Cronaca

Tav, al via gli scavi della talpa. I pm chiedono 24 condanne per gli attivisti

Scaverà tra i 7 e i 10 metri al giorno la fresa Tmb, che ha cominciato i lavori nel cunicolo esplorativo di Chiomonte. Le richieste della procura torinese per i manifestanti vanno da 6 mesi a 5 anni di reclusione. Intanto, Movimento 5 Stelle e Sel hanno presentato una pregiudiziale di costituzionalità alla ratifica dell'accordo tra Italia e Francia

Dopo anni di polemiche, di proteste e di tensioni in Val di Susa, cominciano i lavori della “talpa” che scaverà il cunicolo esplorativo del Tav Torino-Lione. Il macchinario, assemblato negli ultimi tre mesi nel cantiere per l’alta velocità, è stato inaugurato alla presenza di politici locali e di una delegazione francese. Mentre a Chiomonte si inizia a scavare, a Torino continuano i processi contro gli attivisti No Tav:  il pm ha chiesto 24 condanne nel procedimento per gli scontri del dicembre 2010. La battaglia sul tema dell’alta velocità si combatte anche in parlamento: Movimento 5 Stelle e Sel hanno presentato una pregiudiziale di costituzionalità alla ratifica dell’accordo tra Italia e Francia per la realizzazione del Tav.

Scaverà tra i 7 e i 10 metri al giorno la fresa Tmb (Tunnel Boring Machine), che ha cominciato oggi gli scavi nel cunicolo esplorativo di Chiomonte. Lunga 240 metri, ha un diametro di 6,30 metri ed è composta da una prima parte con la fresa vera e propria, e la seconda con locali di comando, il quadro tecnico, la cabina di pilotaggio e, infine, la struttura di servizio. E’ alimentata da sette motori elettrici, con una potenza di 2.205 KW. La sua testa è costituita da 42 taglienti, di 19 pollici di diametro, e ha un peso complessivo di circa 380 tonnellate. La talpa è stata portata a Chiomonte per mezzo di 131 trasporti, da luglio a settembre 2013. “Qualsiasi persona di buon senso e di onestà intellettuale – dice Mario Virano, presidente dell’Osservatorio della Torino-Lione- si rende conto della irreversibilità dell’opera”. A dare il via i lavori era presente anche il sindaco di Torino Piero Fassino: “Siamo entrati nella fase operativa dello scavo, l’opera è sempre più irreversibile, anche se per chi ha sempre creduto nella Torino-Lione non è mai stata in dubbio”.

Se la fresa comincia oggi gli scavi del Tav, la giustizia prosegue il suo lavoro. Ventiquattro condanne sono state chieste dal pubblico ministero Nicoletta Quaglino, a Torino, in un processo ad attivisti e simpatizzanti No Tav per episodi avvenuti il 17 dicembre 2010: quel giorno, dopo il ferimento di un militante durante una manifestazione in Valle di Susa, si tenne un presidio davanti all’ospedale Molinette. In seguito, un gruppo si spostò davanti alla tipografia del quotidiano La Stampa per ostacolare l’uscita dei camioncini della distribuzione del giornale. La richiesta più alta arriva a 5 anni e 3 mesi, le altre spaziano dai 4 anni e mezzo ai 6 mesi di reclusione. In un altro processo, invece, relativo agli scontri dell’estate 2011, il numero degli imputati sale da 52 a 53: una fotografia scattata dalla polizia scientifica accusa un giovane in precedenza escluso dal procedimento. Il maxiprocesso, ospitato dall’aula bunker delle Vallette, riprenderà la prossima settimana.

Dalle aule dei tribunali  a quelle del parlamento, non si ferma il dibattito sull’alta velocità. Sinistra Ecologia Libertà ha votato a favore della pregiudiziale di costituzionalità presentata dal Movimento 5 Stelle alla ratifica ed esecuzione dell’accordo tra l’Italia e la Francia per la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad Torino-Lione. “Noi crediamo che l’alta velocità/capacità tra Torino e Lione sia un’opera vecchia e oramai inutile ma sopratutto costosa per l’oggi e nel tempo, rispetto alle emergenze dei cittadini nel perdurare della crisi”, ha spiegato il deputato Sel Giorgio Airaudo. Il parlamentare ha poi precisato il motivo della pregiudiziale di incostituzionalità: “La ratifica dell’Accordo tra Italia e Francia, oltre a confermare l’opera, contiene anche per la realizzazione del opera stessa la prevalenza del diritto francese su quello italiano. Essendo il diritto francese meno strutturato e meno vincolante sulle norme antimafia, è per noi incomprensibile, inaccettabile e incostituzionale che un opera che impegna molti appalti e subappalti e cospicue risorse in un lunghissimo tempo venga sottratta alla massima trasparenza e alle tutele massime possibili del ordinamento antimafia italiano”.