Cronaca

No Tav, Borghezio: “Rivoluzionari figli di papà… con toga”

L'esponente della Lega commenta così l'arresto di alcuni giovani, tra cui il figlio di un giudice, per i disordini di venerdì notte in Val di Susa. "Questo, a pensar male, spiega bene il fatto che il processo ai miei aggressori per i fatti del 2005 non venga celebrato... al fine evidente di facilitare la prescrizione dei pur gravi reati contestati, forse evidentemente anche a carico di qualche figlio di papà”

Non si può certo scomodare Pier Paolo Pasolini e il suo pensiero sui giovani della battaglia di Valle Giulia (Roma, 1968), ma Mario Borghezio, europarlamentare leghista, sembra volerne trarre ispirazione. ”Il caso del figlio di un magistrato piemontese fermato per i noti fatti di Chiomonte fa emergere una realtà che, non casualmente, si è sempre voluta tenere ben nascosta: molti giovani rivoluzionari non sono solo figli di papà ma anche di papà con toga… “.

Tra i sette gli attivisti No Tav arrestati da polizia e carabinieri durante i disordini di venerdì notte intorno al cantiere Tav in Val di Susa c’è anche Ennio Donato, figlio di un magistrato torinese, 29 anni di Ivrea (ma residente a Napoli) vicino al centro sociale Askatasuna. Gli altri arrestati arrivano da diverse città italiane: uno da Milano (Gabriele Tomasi), due da Roma (Piero Rossi e Matthias Moretti), uno da Trento (Luke Molina), uno da Potenza (Marcello Botte) e uno da Genova (Alberto De Stefanis). Tutti considerati noti dagli inquirenti e vicini alcuni ad aree antagoniste dei centri sociali altri a quelle anarchiche. Due attivisti infine sono stati denunciati: una ragazza di 33 anni di Pisa e un 17enne di Milano. L’udienza di convalida verrà celebrata lunedì a domani a Torino. La procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere per reati che vanno dalla resistenza e le lesioni a pubblico ufficiale al porto di armi da guerra: un’ipotesi, questa, che riferisce all’utilizzo di molotov

Il politico della Lega va anche oltre nel suo ragionamento sostenendo che un processo in cui è parte civile è fermo al palo perché si vuole proteggere qualcuno: “Questo, a pensar male, spiega bene il fatto che il processo ai miei aggressori per i fatti del 2005 non venga celebrato, a distanza di ben quasi otto anni, al fine evidente di facilitare la prescrizione dei pur gravi reati contestati, forse evidentemente anche a carico di qualche figlio di papà”.

Intanto il ministro dei Infrastrutture Maurizio Lupi interviene sulla Stampa sull’annunciata proposta dei sindaci della Valle di violare la zona rossa: “Ritengo legittima la protesta civile ma ritengo che oggi, proprio per quello che è successo … un gesto simbolico in sé lecito potrebbe essere letto come una legittimazione dei violenti, quindi un errore. Voglio augurarmi che nessuno abbia la tentazione di accostarsi a un gruppo organizzato di semplici delinquenti. Chi si incappuccia – aggiunge – non esprime il dissenso democraticamente. L’obiettivo di queste persone è la Tav in quanto simbolo di una lotta ideologica”.