Cronaca

Bertone, parole d’addio: “Bilancio positivo, ma ci sono cose che non rifarei”

Il cardinale commenta il suo settennato alla guida del segretariato vaticano, all'indomani della nomina del suo successore, Pietro Parolin. "Su di me accuse da un intreccio di corvi e di vipere. Ma ero solo un esecutore leale di compiti. E certe vicende ci sono sfuggite perché 'sigillate' in altre cerchie di persone"

E’ un bilancio tutto sommato “positivo“, nonostante “tanti problemi”, quello che Tarcisio Bertone traccia del suo settennato da segretario di Stato della Santa Sede. ”Ho dato sempre tutto ma certamente ho avuto i miei difetti. Se dovessi ripensare adesso a certi momenti agirei diversamente. Però questo non vuol dire che non si sia cercato di servire la Chiesa”.

Sono parole d’addio quelle del cardinale Bertone, all’indomani della nomina del suo successore, Pietro Parolin, scelto da Papa Francesco per guidare il segretario vaticano. Il segretario uscente rivendica la bontà del suo operato da “tutte le accuse che gli hanno rovesciato addosso” e che definisce “un intreccio di corvi e di vipere“. Anche perché – spiega – “sembra che il segretario di Stato decida e controlli tutto, ma non è così. Ci sono state delle vicende che ci sono sfuggite anche perché quei problemi erano come ‘sigillati’ all’interno della gestione di certe persone che non si ponevano in collegamento con la segreteria di Stato”. E poi, ribadisce, “un bilancio onesto non può non tener conto del fatto che il segretario di Stato è il primo collaboratore del Papa. E’ un esecutore leale e fedele dei compiti che gli vengono affidati. Cosa che ho fatto e farò”. 

Perciò – conclude – “il bilancio di questi sette anni lo vedo positivo. Naturalmente ci sono stati tanti problemi, specialmente negli ultimi due anni, mi hanno rovesciato addosso accuse… Un intreccio di corvi e vipere… Però questo non dovrebbe offuscare quello che ritengo sia un bilancio positivo”, conclude.

Bertone, che ha incontrato i giornalisti a Siracusa, ha anche voluto ringraziare l’amministrazione della città siciliana per lo sforzo che sta facendo per affrontare l’emergenza sbarchi, drammaticamente riesplosa nelle ultime settimane. Commentando l’arrivo dell’ennesimo barcone la scorsa notte, il cardinale ha ricordato che “proprio ieri sera, durante l’incontro con il Santo Padre per la preparazione del forte appello di stamane, abbiamo ricordato l’arrivo qui a Siracusa di tanti immigrati. “Anzi – ha aggiunto – è desiderio del Santo Padre porgere, mio tramite, il ringraziamento a Siracusa per lo sforzo che compie per dare accoglienza. La vicenda siriana è una di quelle che ci coinvolge tutti, magari di più noi dell’area del Mediterraneo che siamo più vicini, e per questo dobbiamo lavorare tutti per una ricomposizione pacifica”.