Società

Organizziamo la rabbia e difendiamo l’allegria

Zanzara o Santanché? Tornata in provincia di Milano ieri mattina, non so bene se mi abbia arrecato più fastidio l’insetto o i discorsi urlati della femminista con il cognome dell’ex marito. Nelle due settimane appena trascorse nel Salento, infatti, erano entrambe assenti.

Ma non è questo un post sulle mie vacanze, se non altro perché, a dispetto dell’ubicazione, il Riot Village a cui ho partecipato non è (soltanto) svago, ma è innanzitutto uno spazio di discussione e organizzazione delle istanze studentesche. Idee e progetti che matureranno nei prossimi mesi vengono seminati nelle aree dibattiti o nelle assemblee territoriali, tra le tende e gli asciugamani stesi di studenti medi e universitari che rinunciano a qualche ora di mare (o, più spesso, di sonno) per studiare, elaborare e proporre.

E, così, accade di discutere con Maurizio Landini di beni comuni e politiche industriali inesistenti, si invitano deputati e senatori ad esporre questioni e sottoporsi al dibattito e si redigono documenti politici e organizzativi come guida per l’Unione degli Studenti, la Rete della Conoscenza e Link.

In realtà, però, tra i momenti più interessanti dal punto di vista politico, più che le commissioni notturne e le presentazioni di libri, stanno le chiacchierate al bar, davanti a un cornetto, o in spiaggia, sdraiati sulla sabbia o a mollo in mare. Un occhio all’orizzonte, ma con i piedi per terra. Qualche progetto, poche forze, ma tanto entusiasmo.

Ne esce fuori una generazione, pur con le sue contraddizioni, in grado di soppiantare l’attuale classe politica (non ci vuole molto); classe politica che, almeno in parte, riempie tv e giornali di squallide manifestazioni a favore di un delinquente (la frode fiscale è derubricata tra i delitti), ma non si interroga sui rapporti tra borse di studio e rendimento universitario, sui diritti dei cittadini violati per scelta o per miopia, sulla crisi economica e le sue cause.

E ora, davanti allo schermo del pc, con le dita sulla tastiera, provo a chiedermi che cosa pensano i ragazzi del Riot delle ultime vicende politiche. Mi rispondo che si riflette e si agisce. Semplicemente.

Che ad un governo Letta che, come i suoi predecessori, pone la questione di fiducia per evitare il confronto e gli emendamenti, si oppongono commissioni notturne per redigere documenti: si discute, si litiga, ma si cerca quel compromesso nobile, che nulla ha a che fare con la compromissione che da troppo tempo alberga in Parlamento. 
Che si dubita di Saccomanni che assicura la fine prossima della recessione e si decide di presidiare la Costituzione, dal momento che un importante documento di Jp Morgan si è scagliato contro le carte antifasciste europee, colpevoli di difendere beni comuni, cittadini e lavoratori, ostacolando le degenerazioni del libero mercato.
Che non ci si cura di gossip politico, come troppo spesso fanno i giornali, ma si studiano dati, numeri, grafici, per comprendere la realtà. E per migliorarla. Organizzando la rabbia e difendendo l’allegria.