Società

Non si parla quasi mai di funerali

E nessun partito ha la morte nel suo programma di governo.

La morte inonda telegiornali e telefilm ma contemporaneamente è un tabù.
Eppure la morte di una persona cara è un momento importante della vita.
Io devo ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine in questi giorni. Questa condivisione ha alleggerito enormemente lo shock della dipartita di mia madre.
E mi sono chiesto quanto dev’essere terribile un lutto vissuto da soli.
Nella società contadina è ancora viva la tradizione di recarsi tutti presso la casa del morto. La famiglia è impegnata così a ricevere, a offrire da bere e da mangiare.
Nei giorni successivi parecchie ore sono dedicate alla recitazione collettiva del rosario, con decine di persone stipate in una stanza a ripetere quella cantilena ipnotica.
Si tratta di riti molto efficaci per aiutare le persone ad alleggerire il dolore.
Ma nelle città queste ritualità sono in gran parte andate perdute, senza che altri riti le abbiano sostituite.

Quando parliamo di nuovi stili di vita, di valore delle relazioni sociali basate sulla condivisione ci riferiamo proprio a questo tipo di problema.
Affrontare la vita senza avere intorno a sé una comunità di amici è un’eventualità che riduce pesantemente la qualità della nostra esistenza, lasciandoci esposti al dolore e alla depressione più di quanto sia inevitabile.
I gruppi d’acquisto, le banche del tempo, le attività solidali, le associazioni culturali, la condivisione di spazi abitativi e lavorativi, non sono importanti solo perché ci permettono di avere prodotti, servizi ed esperienze migliori a un prezzo inferiore, ma sopratutto perché danno vita a reti di amicizie e ci permettono di aumentare la profondità dei nostri legami con gli altri. Collaborare è un grande modo per conoscersi.
La partecipazione a una collettività di amiche e amici è qualche cosa che ha un valore enorme, un lusso che letteralmente non ha prezzo, perché l’affetto non si compra.
Se la nostra critica a questa società si ferma a denunciare le malefatte della casta e a proporre qualche soluzione più ecologica, non andiamo molto lontano.
Ben più forte è la nostra capacità di migliorare il mondo se iniziamo a vivere secondo altre modalità e un’altra filosofia, che metta al centro le vere fondamentali necessità degli esseri umani.
La costruzione dell’economia alternativa, delle cooperative, degli ecovillaggi, di un’educazione alla libertà, alla creatività e all’onestà, sono essenziali perché portano progresso sociale ma soprattutto perché ci offrono la possibilità di vivere in modo diverso, invecchiare in modo diverso e morire in modo diverso.
I numerosi anni di esperienza di gruppi come i Bilanci di Giustizia ci insegnano proprio questo. Quando Bilanci di Giustizia hanno voluto realizzare una valutazione dei benefici ottenuti si sono resi conto che i soldi risparmiati (uno stipendio all’anno) e la migliore qualità dei prodotti ottenuti, non erano in cima alla loro graduatoria dei vantaggi ottenuti attraverso il gruppo d’acquisto. Al primo posto mettono la qualità della vita che la partecipazione al gruppo ha generato. Le feste in occasione delle visite alle aziende agricole che forniscono le verdure e le uova, lo scambio di lavori, la valorizzazione attraverso lo scambio di servizi delle diverse abilità di ognuno, le nuove conoscenze, le collaborazioni che si sono sviluppate intorno al gruppo d’acquisto. Amicizie, amori, imprese…

Noi siamo geneticamente esseri sociali, animali di branco.
Numerose ricerche sulle scimmie hanno dimostrato che esiste un forte istinto naturale verso la generosità, la condivisione, il mutuo aiuto.
E si è dimostrato che un gruppo di esseri umani che si dedica alla stessa attività nello stesso luogo, sintonizza le onde cerebrali (vedi le ricerche di Nittamo Montecucco).
Questa sintonizzazione ha effetti benefici anche sull’organismo e induce inoltre la produzione di endorfine, sostanze che ci danno sensazioni di benessere e contemporaneamente galvanizzano le funzioni fisiologiche e il sistema immunitario.
La socialità è un’esperienza che dà benessere e fa bene alla salute. E non costa nulla, ma contemporaneamente è un lusso senza prezzo.

I leader progressisti alla fine grippano sempre e non riescono ad acchiappare questo benedetto progresso perché sono ancora convinti che il cuore della battaglia avvenga in piazza, in parlamento e alle elezioni.
Invece il cuore dello scontro sociale sta nei matrimoni, nelle nascite, nelle feste, nei funerali e nelle emozioni.

Se vogliamo far capire cosa stiamo facendo, perché ci affatichiamo a costruire un mondo migliore, dobbiamo dirlo che nella vita abbiamo messo al primo posto il lusso sibaritico di far parte di una collettività amorevole.
E questo è stellarmente meglio che stare chiusi in casa a guardare la pubblicità dell’auto che c’ha 400 cavalli nel motore.
Che te ne fai dell’auto di lusso se non c’è nessuno che ti aspetta da nessuna parte?
Coglione!

Sul perché sono comunista ho scritto un articolo sul Cacao della Domenica, se vuoi lo puoi leggere QUI