Politica

Antimafia, voto caos per il presidente. Maggioranza a pezzi, tutto rinviato

L'intesa sul capogruppo di Scelta Civica Dellai salta a causa degli stessi montiani: "La mafia al massimo l'avrà vista al cinema". Ma è il Pd ad aver lasciato la seduta. Il Pdl attacca: "Così governo a rischio". Epifani: "Sentirò i capigruppo"

La Commissione Antimafia finisce di nuovo nel caos per l’elezione del presidente. È saltata l’intesa su Lorenzo Dellai come candidato e soprattutto i parlamentari del Pd hanno abbandonato San Macuto, determinando anche la mancanza di numero legale della Commissione per il voto. Ancora una fumata nera dopo lo stallo provocato dalla mancata elezione di Rosy Bindi e Donato Bruno lo stallo per via del muro contro muro tra Pd e Pdl.

Sul nome di Dellai si era raggiunto un accordo, ma è tutto crollato in un’ora, prima della convocazione dei 50 componenti designati. Davanti agli ascensori i senatori e deputati di tutti i gruppi arrivano alla spicciolata, molti ancora ignari del fuoco amico che ha investito Dellai da parte del 74enne catanese Andrea Vecchio, imprenditore anti-racket. “Il collega Lorenzo Dellai – aveva detto – è certamente un buon amministratore, ma non ha le competenze per presiedere la Commissione antimafia e finora non è neppure membro. La sua candidatura appartiene, dunque, alle peggiori pratiche della vecchia politica. Dellai viene da Trento, che vuol dire contributi a fiumi rispetto al resto d’Italia. Di conseguenza, da quelle parti, a gestire bene la cosa pubblica. Ci vuole poco, soprattutto se non devi contrastare la mafia. Dellai, infatti, la mafia l’avrà vista al massimo al cinema. Credo che non si debba affidare una carica del genere per calcoli di palazzo. L’Antimafia non può essere un giochino politico”.

Fatto sta che in diversi, nel Pd e nel Pdl, sembrano ritenere che la candidatura regga. Prima di salire al quinto piano, un esponente del Pdl assicura: “Oggi si vota Dellai. Dovrebbe farcela, se le cose non cambiano… in ascensore”. Sembra una battuta, in realtà dopo pochi minuti escono i parlamentari del Pd: “Non partecipiamo alla seduta, l’intesa è saltata per autoaffondamento” dice Miguel Gotor. Così non si è raggiunto il numero legale: i parlamentari avrebbero dovuto essere almeno 26, ma erano meno 20 sono quelli che si erano presentati. 

“E’ un pessimo segnale per i tanti che si impegnano nella lotta alla mafia, magistrati, amministratori, movimenti, il fatto che nemmeno oggi un organismo dall’importanza simbolica così pronunciata come la Commissione Antimafia non sia riuscito ad eleggere il presidente. Noi non avevamo cercato questa carica, la candidatura era stata avanzata da Pd e Pdl e in questo senso resto a disposizione” dice Dellai (Sc) parlando con i giornalisti. Alla domanda se sia amareggiato per il fuoco amico che lo ha colpito, il capogruppo montiano alla Camera replica: “Sono solo questioni personali…”.

E così l’antimafia diventa il nuovo tavolo da poker sul quale ciascuno può giocare la propria carta. I Cinque Stelle e Sinistra ecologia e libertà se la prendono con l’intera maggioranza: “E’ una grandissima vergogna. Pd e Pdl litigano per spartirsi una poltrona” dichiara Mario Michele Giarrusso.”Grave che la commissione antimafia resti ostaggio della maggioranza e delle sue interminabili contraddizioni” aggiungono i vendoliani. 

Ma gli effetti più visibili sono soprattutto all’interno della maggioranza e anche all’interno dello stesso Partito democratico. “L’inaffidabilità di un Pd in frantumi ha mandato ancora una volta nel caos la Commissione antimafia – dice il capogruppo del Pdl a Montecitorio Renato Brunetta – Dopo un faticoso accordo raggiunto all’interno della maggioranza di governo, che alla fine aveva optato per la presidenza a un esponente di Scelta Civica, i democratici hanno fatto saltare il banco non entrando in aula per non garantire il numero legale”. Va oltre l’omologo del Senato Renato Schifani che vede rischi addirittura per il governo: “Governare con chi non rispetta gli accordi di maggioranza risulta sempre più difficile. Non è concepibile che un’intesa raggiunta non senza difficoltà, su un esponente di un partito diverso dal nostro, venga poi disattesa”.

Prima si registra la difesa d’ufficio della democratica Paola De Micheli: “Il Partito democratico è unito e lavora ad una soluzione condivisa”. Ma poco dopo le parole del segretario del Pd Guglielmo Epifani segnalano che il problema c’è. “Sentirò i capigruppo perché al di là dei nomi – spiega – il problema è decidere se avere un candidato espressione di una maggioranza più larga o un altro che prende i voti solo della nostra area”. Nella riunione, che ha visto riuniti deputati e senatori democratici in commissione Antimafia, non si è trovato un punto di mediazione, a quanto si apprende, tra chi vorrebbe che il Pd continuasse a votare ad oltranza per Rosy Bindi e chi, invece, preferirebbe trovare un accordo di maggioranza. Toccherà ad Epifani sbrogliare la matassa entro martedì prossimo quando bisogna assolutamente arrivare all’elezione del presidente dell’Antimafia.