Cronaca

Dario Fo: “Lo spettacolo di Franca Rame rifiutato dal Vaticano”

A gennaio il premio Nobel avrebbe dovuto portare in scena il testo tratto dal libro della moglie, scomparsa a maggio. Ma la Santa Sede si è opposta alla rappresentazione all'Auditorium della Conciliazione, di sua proprietà. L'artista: "Sono basito dalla superficialità e dalla mancanza di apertura mentale di questa Chiesa che è rimasta indietro rispetto a se stessa"

“La Santa Sede non ha autorizzato la rappresentazione del testo di Franca“. Dario Fo è sbigottito mentre racconta lo strano caso del diniego all’utilizzo dell’Auditorium della Conciliazione (di proprietà del Vaticano), la sala romana dove a gennaio il premio Nobel avrebbe dovuto portare in scena In fuga dal Senato“, testo scritto da Franca Rame dopo la sua esperienza a Palazzo Madama. Si tratta di un testo che Fo ha tratto ha tratto dal libro della moglie, pubblicato postumo da Chiarelettere, in cui l’attrice, scomparsa a maggio, ha raccontato la sua esperienza di senatrice, dall’aprile del 2006 alle dimissioni nel gennaio 2008, e delle sue battaglie di una vita. Un’opera che racchiude un’esperienza di vita e di azioni spesso contrastate perfino quando si trattava di carceri, lotta alla droga, opposizione alla guerra e ai massacri dietro i quali spesso si intravvedono chiaramente interessi giocati nell’affare e nel profitto. “Io sono basito dalla superficialità e dalla mancanza di apertura mentale di questa Chiesa che è rimasta indietro rispetto a se stessa – spiega Fo mentre racconta di aver scritto una lettera aperta sul caso. – E’ una posizione che non si comprende, un autogol tremendo, soprattutto con un papa come Francesco. E in un periodo di crisi del teatro rinunciare ad uno spettacolo che avrebbe fatto riempire la sala è una follia”.

Fabrizio De Giovanni, che da anni lavora a fianco di Fo nell’organizzazione dei suoi spettacoli, spiega i retroscena della vicenda: “Quando è emersa la volontà di portare questo spettacolo in dieci teatri italiani, per la tappa romana non abbiamo esitato a chiedere la disponibilità dell’Auditorium della Conciliazione. All’inizio ci è arrivata una risposta entusiastica. Poco dopo, però, è arrivato lo stop, prima a voce poi per iscritto”. Un diniego chiarissimo e incomprensibile: “Il no allo spettacolo di Dario è arrivato dalla società “I borghi srl” (la concessionaria che gestisce l’auditorium, ndr) che a sua volta l’ha ricevuto dall’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica)”. Quindi, prosegue, ” direttamente dalla Santa Sede che, a quanto pare, non gradisce questo spettacolo. Una posizione che non comprendo e su cui non abbiamo avuto chiarimenti”. 

Una vicenda tanto più incomprensibile se si pensa che in passato, nella stessa sala, è stata proposta la rappresentazione di “Mistero Buffo“, un testo duramente contestato e osteggiato dal Vaticano al cui confronto “In fuga dal Senato” non dovrebbe rappresentare alcun problema per la Chiesa. Dario Fo non ha perso tempo e ha immediatamente scritto una lettera aperta, indirizzata ai responsabili di questa inaspettata censura: “Io non sono riuscito a parlare con nessuno – ha detto – sono certo che non faranno marcia indietro, per loro sarebbe la morte, ma sono pronto a parlare con chiunque”. Il testo della lettera lascia poco spazio all’interpretazione: “Exultamus! Abbiamo tutti gridato di gioia per l’apparizione di Papa Francesco. Il fatto è che la sua elezione è qualcosa di davvero straordinario poiché questo Papa è il simbolo eccezionale del rinnovamento della Chiesa”.

Poi continua: “tutti si rendono conto che in questo contesto il cambiamento è frenato soprattutto dall’interno della Chiesa. Un caso macroscopico è il divieto della rappresentazione dell’opera teatrale basata sul libro di Franca Rame dal titolo In fuga dal Senato che dovrebbe andare in scena proprio a Roma, all’Auditorium della Conciliazione”. Di fronte a questa censura, dopo lo sbigottimento, Dario Fo pone un interrogativo: “Come può una Chiesa continuare con gli ostruzionismi da guerra fredda che in Italia abbiamo subito nell’ultimo mezzo secolo, ancora con la censura e il divieto? E ciò significa buttare un’ombra lunga e grigia sullo splendore e la gioia che Papa Francesco ci sta regalando”.