Politica

Decreto del fare approvato dalla Camera. Seduta-fiume di 42 ore

Interventi ininterrotti dei deputati Cinque Stelle per tutta la notte per far slittare a settembre l'esame a Montecitorio del disegno di legge sulle riforme costituzionali. Speranza (Pd): "La necessità di risolvere le urgenze dell'Italia è più forte del peggior ostruzionismo"

La Camera ha approvato il decreto “del fare” dopo la lunghissima maratona in aula dovuto all’ostruzionismo del Movimento Cinque Stelle. In tutto la discussione del provvedimento è durata 45 ore. La seduta è andata avanti ininterrottamente per tutta la notte: il presidente di turno Roberto Giachetti ha sospeso solo per 5 minuti. I deputati del M5S hanno preso la parola uno via l’altro, prima presentando 251 ordini del giorno e poi facendo dichiarazioni di voto individuali sul decreto. Un’operazione per far slittare a settembre l’esame a Montecitorio del disegno di legge di riforma costituzionale. Ieri Beppe Grillo aveva parlato di colpo di Stato. Il dibattito in Aula è andato avanti per oltre 40 ore. L’obiettivo del M5S è appunto far cedere il governo sulla discussione delle nuove norme per modificare la Costituzione. Per contro il governo vuole fare presto non solo sul decreto per il quale arriverà il voto in giornata, ma anche su altri provvedimenti per poter mettere a segno alcune misure per far passare l’idea che non è solo un esecutivo di annunci. “Con l’approvazione del decreto del fare – dice il capogruppo alla Camera del Pd, Roberto Speranza – si dimostra che la necessità di risolvere le urgenze vere dell’Italia è più forte del peggior ostruzionismo. Grazie a due giorni e a due notti di intenso lavoro abbiamo approvato un decreto che risponde alla necessità di rilanciare l’economia, semplificare le procedure e sostenere le categorie economiche, come ad esempio gli artigiani, che pagano prezzi altissimi per la crisi. La volontà del Parlamento è stata premiata nonostante un assurdo filibustering, nel peggior solco della partitocrazia. I parlamentari del Pd continueranno a fare in fino in fondo la loro parte”.

Nell’ultima parte del dibattito si è registrato anche uno scambio serrato tra la presidente dell’Aula di Montecitorio Laura Boldrini e il deputato “grillino” Andrea Colletti. Convitato di pietra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La presidente della Camera infatti ha richiamato Colletti per aver coinvolto il capo dello Stato nel suo intervento. “L’attuale presidente della Repubblica – dice Colletti – che funge da presidente del consiglio dei ministri e forse da capo indiscusso del Pd e del Pdl deve capire che non siamo in una monarchia costituzionale con a capo re Giorgio primo…”. Qui arriva lo stop della Boldrini. “Lei non può parlare così del presidente della Repubblica. Ne abbiamo già discusso, non può chiamare in causa il Capo dello Stato”. Ribatte Colletti: “Va bene allora lo chiamerò l’innominabile…”. Un episodio analogo era già accaduto al Senato: in quel caso a bloccare un deputato M5S era stato il presidente di Palazzo Madama Piero Grasso.