Politica

Pdl, larghe estorsioni

Per favore nessuno esprima stupori fuori luogo. Cosa ci si poteva aspettare da un pregiudicato per frode fiscale, a capo di un folto manipolo di parlamentari scelti appositamente per servirlo e che tutto gli devono? Che forse davanti alla propria decadenza da senatore, e dunque con il rischio concreto di essere arrestato per l’inchiesta di Napoli sulla compravendita dei senatori, questo galantuomo si sarebbe inchinato alla legge pur nella comprensibile amarezza? Ma andiamo.

Il pregiudicato si sta muovendo esattamente come si muovono i veri boss della mala pronti a scatenare l’inferno pur di non farsi beccare e trascinare dietro le sbarre. Solo che qui non siamo al cinema, ma nel Parlamento della Repubblica italiana, da ieri ufficialmente tenuto in ostaggio da un pregiudicato e dai suoi bravi protagonisti di una vera e propria estorsione a mano armata. Come definire altrimenti le minacciate dimissioni in massa di deputati e senatori Pdl, nel caso la Giunta delle elezioni tra qualche giorno dovesse votare (come, stando ai numeri, dovrebbe votare) la cacciata del condannato da Palazzo Madama, in forza della legge Severino?

Insomma fa sapere il boss asserragliato a palazzo Grazioli, rivolto a Napolitano e a Letta nipote: se voi non trovate il modo di salvarmi io ritiro i miei uomini dalle Camere e addio governo e addio legislatura con le elezioni anticipate dietro l’angolo. Parlare di Aventino nel caso di una palese estorsione è quasi una bestemmia. La ribadita volontà di Napolitano di non sciogliere il Parlamento non può rassicurare più di tanto.

Oggi, infatti, a parti rovesciate i presunti aventiniani hanno qualche possibilità di spuntarla. Poiché, come hanno capito anche i sassi, le larghe intese che avrebbero dovuto salvare il Paese (con risultati finora almeno discutibili) sono state pensate anche per salvare Berlusconi. Possibile che l’inquilino del Colle non si fosse accorto che sotto il suo capolavoro politico era stato piazzato un potente ordigno a orologeria? O pensava che tutto si sarebbe risolto con la sua trionfale rielezione al Quirinale?

Il Fatto Quotidiano, 26 settembre 2013