Politica

Governo Letta, lista ministri: Alfano Interni, Esteri Bonino, Giustizia Cancellieri

Il segretario Pdl è anche ministro degli Interni. Mauro alla Difesa, Saccomanni all'Economia, Zanonato allo Sviluppo Economico, Lupi a Infrastrutture e Trasporti, l'Agricoltura alla Di Girolamo, l'Ambiente a Orlando. Il ministro del Lavoro sarà il presidente dell'Istat Giovannini. Alla Salute Beatrice Lorenzin

Alfano al Viminale, Cancellieri alla Giustizia, Saccomanni all’Economia, Bonino agli Esteri. Era ed è l’unico governo possibile, ha spiegato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Enrico Letta (“il vero artefice di questo governo” l’ha definito il capo dello Stato) ha sciolto la riserva ed è il nuovo presidente del Consiglio. Domani alle 11,30 giurerà insieme al resto della squadra di ministri, mentre tra lunedì e martedì chiederà la fiducia alla Camera e al Senato.

Nasce, dunque, il governo di Enrico Letta. Un governo “politico”, con “record di presenza femminile”: 21 ministri, tra cui sette donne. Nove vanno al Pd, 5 al Pdl, 3 a Scelta civica e quattro sono i nome di alto profilo, anche a livello internazionale, come aveva auspicato il presidente della Repubblica. La lista dei ministri conferma solo in parte le voci che sono girate nelle ultime ore sulla bozza con la quale Letta si è presentato nel pomeriggio al Quirinale. Ci sono molte donne, l’età dei ministri si è considerevolmente abbassa. Ci sono il primo ministro di colore della storia della Repubblica e la prima olimpionica ministro, Josefa Idem. Ci sono tre personalità che non sono state scelte dalle file dei partiti che concorreranno a sostenere il governo: il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, il direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni e la radicale Emma Bonino.

Questa la lista illustrata dal capo del governo Letta. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio sarà Filippo Patroni Griffi (ex ministro alla Funzione Pubblica nel governo Monti).

 Partiamo dai ministeri senza portafoglio. Il ministro alla Pubblica Amministrazione e all’Innovazione è Giampiero D’Alia, la delega agli Affari regionali andrà a Graziano Delrio, le Pari Opportunità, il Turismo e lo Sport andranno a Josefa Idem, la Coesione Territoriale a Carlo Trigilia, ministro per i Rapporti con il Parlamento e il coordinamento del lavoro dell’esecutivo sarà Dario Franceschini, alle Riforme Istituzionali andrà Gaetano Quagliariello, all’Integrazione la democratica di origine congolese Cecile Kyenge. L’unica conferma è quella per gli Affari Europei dove resterà il ministro del governo Monti, Enzo Moavero Milanesi.

I ministeri con portafoglio. Agli Interni Angelino Alfano (sarà anche vicepresidente del Consiglio), agli Esteri Emma Bonino, all’Economia Fabrizio Saccomanni, alla Giustizia Anna Maria Cancellieri, alla Difesa Mario Mauro, allo Sviluppo Flavio Zanonato, alle Infrastrutture e ai Trasporti Maurizio Lupi, all’Agricoltura Nunzia De Girolamo, all’Ambiente Andrea Orlando, al Lavoro e al Welfare Enrico Giovannini, all’Istruzione Maria Chiara Carrozza, ai Beni Culturali Massimo Bray e alla Salute Beatrice Lorenzin.

