Ambiente & Veleni

Il contadino nero che fermò il deserto

Un uomo solo, senza mezzi, 30 anni fa iniziò a scavare buche. Le soluzioni per sconfiggere la fame nel mondo ci sono ma sono poco conosciute. Vogliamo diffonderle. Aiutaci a farlo.

Yacouba Sawadogo è un contadino povero che vive in un’area tra le più arretrate del mondo, in Burkina Faso. All’inizio degli anni Ottanta Sawadogo si accorge che il deserto continua ad avanzare e decide di fare qualche cosa per fermarlo.
Inizia a scavare buche e a riempirle con sterco e pezzetti di legno e foglie. Quando piove l’acqua si accumula nella fenditura e penetra in profondità nel terreno.
Nel giro di tre anni la vegetazione cresce, piante striscianti appositamente piantate escono dal buco e coprono il terreno tra un buco e l’altro. In questo modo si crea una protezione del suolo dal vento e dal sole, aumenta l’umidità, arrivano gli insetti, nascono altre piante, il vento ruba meno sostanze al terreno e anzi le foglie bloccano polvere e sabbia trasportata dal vento  che arricchiscono il terreno… così si riforma l’humus. Sawadogo lavora da solo e ben presto le autorità, invece di aiutarlo, iniziano a perseguitarlo perché scava le buche senza autorizzazione su terreni pubblici e privati. Sawadogo è costretto a fuggire nella savana per evitare l’arresto. Ma pur vivendo in clandestinità continua a scavare buche e a riempirle di cacca e vegetali. Passano gli anni e i contadini della zona si rendono conto che grazie al lavoro di Sawadogo centinaia di ettari sono tornati a essere produttivi e così si mettono anche loro a scavare buche. E il rigagnolo diventa un fiume…

La storia di quest’uomo ricorda Elzéard Bouffier il pastore francese che piantando alberi ogni giorno per decenni fa ricrescere una foresta, fa rinascere le fonti d’acqua e fa tornare gli abitanti sulle pendici inaridite di una montagna disboscata. Vedi L’uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono, ma non è chiaro se sia una storia vera o inventata…

L’Associazione svizzera Deserto Verde, a qualche centinaio di chilometri dal villaggio dove vive Yacouba Sawadogo, ha lanciato 10 anni fa un’iniziativa altrettanto eroica. Seguendo la stessa linea di pensiero i ragazzi dell’Associazione hanno deciso di rendere fertili 3.0000 ettari di deserto (30 milioni di mq). Ma poi hanno esagerato e sono arrivati a 3.500 ettari, al costo di 80-120 euro a ettaro.
La tecnica utilizzata è l’aratura a mezze lune, inventata dall’agronomo Venanzio Vallerani di Perugia che ha costruito un aratro molto particolare, enorme (video).
Invece di produrre un solco lineare l’aratro rovescia il terreno creando un solco formato da una fila buche a forma di mezza luna. Si piantano quindi piante spinose striscianti nel punto più profondo e quindi più umido. Piante scelte per la loro capacità di sviluppare rapidamente le radici in profondità.  

Ma non vengono piantati semi ma escrementi di capre che hanno pascolato dove queste piante crescono spontaneamente. Questi escrementi contengono i semi, che  non vengono rubati da animali e insetti proprio perché sono coperti dagli escrementi e hanno un sapore un po’ caccoso che perfino alle formiche rosse gli vien da vomitare (per saperne di più: sito/libro).

Ora questi baldi svizzeri di Deserto Verde hanno iniziato un progetto analogo in Mongolia. Avete presente il Deserto Mongolo? Andate a vederlo adesso perché entro 10 anni non ci sarà più.
Le domande che mi vengono alla mente sono 5:
1) Quanti ettari potremmo recuperare con il costo di un giorno della guerra in Iraq e in Afghanistan?
2) Quante onlus non conoscono e quindi non utilizzano queste tecniche straordinarie?
3) Quanti giornali italiani hanno raccontato che grazie idee come quelle di Sawadogo, di Vallerai e degli altri arrestatori di deserti, si stanno recuperando grandi estensioni di terreno?
4) Come facciamo a contribuire alla diffusione di queste tecniche?
5) Quanti altri sistemi rivoluzionari e utili per il terzo mondo vengono utilizzati con successo ma sono poco diffusi?

Stiamo vivendo una grande rivoluzione che sta liberando milioni di persone dalla miseria. Un balzo in avanti che segue decenni di lento miglioramento (vedi gli studi statistici di Hans Rosling: “Un nuovo sguardo sulla povertà” un video oltretutto divertente). Questa rivoluzione cammina su nuove idee sociali e produttive e un diverso modo di concepire la cooperazione.
Dove arrivano le tecnologie morbide cambiano radicalmente le condizioni di vita delle persone. Ma queste conoscenze stentano a diffondersi.

Il Nuovo Comitato Nobel per i Disabili lancia un censimento di queste tecniche e una campagna di informazione rivolta alle onlus e alle associazioni locali impegnate nello sviluppo. Raccogliere informazioni e diffonderle è la cosa che sappiamo fare meglio e ci pare un’iniziativa che può avere utilità concreta… Amiamo la tecnologia intelligente. Vuoi aiutarci?

Puoi suggerire altre tecniche (nello spazio dei commenti a questo articolo). Stiamo anche creando un gruppo di lavoro che realizzi un libro in diverse lingue; se ti interessa partecipare invia una mail a elena chiocciola alcatraz punto it o collegati alla prima riunione via web tv- chat lunedì 16 settembre alle 21.30, basta collegarsi su http://www.alcatraz.it e cliccare sul televisore piccolo a destra.
Per ragioni di spazio pubblichiamo qui  un primo elenco delle soluzioni innovative che già abbiamo già individuato. Aiutaci a diffonderle!