Emilia Romagna

Degrado ambientale: dall’Ilva alla Cerdisa nessuno sa mai nulla

"il clima è impazzito" - "si, il clima..."

La guardia di finanza di Rimini, dopo una perlustrazione con elicottero, ha “scoperto” (ma era tutto li da tempo, alla luce del sole) a Sassuolo, nell’area della ex Ceramica Cisa Cerdisa, cumuli di rifiuti di ogni genere e, in particolare, oli esausti, vernici, materiali inerti, montagne di piastrelle rotte, contenitori di acido solforico, per un totale di una tonnellata e mezzo di rifiuti, oltre ad una quantità enorme di amianto.  

La Cerdisa è una vasta area industriale di circa 60.000 metri quadrati ormai dismessa al confine con il comune di Fiorano; la precedente amministrazione di centro sinistra aveva predisposto un progetto di riqualificazione che in prospettiva prevede alloggi di edilizia pubblica e popolare, fatto ora proprio, con qualche modifica, dalla attuale maggioranza di centro destra; ma, colpo di scena: i consiglieri del PD di Sassuolo (salvo la capogruppo) hanno votato  contro, mentre il Sindaco ed il PD di Fiorano hanno espresso il proprio consenso. Questo a dimostrare quanta confusione ci sia nella politica anche locale. Chissà mai se lo realizzeranno, ad ogni modo se andasse in porto, saranno necessari interventi costosissimi per risanare l’ area e rendere così sane le abitazioni che vi sanno costruite e l’ ambiente circostante; chiaro, a pagare dovrebbe essere chi ha inquinato: sarà così?

Comunque l’ operazione è stata di un tempismo perfetto.

Di fronte a questa situazione, c’è da porsi una domanda, la stessa che molti si sono posti per l’Ilva di Taranto; ma le autorità locali non sapevano proprio nulla  di questa situazione? E, per Sassuolo, non parliamo solo dell’attuale amministrazione di centro destra, ma anche di quelle che le hanno precedute. E se sapevano, cosa hanno fatto?

Bello fare gli industriali, guadagnare al massimo fino a quando è possibile e poi andarsene, lasciando alla comunità locale cumuli di macerie, magari per investire in immobili in qualche parte del mondo, o per portare i sodi dove sono al sicuro, o nel “migliore” dei casi, per portare le lavorazioni dove costano meno ed i sindacati non ci sono;  e dove, nel contempo, non esistono le giuste tutele ambientali che ora, sebbene insufficienti, esistono nel nostro paese. Ricordiamo che delocalizzare il lavoro delocalizza anche l’inquinamento e le emissioni di gas serra, lasciando a casa nostra disoccupazione e i precedenti scempi ambientali. Bello fare gli imprenditori privatizzando i profitti e socializzando le perdite e gli impatti ambientali.

Bello fare gli amministratori senza sapere cosa succede sul territorio, salvo poi fare i paladini della salute e dell’ambiente.

Un’ultima riflessione: è possibile conciliare economia, occupazione e ambiente? Sicuramente è possibile produrre molte cose riducendo l’impatto ambientale, ma non vi è dubbio che farlo inquinando e sfruttando la manodopera arricchisce maggiormente. A pagare però sono poi altri popoli e altre generazioni con la salute, la collettività con le tasse. E l’ attuale sistema che si regge sul “produci, compra, usa in fretta e butta”, potrà andare avanti così all’infinito?

 

 Infine: quante Certisa ci sono nel nostro territorio e più in genere nell’intero paese? Qualcuno le sta monitorando? O aspetteremo sempre la guardia di finanza di Rimini in elicottero? basta guardare fuori dal finestrino viaggiando in auto o treno lungo autostrade e ferrovie per scorgere tante, troppe situazioni di degrado ambientale e siti industriali abbandonati.

 

Ma intanto si continuano a costruire nuovi capannoni; perché?