Politica

Voto di scambio, la riforma frena in Commissione giustizia al Senato

I senatori di Scelta Civica, Lega, Gal e Misto-Psi hanno chiesto che venga ritirata la sede deliberante per l’esame del Ddl. In tutto, sarebbero cinque parlamentari, cioè un quinto della Commissione e avrebbero il numero necessario per costringere il testo a passare anche dal vaglio dell'Aula

Rischia un brusco stop l’iter legislativo della riforma sul voto di scambio. I senatori di Scelta Civica, Lega, Gal e Misto-Psi in Commissione Giustizia del Senato hanno chiesto che venga ritirata la sede deliberante per l’esame del Ddl sul voto di scambio. In tutto, sarebbero cinque parlamentari, cioè un quinto della Commissione e avrebbero il numero necessario per ritornare alla sede referente. E anche se ora il presidente dalla commissione Giustizia, Francesco Nitto Palma, dice che toccherà al presidente del Senato Pietro Grasso decidere, dalla presidenza di Palazzo Madama si fa sapere che il trasferimento dalla sede deliberante alla referente in questi casi diventa automatico. Così fosse, l’esame in Commissione assumerebbe valore solo referente, e il testo dovrebbe passare anche dal vaglio dell’Aula. I tempi di approvazione, quindi, potrebbero slittare. 

E intanto prosegue l’acceso dibattito sulla riforma, che, nonostante l’approvazione in Commissione alla Camera, sembra essersi nuovamente arenata a Palazzo Madama. Ieri anche il M5S aveva fatto sapere che avrebbe chiesto il ritiro della sede deliberante del progetto di legge, ma oggi il capogruppo in commissione Giustizia, Michele Mario Giarrusso, chiarisce la posizione: “Noi vogliamo che un testo che migliori la norma del ’92 venga approvato al più presto, quindi ci andrebbe bene anche l’esame in sede legislativa, ma vogliamo che venga approvato il nostro emendamento che alla norma del ’92 sul voto di scambio politico-mafioso aggiunge solo che il reato si concretizza quando c’è non solo la promessa di denaro, ma anche di altra utilità”. “Se invece loro vogliono tornare alla referente solo per insabbiare il testo – aggiunge – allora non ci sta bene ed è per questo che ancora non abbiamo chiesto ufficialmente che si ritiri l’esame dalla sede deliberante, perché non vogliamo servirgli noi su un piatto d’argento l’occasione per insabbiare tutto”. Secondo la deputata Pd, Rosa Calipari, “la pioggia di polemiche sul lavoro svolto alla Camera è ingiusta: la nuova formulazione è stata scritta alla luce del sole, il dibattito è stato pubblico e sofferto ed ha avuto il consenso di chi è stato protagonista di una bella e importante campagna per promuovere e ottenere la modifica del reato di scambio”. Perciò la Calipari invita a non buttare il lavoro fatto a Montecitorio: “Se il Senato formulerà un testo del nuovo articolo 416/ter migliore di quello approvato alla Camera, ne saremo felici. Tuttavia, è ormai chiaro che il rischio oggi è l’affossamento di questa attesa legge”.