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Siria, ipotesi azione Usa come in Kosovo. Germania: “No, soluzione politica”

In attesa di determinare se le armi chimiche siano state usate, gli Usa intensificano la loro presenza navale nel Mediterraneo. Senza il placet russo che opporrebbe il veto inconsiglio di sicurezza all'Onu, gli americani studiano le soluzioni per evitare altre stragi di di civili. Intanto proseguono i bombardamenti su Damasco. La Francia: "Massacro chimico, reazione necessaria". Mfs: "Oltre 350 morti"

La crisi in Siria, dopo l’ennesima strage di bambini,  entra nell’agenda anche degli Stati Uniti. E sarà un fine settimana di lavoro per il presidente americano Barack Obama che incontrerà i suoi consiglieri alla sicurezza per discutere sulle opzioni americane, inclusa un’azione militare stile Kosovo, contro il governo di Assad accusato di aver usato armi chimiche contro i civili. E in attesa di determinare se le armi siano state usate e attendere una conseguente decisione di Obama, gli Usa intensificano la loro presenza navale nel Mediterraneo per essere pronti a ogni evenienza. La Francia, tramite il ministro degli esteri Fabius, parla di “massacro chimico” e di “reazione necessaria“. Mentre Angela Merkel è contro un intervento militare.”Non seguiamo la strada di una soluzione militare – ha dichiarato a Berlino il portavoce governativo Steffen Seibert – Non crediamo che sia possibile risolvere (il conflitto) dall’esterno, crediamo invece che debba essere trovata una soluzione politica”.

Il segretario della Difesa Usa: “Al presidente opzioni per tutte le emergenze”. “Il Dipartimento della Difesa ha la responsabilità di offrire al presidente opzioni per tutte le emergenze, e questo richiede il posizionamento delle forze e degli asset per attuare le differenti opzioni, qualunque sia quella che il presidente potrebbe scegliere” afferma il segretario alla Difesa, Chuck Hagel, sottolineando che il Pentagono ha presentato venerdì a Obama le opzioni militari e suggerito il riposizionamento delle forze per una possibile azione. Gli Stati Uniti – mette in evidenza Hagel – “detemineranno a breve” cosa è accaduto in Siria. L’uso di armi chimiche non è ancora stato stabilito con certezza anche se – secondo indiscrezioni riportate dalla stampa americana citando fonti europee e statunitensi – le indicazioni preliminari delle agenzie di intelligence sembrerebbero confermane l’uso.

Agli incontri in programma nelle prossime ore alla Casa Bianca dovrebbe partecipare anche il generale Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori delle forze armate americane, chiamato – secondo quanto riporta la Cbs – a presentare le opzioni militari. Il generale Dempsey nei giorni scorsi ha espresso le proprie perplessità su un eventuale intervento militare perché ritiene che i ribelli non appoggino gli interessi americani. I consiglieri alla sicurezza stanno esaminando – riporta il New York Times – il caso della guerra aerea in Kosovo, precedente che sembra somigliare a quello della Siria, nel caso in cui si optasse per un’azione senza il mandato dell’Onu. Con la Russia che probabilmente opporrebbe il proprio veto in consiglio di sicurezza sulla Siria, Obama potrebbe valutare di bypassare l’Onu. Il Kosovo è considerato un precedente ovvio perché come in Siria, sono stati uccisi civili e la Russia aveva legami di lunga durata con le autorità del governo accusate degli abusi. 

La Francia accusa: “Massacro chimico di cui è responsabile Assad”. “Tutto indica che il regime di Bashar al-Assad abbia condotto un attacco chimico questa settimana nei pressi di Damasco” ha dichiarato il ministro degli Esteri Francia Laurent Fabius, in visita a Ramallah, in Cisgiordania.”Tutte le informazioni in nostro possesso convergono nell’affermare che c’è stato un massacro chimico nei pressi di Damasco e indicano che il responsabile è il regime di Assad”, ha detto il ministro degli Esteri al termine di un incontro con il primo ministro palestinese Rami Hamdallah. “Le nostre informazioni mostrano che Damasco ha compiuto un ‘massacro chimico’ di una tale gravità” che “non potrà non esserci una reazione forte”. Fabius ha chiesto che gli ispettori Onu presenti in Siria “possano effettuare i necessari controlli rapidamente”. E se il regime “non ha nulla da nascondere, che tali controlli siano fatti immediatamente senza ostacoli”. Oltre 350 persone che “presentavano sintomi neurotossici” sono morte negli ospedali in cui lavora l’organizzazione Medici senza frontiere. Secondo l’ong dal 21 agosto nelle strutture sono state ricoverate 3.600 persone. La sintomatologia, le caratteristiche epidemiologiche, l’afflusso di un numero così alto di pazienti in un lasso di tempo così breve, fanno pensare fortemente all’esposizione massiccia ad un agente tossico”, scrive Msf, prima fonte indipendente a confermare l’uso di armi chimiche nella regione di Damasco.

