Politica

Il paradiso dell’Autorità Portuale

In Italia esistono tanti paradisi. Per i politici trombati, i migliori sono i posti di sottogoverno. In questi giorni si dovranno rinnovare le cariche di sette Autorità Portuali e la corsa alla carissima e amata poltrona d’oro è iniziata da tempo.

Le Autorità Portuali in Italia, sono state istituite con la legge n. 84 del 28/01/1994.

L’art. 6, istituiva quelle di Ancona, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Civitavecchia, Genova, La Spezia, Livorno, Marina di Carrara, Messina, Napoli, Palermo, Ravenna, Salerno, Savona, Taranto, Trieste e Venezia. Negli anni successivi, considerate le esigenze “politiche”, ne sono state istituite altre sino ad arrivare al numero odierno di 24 Autorità Portuali.

I compiti dell’Autorità portuale sono principalmente di indirizzo, programmazione, coordinamento, promozione e controllo delle operazioni portuali e delle altre attività commerciali e industriali esercitate nei porti, con poteri di regolamentazione e di ordinanza anche in riferimento alla sicurezza rispetto ai rischi di incidenti connessi a tale attività.

Gli organi dell’Autorità portuale sono: Il Presidente, nominato dal Ministero delle Infrastrutture e trasporti, previa intesa con la Regione interessata, che rimane in carica quattro anni e può essere confermato solo una volta, il Comitato Portuale, il Segretario Generale e il Collegio dei Revisori dei conti.

Per farvi capire l’interesse a queste poltrone, basta vedere le retribuzioni del Presidente di un’Autorità Portuale.

Leggendo le relazioni della Corte dei Conti si può scoprire, ad esempio, che il Presidente dell’Autorità Portuale di Genova nel 2011 ha percepito € 308.653,00, quello di Civitavecchia € 228.508,00, quello di Napoli € 223.091, e così via. Moltiplicate la media di € 250.000 per le 24 Autorità Portuale esistenti ed otterrete una cifra totale di € 6.000.000,00 di soldi pubblici spesi solo per le poltrone dei presidenti.

Naturalmente a questa cifra bisogna aggiungere i costi del collegio dei revisori dei conti, del comitato portuale, nonché dei segretari generali e di una serie infinita di dirigenti. Per farvi alcuni simpatici esempi, solo il segretario generale dell’Autorità Portuale di Genova, nel 2011 ha percepito € 305.677,00. Mentre il collegio dei revisori e il comitato portuale percepiscono in media € 70.000 all’anno. Moltiplicate tutto per 24 e otterrete una bella manovra finanziaria.

Naturalmente, direte voi, per ricoprire la carica di Presidente bisognerà avere “importanti requisiti”. In teoria la legge asserisce: “il Presidente deve essere di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell’economia dei trasporti e portuale”.

In realtà, in questi anni sono stati nominati politici che nulla avevano a che fare con esperienze nel settore. Un caso che merita essere citato è quello dell’Autorità Portuale del Nord Sardegna. In questi giorni scade il mandato del vecchio Presidente, e gli Enti interessati hanno indicato i lori nomi. La Provincia di Olbia-Tempio e il Comune di Golfo Aranci hanno indicato come nome di punta l’ex. Senatore Pdl, nonché ex Presidente della Provincia stessa, il sig. Fedele Sanciu. Il politico gallurese, vanta come comprovata esperienza nel settore una licenza media e soprattutto l’aver fatto: il consigliere regionale, il senatore e il presidente della Provincia.

Insomma, per fare il Presidente e percepire uno stipendio da super dirigente pubblico non è necessario avere alcuna competenza, basta essere stato un politico.

La cosa più assurda di tutta questa vicenda è che le Autorità Portuali altro non fanno che ricoprire, in maniera molto dispendiosa per le casse pubbliche, dei ruoli e compiti che in precedenza svolgevano con competenza e senza costi aggiuntivi le Capitanerie di Porto in collaborazione con gli altri Enti pubblici già esistenti.

Un’enorme scatola vuota creata dalla politica per sottrarre risorse pubbliche alle infrastrutture e alla efficienza dei Porti Italiani, sempre più in difficoltà nel mercato. Basterebbe eliminarle e ridare le competenze a chi di dovere per ridare fiato all’economia del settore e soprattutto non vedere sprecati tanti soldi pubblici.