno”. L’assemblea, a quanto si apprende da fonti della presidenza del gruppo, sarà riunita prima di mercoledì per decidere la linea. Civati incalza anche il rivale Matteo Renzi: “Siccome oltre a me anche Renzi ha fatto capire di volere le dimissioni del ministro, e siccome lui conta su una larga schiera di deputati (i ‘suoi’ e i fassiniani, i veltroniani, i lettiani, i franceschiniani che lo sostengono), è probabile che la decisione passi”. La conferenza dei capigruppo della Camera ha deciso che la mozione di sfiducia presentata dal M5s contro il ministro sarà discussa mercoledì 20 alla Camera a partire dalle 10.30. Inizialmente l’appuntamento era previsto per giovedì 21.

Durante il suo intervento in Aula, Cancellieri ha specificato di non essere intervenuta per la scarcerazione di Giulia Ligresti. Poi è emersa una terza telefonata fatta ad Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, della durata di oltre sette minuti. Il contenuto, però, rimane ancora sconosciuto perché di questo contatto, come riporta Repubblica, c’è solo il tabulato non ancora dato alle parti. Probabilmente, anche dopo il suo deposito non cambierà il convincimento della Procura di Torino: “Agli atti non c’è nulla di penalmente rilevante”. 

La presa di posizione di Pippo Civati segue quella del candidato alla segreteria nazionale Matteo Renzi che a Servizio Pubblico aveva espresso la propria contrarietà sul comportamento del ministro della Giustizia. “Sarebbe stato meglio se Cancellieri avesse fatto un passo indietro dando un segnale in questo momento. Fossi stato il segretario del Pd non avrei difeso la Cancellieri e penso che avrebbe dovuto dimettersi. Quella telefonata alla compagna dell’arrestato – ha osservato – indigna, se uno mi chiama per una buca o per un problema io chiamo un dirigente, intervengo. Se il ministro Cancellieri riceve una segnalazione e si attiva verso canali istituzionali non ci sono problemi. Ma chiama e dice che è una vergogna ed è inaccettabile”.