Bombardamenti su Damasco, giornalisti portati in luogo attacco chimico ribelli. Intanto rappresentanti del regime siriano stanno conducendo troupe di giornalisti stranieri sul luogo dell’odierno “attacco chimico” compiuto dai ribelli contro soldati governativi a Damasco, nel quartiere di Jawbar. La tv di Stato siriana non ha però fatto menzione del fatto che il regime non ha finora concesso agli stessi giornalisti stranieri di recarsi nelle zone dove il 21 agosto scorso medici e attivisti hanno denunciato l’uso di “armi chimiche” contro civili. Intanto proseguono incessanti i bombardamenti aerei e d’artiglieria da parte delle forze fedeli a Bashar al Assad contro quartieri di Damasco e i suoi sobborghi. Secondo l’agenzia Ansa, che interpellato telefonicamente abitanti della capitale, sono ripresi gli attacchi sui quartieri di Qabun e Jawbar, martoriate roccaforti dei ribelli nella parte nord della città, e su Tishrin, Assali e Yarmuk, rioni nella parte meridionale. A sud di Damasco è stata bombardata poco fa Muaddamiya, cittadina anch’essa ribelle e colpita nei giorni scorsi nel presunto attacco chimico denunciato da attivisti. Nella notte e anche stamani i raid aerei delle forze lealiste sono tornate a colpire anche altri sobborghi in rivolta come Duma, Babila, Beit Sahm, Zabadani e Tall.  

Il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha affermato per la prima volta che armi chimiche sono state usate in Siria e ha chiesto alla comunità internazionale di impedire il loro uso. Rohani non ha indicato chi avrebbe usato queste armi, se il regime o i ribelli. Giovedì scorso, un portavoce del ministero degli Esteri iraniano aveva detto che, se le notizie sulle armi chimiche in Siria erano vere, erano stati i ribelli a usarle. “La situazione che regna oggi in Siria, e la morte di un certo numero di persone provocata da agenti chimici, sono molto dolorose – ha detto Rohani -. Noi condanniamo completamente e con fermezza l’uso di armi chimiche. La Repubblica islamica dell’Iran, che è stata vittima di armi chimiche (durante la guerra con l’Iraq, ndr.) chiede alla comunità internazionale di fare tutto il possibile per impedire l’utilizzo di queste armi ovunque nel mondo”.

Rappresentante Onu nella capitale siriana per chiedere di visitare luoghi attacco chimico. L’alto rappresentante Onu per gli affari del disarmo, Angela Kane, è arrivata oggi a Damasco con l’incarico di premere sul regime siriano perché consenta agli ispettori internazionali già presenti nel Paese di visitare i luoghi del presunto attacco chimico del 21 agosto scorso e nel quale sono morte, secondo attivisti, 1300 persone

In campo anche l’Unione europea. “La comunità internazionale deve agire con senso di urgenza e responsabilità” ha detto venerdì l’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Catherine Ashton esortando sulla Siria ad “andare oltre le differenze” e “procedere senza altro ritardo nel processo diplomatico, sulla linea della conferenza di Ginevra due, come il segretario di stato Usa Kerry ed il ministro degli Esteri russo Lavrov”. “Lo dobbiamo ai siriani che sono quelli che stanno soffrendo – ha aggiunto il capo della diplomazia Ue -. Lo scioccante numero di bambini forzati a fuggire dalla Siria e sfollati nel Paese è straziante. Troppe persone hanno sofferto troppo a lungo ed hanno perso troppo. Dobbiamo mettere una fine alla spirale di violenza, terrorismo e al sempre crescente flusso di rifugiati – conclude Ashton -. La comunità internazionale deve ora agire con un senso d’urgenza e responsabilità”.