Cronaca

Terremoto Emilia, vogliamo una deroga al patto di stabilità

Un anno dopo quei terribili terremoti che a maggio 2012 cambiarono la nostra vita, so che abbiamo fatto tanto. Abbiamo ripristinato buona parte dei servizi pubblici, le scuole, i servizi sociali, abbiamo finalmente iniziato a ricostruire le case e anche le imprese. Sono tanti i passi importanti che siamo riusciti a compiere nel lungo cammino che ci porterà a riconquistare le nostre città.

Il 9 giugno inaugureremo il nuovo municipio temporaneo, ottenuto grazie a un bando regionale, un’occasione per celebrare una grande festa in strada e ringraziare, di cuore, le migliaia di volontari che in questi dodici mesi non hanno mai abbandonato il nostro fianco. Mai. Presto riapriremo anche la nostra Scuola di musica, ricostruita grazie alle donazioni di Radio Bruno, di Cariparma, di altre regioni generose. Dovremo prima demolire la vecchia struttura, massacrata dalle scosse, certo, ma poi le porte si riapriranno e i nostri ragazzi potranno tornare a studiarvi. A Rovereto, grazie alla generosità degli Alpini di Trento, riapriremo in una tensostruttura anche la palestra e tutti gli edifici a essa connessi, così che i giovani possano recuperare uno dei loro spazi preferiti di aggregazione.

E sempre a Novi di Modena abbiamo avviato un’iniziativa di cui siamo molto orgogliosi: “Fatti il centro tuo”. Un vero e proprio laboratorio urbano, un percorso di partecipazione che attraverso sopralluoghi, assemblee e gruppi di lavoro tematici vuole coinvolgere la comunità locale nella redazione del Piano di Ricostruzione. I cittadini, quindi, saranno invitati a partecipare attivamente a quel processo che ci consentirà di ricostruire, mattone dopo mattone, ciò che il terremoto ha distrutto, e avranno la possibilità di supportare l’amministrazione direttamente, così che le scelte riguardanti il futuro della città possano essere totalmente condivise. Perché credo che le decisioni più efficaci, sia dal punto di vista della sostenibilità economica, ambientale e sociale, sia sul piano tecnico, possano essere prese solo se si lavora insieme: Comune e cittadini.

Abbiamo fatto tanto, quindi, lavorando fianco a fianco con la Regione, partendo da zero, senza soldi, senza normative di riferimento. Eppure so anche che resta ancora il mondo da rifare. E col passare del tempo cambiano le difficoltà. Anche perché finalmente siamo entrati in quella che si potrebbe definire la ‘fase due’, quella della ricostruzione, che richiede contemporaneamente, e con sempre maggiore costanza, l’impegno da parte dell’ente pubblico e il rispetto nei confronti dei cittadini. Quando si tratta di ricostruire le case, per esempio, è necessario ricordare che ogni famiglia ha la sua storia, le proprie esigenze, affettive, economiche. È importante mediare, quindi, cercare di capire ciò che ci viene chiesto e offrire tempestivamente delle risposte. Quando invece si lavora per ripristinare il nostro prezioso patrimonio pubblico serve una sensibilità diversa. Servono progetti, e noi, come Comune di Novi di Modena, che comprende anche le limitrofe frazioni terremotate, Rovereto sulla Secchia e Sant’Antonio in Mercadello, di progetti ne abbiamo molti.