FILIPPO PATRONI GRIFFI (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) – Nato a Napoli nel 1955, ex presidente di Sezione del Consiglio di Stato, è il ministro uscente alla Pubblica Amministrazione. E’ stato magistrato ordinario e referendario di Tribunale amministrativo regionale. Tra gli incarichi istituzionali ricoperti: segretario generale del Garante per la Privacy; capo di gabinetto della Funzione pubblica con il Ministro Brunetta; Capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio nel Governo Prodi; capo dell’ufficio legislativo della Funzione pubblica con i Ministri Cassese, Frattini, Motzo, Bassanini; capo di gabinetto del Ministro per le riforme istituzionali Amato; Capo del Nucleo per la semplificazione delle norme e delle procedure. Autore di studi in materia di diritto e processo amministrativo, di organizzazione e di lavoro pubblico, è componente del comitato scientifico di riviste giuridiche ed è stato relatore per il Consiglio di Stato italiano in numerosi incontri internazionali tra Consigli di Stato e Corti amministrative supreme.

FABRIZIO SACCOMANNI (Economia e Finanze) – Nato a Roma nel 1942. Economista di fama internazionale, Saccomanni è il direttore generale della Banca d’Italia dal 2 ottobre 2006.. Ha lavorato per 5 anni al Fondo Monetario Internazionale. Laureato alla Bocconi, è supplente del governatore nel consiglio direttivo della Banca Centrale Europea. Per tre anni (2003-2006) è stato vice presidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo a Londra. Saccomanni, sul piano più strettamente umano, è noto anche per essere un personaggio molto pacato e che possiede il pregio di saper spiegare con parole estremamente semplici le dinamiche oltremodo complesse della finanza internazionale e dei mercati monetari.

ANGELINO ALFANO (Interni) – Il segretario del Pdl è nato ad Agrigento nel 1970. Laureato alla Cattolica di Milano, è avvocato e giornalista pubblicista dal 1989 avendo collaborato con numerose testate regionali e nazionali. Nel 1994 viene eletto consigliere provinciale nel collegio di Agrigento, svolge la funzione di Presidente della commissione affari generali ed è il coordinatore del “Polo delle Libertà” in consiglio. Nel 1996 è eletto deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, è il più giovane componente. Presiede il gruppo parlamentare di Forza Italia all’Ars dal 1998 al 2001. Nel 2001 è eletto deputato al Parlamento nella Sicilia occidentale, nella lista di Forza Italia. Nel febbraio del 2005 viene nominato coordinatore regionale di Forza Italia per la Sicilia, incarico dal quale si dimette il 7 maggio 2008. Viene, nello stesso anno, rieletto deputato con il Pdl. Il 7 maggio 2008 è nominato ministro della Giustizia. E’ il più giovane ministro della Giustizia nella storia della Repubblica. Eletto segretario politico del Pdl nel 2011 lascia l’incarico di Guardasigilli.

EMMA BONINO (Esteri) – Nata a Bra nel 1948, laureata alla Bocconi. Entra in politica giovanissima e nel 1976, a 28 anni, viene eletta alla Camera con il Partito Radicale. Tre anni viene eletta al Parlamento europeo. Nel 1989 diviene presidente del Partito Radicale Transnazionale, carica che ricopre fino al 1993. Da sottolineare come nel 1991 la Camera dei Deputati italiana approva una mozione a sua prima firma che impegna il governo a impedire la proliferazione delle armi convenzionali e in particolare delle mine antiuomo. Nel 1993, anno in cui incontra per la prima volta il Dalai Lama, Bonino assume la carica di segretario del Partito Radicale, mentre nel 1994 è eletta in Parlamento con il Polo delle Libertà E’ invece del gennaio 1995 la nomina a Commissario europeo per gli aiuti umanitari, la politica dei consumatori e la pesca, su indicazione del governo guidato da Silvio Berlusconi. A distanza di due giorni dall’insediamento, vola nella ex Jugoslavia, denunciando l’impotenza dell’Europa e il disinteresse dell’Onu rispetto alla cronicizzazione della guerra nei Balcani e alla pulizia etnica in corso. Bonino lascerà l’incarico nel 1999. Nello stesso anno ha partecipato alle elezioni europee con una lista che portava il suo nome ottenendo l’8,5% dei voti e diventando la quarta forza politica nazionale. Risultato non replicato alle politiche del 2001. Tornerà in Parlamento nel 2006 quando si candiderà con la lista della Rosa nel Pugno, un partito nato dall’unione di Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani. Lo stesso anno viene nominata ministro delle Politiche Europee e del Commercio internazionale del governo Prodi II. Capolista del Pd in Piemonte alle politiche del 2008, viene eletta al Senato di cui sarà vicepresidente. E’ invece del 2010 il tentativo di conquistare la Regione Lazio, ma è stata sconfitta dalla Polverini.

