Emilia Romagna

Cattolica, il Comune aggira decreto di Napolitano. E la vittima paga le spese legali

Si chiude una vicenda giudiziaria durata 10 anni. L'amministrazione della Riviera Adriatica pur avendo compiuto un illecito ha ottenuto che il Consiglio di Stato ribaltasse il suo primo pronunciamento. L'avvocato dell'imprenditore che aveva fatto ricorso: "Si è fatto valere l'interesse maggiore per evitare che l'amministrazione comunale fosse costretta a notevoli esborsi indennitarie e alle parti private. La lungaggine del procedimento giuridico ha penalizzato il cittadino"

A Cattolica Golia ha sconfitto Davide e lo ha fatto grazie all’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Alla chiusura di una vicenda giudiziaria durata 10 anni, il piccolo Comune adriatico, pur avendo compiuto un illecito, si è visto favorire da una sentenza sulla quale hanno influito i tempi tutt’altro che celeri della giustizia italiana. Nelle sue casse inoltre finiranno 5 mila euro per le spese legali. Li dovrà pagare Giorgio Pierani, l’imprenditore edile a cui il Consiglio di Stato ha respinto l’ultimo di due ricorsi promossi contro l’ente.

Era il 2003 quando Pierani ricorse contro l’amministrazione comunale, per l’esclusione della sua ditta da un appalto commissionato alla srl Consorzio del Parco. Il Comune allora aveva dato, con apposita delibera, “la concessione del diritto di superficie nel sottosuolo dell’area parco della Pace” e aveva permesso al consorzio di costruire e gestire parcheggi interrati. Era l’ennesima variante al progetto originario, ma questa volta l’affido al Consorzio del Parco avveniva senza una procedura di evidenza pubblica. Pierani ha contestato da subito l’assenza di un bando e di una gara alla quale avrebbe partecipato con la sua impresa e ha richiesto al municipio la documentazione necessaria per fare ricorso al Tar. I documenti sono arrivati, ma in ritardo e così l’imprenditore si è rivolto, tramite il suo legale, al Consiglio di Stato, chiedendo allo stesso tempo un parere all’Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici. Quest’ultima gli ha dato ragione rilevando, nella deliberazione 50 del 25 maggio 2005, che l’operato del Comune non era conforme alle leggi sugli appalti pubblici. Poi, nel 2011, ben 7 anni dopo il deposito del ricorso, avvenuto ancora sotto la presidenza Ciampi, è arrivato il decreto di Giorgio Napolitano, dietro parere del Consiglio di Stato (che del presidente è il supremo organo di consulenza giuridico-amministrativa). Responso anche in questo caso favorevole a Pierani. Su proposta del ministro delle infrastrutture Altero Mattioli e visto il parere del Consiglio di Stato, il presidente della Repubblica accoglieva il ricorso dell’imprenditore.

La reazione del Comune non si è fatta attendere. Il sindaco Pd Piero Cecchini, i tre assessori Giovanna Ubalducci, Leo Cibelli, Giampiero Galvani e 16 consiglieri comunali hanno ignorato la volontà del capo dello Stato, interpretando il parere giunto da Roma senza mettere in discussione uno status quo che intendevano preservare. Con la delibera 35 del 6 agosto 2012 hanno recepito il parere di Napolitano, annullando il provvedimento con cui nel 2003 si erano affidati i parcheggi sotterranei al Consorzio del Parco, ma allo stesso tempo hanno mantenuto in vigore la convenzione e il contratto stipulati sulla base di quella delibera, poiché in merito il decreto presidenziale taceva. “In Comune hanno ritenuto il contratto valido e annullato la delibera, trattandola come un foglio di carta da stracciare. Ma convenzioni e contratti non si fanno senza una delibera quindi, una volta annullata questa, sarebbe dovuto saltare anche il contratto” afferma Pierani.

Preso atto della linea tenuta dall’amministrazione, all’imprenditore non è restato che riappellarsi al Consiglio di Stato, chiedendo l’ottemperanza del parere formulato in precedenza in suo favore. Qui è arrivata la doccia fredda: il Consiglio ha ribaltato il suo primo pronunciamento, rigettando il ricorso e accogliendo le motivazioni del Comune. L’impresa edile Giorgio Pierani è stata quindi condannata a pagare 5 mila euro di spese di giudizio, oltre agli accessori di legge. La sezione quinta del Consiglio di Stato ha chiarito, nella sua sentenza depositata il 26 settembre 2013, che “la caducazione del contratto non è una conseguenza automatica e ineluttabile della sentenza di annullamento dell’atto presupposto (la delibera del 2003 ndr.), essendo rimessi al giudice l’accertamento e la relativa dichiarazione”. In più ha sottolineato che oggi l’impresa di Pierani “non ha nessuna possibilità di subentrare nel contratto o di vedersi affidare i lavori, atteso che il contratto ha esaurito ogni effetto e non sarebbe consentito attivare una procedura di gara per lavori che sono già stati realizzati”.

“Il Consorzio del parco -commenta l’avvocato di Pierani- in oltre 7 anni ha dato corso ai vari stralci dell’opera che si era aggiudicato senza un bando di gara. Il Consiglio di Stato in un primo tempo ha dato ragione a Pierani, ma valutando il fatto che a lavoro finito non aveva più interessi, ha fatto valere l’interesse maggiore dell’amministrazione comunale, che altrimenti sarebbe stata costretta a notevoli esborsi indennitari e alle parti private. È chiaro -prosegue- che in questo caso è la lungaggine di un procedimento giuridico a penalizzare un cittadino: se la risposta del Presidente fosse arrivata prima, i lavori non sarebbero stati ultimati e la posizione di Pierani sarebbe stata valutata diversamente. A ciò si aggiunga la condanna paradossale a pagare le spese. Risulta così che un’amministrazione pubblica, che ha compiuto un illecito, si è portata a casa 5 mila euro”. Una cifra che pesa su un frastornato Pierani. L’imprenditore sta pensando di sottoporre il suo caso al ministro della giustizia e medita un ricorso all’Unione europea. “Se è vero che le sentenze fanno giurisprudenza -dichiara- allora d’ora in avanti, nel caso che un’amministrazione voglia favorire con dolo un’impresa, tramite l’omissione del bando pubblico, potrà farlo”.