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Uk, parlamentare Tory chiede rimborsi per riscaldare le stalle dei suoi cavalli

Si tratta del conservatore Nadhim Zahawi, milionario e fondatore della società di ricerche e di sondaggi YouGov. "Ho fatto un errore", dice. “Mettiamoli a dormire tutti in una sorta di studentato”, propone il laburista Chris Williamson per contenere i costi della politica

“Sono mortificato”, ha detto un parlamentare conservatore del Regno Unito, dopo aver saputo che una parte di quelle quasi 6mila sterline rimborsate dalla Camera dei Comuni per spese di elettricità sono andate a coprire il riscaldamento delle sue stalle. Dal benessere degli equini a quello dei loro proprietari scesi in politica, quindi: perché Nadhim Zahawi, milionario e fondatore della società di ricerche e di sondaggi YouGov, è uno di quei 340 parlamentari che l’anno scorso hanno chiesto rimborsi per spese di energia e di riscaldamento. Un totale di 5.822,27 sterline per Zahawi, che però è stato messo sotto torchio, nei giorni stessi, da un’inchiesta del Sunday Mirror, tabloid della domenica.

“Ho fatto un errore con le mie richieste di rimborso per l’elettricità – ha scritto il parlamentare sul suo sito Internet – e non sapevo che le stalle fossero legate, per quanto riguarda la corrente elettrica, alla mia magione nel Warwickshire”. Così, nonostante ricevesse una sola bolletta, al parlamentare non è venuto alcun dubbio. “Pensavo di riceverne due separate”, ha detto. E così ora la promessa: “Darò indietro il denaro ricevuto e ho già chiesto alla commissione parlamentare che si occupa di queste questioni quale sia il modo per avviare la pratica”. Nel 2012, la House of Commons ha rimborsato, per elettricità e riscaldamento, ben 200mila sterline. Ma ora una soluzione parrebbe esserci e arriva da un altro parlamentare, questa volta dell’opposizione.

“Mettiamoli a dormire tutti in una sorta di studentato”, ha detto fra il serio e lo scherzoso il laburista Chris Williamson, eletto a Westminster per il seggio di Derby North. “I nostri 650 parlamentari dovrebbero tutti vivere insieme in un qualche stabile vicino al parlamento, e io ne ho già individuati alcuni che potrebbero essere riconvertiti. Intervistato dal Derby Telegraph, Williamson ha aggiunto: “Sarebbe una cosa buona e giusta e metterebbe a tacere gran parte di quelle critiche che la politica attira a sé quando richiede rimborsi per le spese”. Dal Labour, comunque, non arriva alcuna conferma di un supporto di questa proposta. Ma un’altra deputata, Margaret Beckett, ha commentato: “I parlamentari non sono studenti e non possono vivere tutti assieme. I parlamentari hanno famiglia e già oggi registriamo una mancanza di interesse a entrare in politica da parte di chi ha figli o famiglie numerose”.

Incuriosito dalla proposta, c’è chi si è messo a investigare sulla possibilità di un “trasloco di massa”. Come il Daily Mirror, altro tabloid, che ha messo in luce come vicino a Westminster non esistano edifici trasformabili in “parlamentati”, che costruirne uno nuovo costerebbe tanti soldi e che inoltre si dovrebbero comunque pagare le spese di trasporto dalla struttura alla House of Commons. Così, fra seconde case – con annesse stalle – riscaldate a spese dei contribuenti e una nuova possibile casa (in comune) per le pattuglie dei parlamentari, proseguirà anche nelle prossime settimane, nel Regno Unito, la discussione sempre più globalizzata sulle spese pazze della politica.