Ma tutto questo, aiutare i cittadini e recuperare il patrimonio storico, comporta delle necessità che per noi sono inderogabili. Per prima cosa, per poter offrire alla popolazione l’assistenza necessaria, serve che gli uffici tecnici siano potenziati. E’ da tempo che ci viene fatto presente dalla nostra collettività quanto il percorso burocratico sia tortuoso, difficoltoso, lento. E siamo noi istituzioni, noi impegnati ‘sul fronte’ a dover fornire tutte le risposte necessarie perché nessuno venga lasciato indietro. So che il commissario alla ricostruzione Vasco Errani ha chiesto al governo Letta diverse modifiche da introdurre nel decreto legge che ha prorogato a tutto il 2014 lo stato di emergenza per le zone terremotate, e riaperto, per le imprese, i termini per accedere al prestito per gli adempimenti fiscali. Ma questa necessità, che esprimiamo con forza, è prioritaria, è al primo posto: serve urgentemente nuovo personale da assumere negli uffici tecnici degli enti locali. Se questo non fosse reso possibile, davvero, noi Comuni terremotati non sapremmo come fare.

Abbiamo bisogno di uomini e donne per velocizzare un processo altrimenti lento e difficoltoso. I dipendenti pubblici dei nostri Comuni hanno svolto un grande lavoro, anzi, dopo anni di denigrazioni, di pregiudizi si sono messi al servizio della popolazione fin dalle prime ore del 20 maggio, dalla mattina alla sera, sette giorni la settimana. E ancora oggi sono qui, sul campo, anche se non possiamo pagare loro gli straordinari. Lavorano gratis, perché lo Stato non ci consente di riconoscere ai nostri dipendenti quanto meriterebbero. Ma abbiamo bisogno di più forza, di più persone da mettere a disposizione dei cittadini, delle imprese, dei commercianti. In questo momento cruciale per la nostra Emilia, a ogni domanda deve seguire una risposta.

Ma c’è un altro punto attorno al quale lavorare, un punto sul quale il governo deve venirci incontro: il patto di stabilità. Abbiamo bisogno di una deroga che ci permetta di spendere le risorse che gli enti, pubblici e privati, e soprattutto tanti cittadini, ci hanno donato. Perché indebitarci quando potremmo attingere a liquidità immediata?

Come il Presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani ha detto qualche giorno fa, in occasione dell’incontro convocato in Viale Aldo Moro, a Bologna, per fare il punto sulla situazione dell’Emilia a un anno dal terremoto, “la ricostruzione è frutto di un grande lavoro di comunità”, e come comunità il territorio, le Provincie e i Comuni devono ricostruire ciò che i fenomeni sismici hanno distrutto. Con i cittadini e per i cittadini. Perché non solo è forte l’esigenza di recuperare il nostro patrimonio pubblico, che tanto ha sofferto i danni provocati da quelle terribili scosse, ma è pressante anche la volontà restituire la propria casa a tutti coloro che l’hanno perduta. Che hanno dovuto necessariamente abbandonarla.

Per raggiungere questi due obiettivi c’è molto da fare, e servono risorse: economiche e umane. Perché non possiamo avere in guerra poco più di ciò che avevamo a disposizione in tempo di pace. L’economia, il lavoro: sono le basi per ricostruire una città. Certo, sappiamo che le procedure sono complesse per tutti, per le aziende come per i cittadini, ma dobbiamo poter spiegare alla popolazione che c’è una volontà alla base di quel sistema tanto faticosamente costruito dalla Regione, che ora sta andando a regime: quella di difendere il nostro territorio da interessi illegittimi e mafiosi. Noi non siamo una terra di mafia, ma la mafia c’è e non possiamo nasconderlo. Allora, dobbiamo preservare le nostre risorse da appetiti di questo genere, dall’illegalità, dalla criminalità organizzata, agendo quanto più possibile nella direzione della trasparenza e della piena tracciabilità di tutte le operazioni fatte per ricostruire.

Ci vorrà tempo, quindi, per riconquistare la nostra terra. E ci servirà ancora aiuto. Ma non siamo gente che si arrende, noi emiliani. E nonostante tutte le difficoltà che quest’anno, oltre alla crisi economica, abbiamo dovuto affrontare, nonostante tutti gli ostacoli che dovremo superare in futuro, mese dopo mese, anno dopo anno, sono convinta che ce la faremo.