Donne di Fatto

Un po’ segretaria e un po’ blogger di cucina. Il futuro? “Magari cuoca free lance”

La storia di Anna Buganè che cerca una strada per il futuro tra i fornelli. Intanto raccoglie le sue "Ricette precarie": piatti semplici, economici, pensati per chi "deve e sceglie di dosare tutto". E offre consigli per l'autoproduzione: dalle marmellate al dado di carne

Non è semplice decidere cosa fare da grande. “Penso che potrei diventare una cuoca free lance”, dice Anna Buganè. Non ne è ancora certa, ma dopo un anno da foodblogger su CucinaPrecaria.it crede di aver trovato la propria strada. “Mi hanno dato della radical chic – dice preoccupata – ma io sono stata senza lavoro per sei mesi e dopo avere ricevuto solo offerte per posizioni part-time ho accettato. Mezza giornata sono segretaria in uno studio medico, l’altra metà del tempo la dedico al blog, che è un investimento”. Ma non pensate che non costi sacrifici: “Sto valutando se vendere la macchina per pagarmi un corso di cucina”.

A 27 anni la vita di Anna, nata e cresciuta ad Alba (in provincia di Cuneo), è un cantiere aperto. Precaria per vocazione – “ho avuto difficoltà a capire quale fosse la mia strada, così ho fatto tanti lavori per vedere dove potevo collocarmi meglio, altri perché bisogna mantenersi” – e per scelta degli altri – nessuno le ha mai proposto un contratto a tempo indeterminato – quando si è fermata a pensare quale titolo fosse più adatto a definire il suo sito non ha avuto dubbi: Cucina precaria. “Non volevo pormi come una bandiera che rappresentasse il disagio di una generazione”, spiega, “con ‘precaria’ intendo una condizione lavorativa ed esistenziale” che caratterizza il nostro tempo, “non volevo caricare la parola di tristezza e ansia, ma porla come un’opportunità. Io ad un certo punto mi sono detta o subisco questa condizione o provo a fare qualcosa per renderla più piacevole”. Il blog è nato per questo.

Qui Anna raccoglie le sue “Ricette precarie”, piatti semplici, economici, pensati per chi “deve e sceglie di dosare tutto”. C’è una variante del pollo al curry – “un classico delle cucine precarie” – e decine di ricette che cominciano ricordando che in cucina non si butta via niente. “Chi è precario ha un potere di acquisto più basso, ma non per questo deve rinunciare alla qualità – spiega la blogger – io stessa ho ridotto il consumo della carne a una volta alla settimana, a patto di acquistarla dal macellaio, perché voglio che sia un buon prodotto. Per compensare introduco nella mia dieta una serie di legumi che sono un’ottima alternativa”. Alle ricette si affiancano i consigli per l’autoproduzione di alimenti che di solito si comperano al supermercato – come le marmellate e il dado di carne – e la cronaca dei successi e delle sventure del suo orto in terrazzo.

Da qualche settimana CucinaPrecaria.it ha anche una rubrica, nata sotto il motto “Stay hungry, stay choosy”. Si chiama “Precari si nasce” e raccoglierà le storie di chi non rinuncia ai propri sogni nonostante il percorso per arrivare alla meta si riveli più lungo del previsto. “Conosco persone che per seguire le proprie passioni hanno fatto dei grandi sacrifici. Una mia amica si è venduta il divano per pagarsi un corso da nutrizionista. Altri imparano a reinventarsi ogni giorno”, dice.

Quanto ad Anna, il suo sogno è la cucina e forse rinuncerà all’auto per realizzarlo. “L’alberghiero era stata una buona intuizione”, ammette la blogger, che ha passato l’adolescenza nelle aule dell’Istituto Alberghiero Giovanni Giolitti di Mondovì (Cuneo), “poi ho scelto un’altra strada convinta che la cucina fosse solo fare il cuoco”. Col tempo ha scoperto che si può cucinare per gli altri, ma senza chiudersi in una cucina ogni giorno alla stessa ora. Adesso organizza delle cene (l’ultima è la cena per FarLE incontrare), dei corsi, degli eventi per mettere in contatto persone che non si conoscono attraverso il cibo. Come i pranzi e le cene di famiglia che ogni volta “creavano sempre delle belle connessioni” o il gruppo di lavoro di sole donne intente a preparare i “ravioli del plin” per il menù del giovedì all’agriturismo in cui ha lavorato qualche anno fa. “Si cucinava, si chiacchierava e, a poco a poco, si imparava a conoscersi”.