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Kazakistan, Bonino: “Punti da chiarire. Valutiamo espulsione ambasciatore”

Il ministro degli esteri a Bruxelles ha commentato la vicenda dell'espulsione della famiglia del dissidente del Kazakistan dall'Italia e ha garantito che il caso è ancora aperto. La titolare della Farnesina ha ammesso che si sta considerando se allontanare dal Paese il diplomatico Andrian Yemelesson

Un caso ancora aperto. Il ministro degli esteri Emma Bonino, all’arrivo al Consiglio affari esteri dell’Unione Europea non nasconde che la vicenda dell’espulsione della famiglia del dissidente del Kazakistan Ablyazov sia ancora un tema caldo da affrontare: “Ci sono dei punti oscuri che altre istituzioni devono chiarire”. Una consapevolezza che però non deve, secondo il ministro, incrinare i rapporti diplomatici: “La mia prima preoccupazione è non indebolire per reazione o controreazione la nostra presenza ad Astana”, e parlando di un’eventuale espulsione dell’ambasciatore kazako Andrian Yemelesson ha dichiarato: “Stiamo valutando anche questa opzione”.

“Non vorrei – ha argomentato la titolare della Farnesina – che alla fine rimanessimo dichiarati persona non grata noi e lasciati quindi con una presenza più indebolita”. Nonostante le preoccupazioni, la Bonino ha sottolineato come sia “indubbio che l’attuale ambasciatore kazako in vacanza, dopo gli avvenimenti, non sarà più neanche una persona molto utile per i kazaki, perchè non lo riceverebbe più nessuno”. In questo senso, ha ricordato infine il ministro, “stiamo prendendo e abbiamo preso varie iniziative rispetto alla nostra controparte da quando è uscita la relazione, da quando è provata e formale la superattività dell’ambasciatore kazako, per vedere di risolvere in questo modo la situazione, ma senza provocare contraccolpi che indeboliscano la nostra presenza e quindi la nostra capacità di assistenza. Da questo punto di vista – ha concluso la titolare della Farnesina, che sulla vicenda riferirà mercoledì in Senato – stiamo valutando ancora”.

Continua il mistero dell’espulsione della signora Alma Shalabayeva e della figlia Alua e nuovi particolari si aggiungono alla descrizione delle ultime ore in Italia. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, la decisione di rimpatrio lampo è stata forse una “contropartita” pagata da Roma per essersi fatti sfuggire il ricercato dal governo di Astana. Un ricatto al quale non sarebbe stato possibile sottrarsi. Gli agenti che tra il 28 e il 29 maggio hanno fatto il blitz nella villa alle porte di Roma, cercavano Mukhtar Ablyazov, l’oppositore del presidente kazako Nazarbaev. 

Al suo arrivo a Bruxelles per la riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue, la Bonino ha ribadito come la sua “prima preoccupazione sia di difendere questa signora”: “il suo è un caso che seguo in solitario e con grande attività dal primo giugno, di fronte a istituzioni del Paese che continuavano a ripetere che tutto era regolare“. Ancora, la titolare della Farnesina ha escluso che i colleghi dei Ventisette gliene chiederanno conto. “Non credo che vorranno informazioni, perchè da questo punto di vista avevamo avvertito sia la presidenza lituana dell’Ue sia la Commissione europea, mentre all’Onu a Ginevra è stato mandato il 10 luglio il rapporto del capo della polizia”. E del caso, ha ricordato la Bonino, “ho avuto anche occasione di parlarne nella riunione a Maiorca (del Gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa, ndr) con tutta una serie di ministri”. Per cui, ha concluso il ministro, “credo che la questione della difesa della protezione della signora non sarà sollevata”.