Emilia Romagna

Classe temporanea di stranieri, Comune: “Progetto coraggioso per l’integrazione”

L'idea dell'istituto comprensivo Besta a Bologna continua a far discutere. L'assessore alla Scuola difende l'operato del preside: "Si tratta di un modo per affrontare con serietà una situazione di particolare complessità"

Classe ghetto o esperimento “coraggioso” per favorire l’integrazione? La storia della scuola media Besta a Bologna, dove il preside ha creato una “classe liquida e temporanea di 22 studenti tutti stranieri” con l’intento di fargli imparare l’italiano continua a far discutere. E se dal ministero dell’istruzione e dell’integrazione arriva la condanna, l’amministrazione comunale si schiera a favore della scelta. Sono state infatti le ministre Anna Chiara Carrozza e Cécile Kyenge a dire di essere “contrarie alle classi ponte”, anche se sul caso emiliano hanno preferito non esprimersi direttamente perché un caso “eccezionale”.Video di Giulia Zaccariello

“Il progetto di integrazione delle scuole ‘Besta’”, ha commentato l’assessore alla Scuola del Comune di Bologna Marilena Pilati, “non può e non vuole rappresentare il modello di integrazione. In effetti si tratta di un progetto sperimentale che affronta con serietà e coraggio una situazione specifica di particolare complessità. Come ogni nuova progettualità, come ogni sperimentazione, questa esperienza di inclusione deve essere non solo attentamente monitorata, ma anche letta e interpretata rispetto alla realtà con cui si misura” ha proseguito l’assessore, rimarcando che l’iniziative delle medie ‘Besta’ è finalizzata ad “accompagnare in un percorso di prima alfabetizzazione ragazzi giunti di recente nella nostra città a seguito di ricongiungimenti familiari”. Pertanto, ha concluso Pillati, “merita una riflessione che vada oltre il caso specifico, su cui peraltro già molti si sono esercitati, talvolta con argomenti non sempre sostenuti da un’adeguata conoscenza del contesto e dei contenuti del progetto messo in campo”. 

Della stessa opinione l’assessore Amelia Frascaroli: “Non mi sento di demonizzare la scuola, che ha fatto una scelta pragmatica, legata al contingente. Anche perché è un istituto che ha sempre lavorato per l’integrazione. Semplicemente ha cercato di darsi degli strumenti all’interno di una situazione di povertà di mezzi e di risorse. Va considerato come un esperimento ponte da guardare nelle sue criticità e positività. Non come un modello statico e definitivo”.