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M5S, Morra: “La tv deve occuparsi di ciò che è concreto”

Intervista di Corrado Formigli al senatore del Movimento 5 Stelle, Nicola Morra, durante il talk show di approfondimento “Piazza Pulita”, su La7. Molteplici gli argomenti affrontati: in primis, il parlamentare spiega che il movimento non è contro il talk show a priori, ma contesta determinati fatti specifici nell’ambito dell’informazione italiana, sottolineando la reponsabilità dei media. “Hanno permesso che gli Italiani” – precisa Morra – “inconsapevolmente vivessero questa grave crisi e questa fase di declino senza prendere coscienza”. E ricorda che l’Italia è al 57mo posto per quanto riguarda la libertà d’informazione e che più della metà dei giovani italiani è pronta a lasciare il Paese. E aggiunge: “Noi siamo nati semplicemente per restituire normalità al nostro Paese e se la normalità non c’è, forse una responsabilità per tutti esiste. Pochi giorni fa abbiamo depositato alla Camera un ddl sul conflitto d’interessi“. Morra osserva che i media non parlano mai di conflitto d’interessi, peraltro mai risolto, e ricorda come Violante nel 2003 annunciò in Aula pubblicamente di essersi impegnato col suo gruppo a “tutelare” Silvio Berlusconi. E sottolinea come il filmato a riguardo circoli su youtube e poco sia stato proposto sui media tradizionali. Formigli contesta il fatto che i mezzi d’informazione non abbiano parlato del problema. “In Italia parliamo e parliamo e non si fa niente” – replica il senatore. “Ma le leggi non le faccio io. Le faccia lei, se ci riesce” – controbatte polemicamente il conduttore. “Appunto, noi siamo entrati per questo motivo” – spiega Morra – “per cercare di raddrizzare un pochino questa baracca e per far tornare sopra la linea di galleggiamento la barca”. Il botta e risposta tra Formigli e Morra prosegue per svariati minuti sulla televisione e sul rapporto tra il M5S e l’informazione. “Noi vorremmo che la televisione si interessasse di ciò che è concreto, di ciò che è reale, dei temi, dei contenuti” – ribadisce il parlamentare, che menziona la tragedia di Giovanni Guarascio nel ragusano. Circa i motivi della sua partecipazione a “Piazza Pulita”, Morra precisa: “Mi è stato chiesto di partecipare dal gruppo parlamentare, anche perchè in alcune parti d’Italia siamo indietro. Dovremmo ragionare di banda larga, ma in alcune zone la rete è anoressica e non può arrivare in tutte le case“. Si tocca poi il tema del finanziamento pubblico ai partiti. Morra ricorda di essere stato ospite anche al TgLa7 di Mentana assieme a Ugo Sposetti, tesoriere Pd. “Alla fine” – rivela il politico – “mi è stato dato ragione, perchè le nostre tesi sono solari, semplici e razionali”. E spiega, in merito alla riforma sui rimborsi elettorali ai partiti: “La politica deve tornare ad essere passione. In Italia siamo capaci di anomalie del tutto eccezionali, abbiamo 360mila leggi e quasi nessuno li rispetta. In questa nuova riforma” – continua – “non si capisce perchè la fiscalità debba essere assai più favorevole per chi dona a un partito piuttosto per chi dona ad una Onlus. E ancora: questi soldi vengono detratti dalla fiscalità generale. Perchè, poi, il cittadino di ripiego dovrà andare poi a colmare questo fondo?”. Morra afferma anche che le quote di finanziamento da parte di privati non dovrebbero superare una certa soglia: “Meglio poco da tanti piuttosto che tanto da pochi, bisognerebbe mettere dei tetti alle contribuzioni di finanziamento ai partiti”. Altro argomento discusso è quello della libertà di stampa e del rapporto controverso tra Beppe Grillo e i media tradizionali. “Ci sono giornalisti che fanno bene il proprio lavoro e chi meno” – osserva il senatore – “Come ha detto Peter Gomez, nel caso specifico dell’inchiesta di Report sui guadagni del blog di Grillo, Milena Gabanelli avrebbe potuto consultare gli atti pubblici“. Alle domande incalzanti di Formigli, Morra dà la sua visione e osserva: “Non credo che in Italia ci siano tantissimi giornalisti capaci di indipendenza. Secondo Mark Twain il bravissimo giornalista si deve far pagare e purtroppo siccome grandissima parte dell’editoria, anche televisiva, gode del finanziamento pubblico” – prosegue – “allora qualche perplessità ce l’ho. Vorrei un mondo libero in cui ognuno nel suo ambito potesse dire con assoluta fierezza “io non ho padroni”