ANNA MARIA CANCELLIERI (Giustizia) – E’ nata a Roma nel 1943, già ministro dell’Interno nel governo Monti, è prefetto dal 1993. Nata in una famiglia di emigrati italiani in Libia, appena diplomata è entrata alla Presidenza del Consiglio grazie a un concorso. Nel 1972 è entrata nell’amministrazione del ministero dell’Interno. Viene nominata prefetto il 1 settembre 1993. Nel 1994 è commissario straordinario a Parma. E’ stata prefetto di Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania, Genova, Parma e Bologna. A Bologna, in soli 20 giorni ottiene ciò che tre giunte non erano riuscite ad ottenere: lo sblocco dell’iter per la costruzione della metropolitana bolognese. A Catania si segnala per la gestione del delicato periodo che seguì l’uccisione dell’ispettore di polizia Filippo Raciti nel 2007. Dal 2010 al 2011 è stata nominata commissario prefettizio a Bologna dopo lo scandalo che travolse il sindaco Flavio Delbono, fino alle nuove elezioni. Dal 20 ottobre 2011 è stata nuovamente commissario prefettizio a Parma in seguito alle dimissioni del sindaco Pietro Vignali, ma è rimasta meno di un mese, fino alla nomina a Ministro dell’Interno il 16 novembre 2011. Nella storia della Repubblica Italiana è la seconda donna in assoluto, dopo Rosa Russo Iervolino, a ricevere la nomina di Guardasigilli. 

FLAVIO ZANONATO (Sviluppo economico) – Cresciuto in una famiglia di “forti ispirazioni cattoliche”, Flavio Zanonato, sindaco di Padova, è nato nel 1950. Ha il diploma di perito industriale. Durante il periodo studentesco si avvicina al partito comunista. In breve tempo diventa consigliere comunale e segretario provinciale; la sua carriera proseguirà nella Capitale, dove a Botteghe Oscure diventerà direttore del settore immigrazione ed emigrazione. Vent’anni fa diventa per la prima volta sindaco di Padova, grazie a un accordo tra diverse forze politiche. Il secondo mandato arriva due anni dopo, nel 1995, quando invece viene eletto direttamente dai cittadini; quando nel 1999 si presenta di nuovo viene sconfitto al ballottaggio, Nello stesso periodo diventa vice presidente dell’Anci, con delega in materia di lavori pubblici, infrastrutture, urbanistica e catasto. Nel 2004 quando lo scontro si ripete: vince e torna alla guida di Padova. Incarico che ottiene di nuovo nel 2009, quando torna ad essere anche vice presidente dell’Anci.

ENRICO GIOVANNINI (Lavoro) – Presidente dell’Istat, è un economista e statistico di solida formazione. Romano, 55 anni, dopo la laurea in economia alla Sapienza inizia proprio all’Istat la sua formazione professionale, come ricercatore. Dal 1997 al 2000 è direttore del dipartimento delle Statistiche economiche. Nel 2001 assume la posizione di Chief Statistician e direttore della Direzione statistica dell’Ocse, a Parigi. Sotto la sua guida l’Ocse avvia una riforma complessiva del proprio sistema statistico, sviluppando un sistema informativo statistico i cui componenti sono utilizzati da altre istituzioni internazionali tra cui Onu, Fondo Monetario Internazionale, Unesco. Giovannini resta a Parigi fino alla nomina alla presidenza dell’Istat, nel luglio del 2009. Nel marzo 2013 viene nominato dal presidente Napolitano tra i 10 saggi chiamati a formulare proposte programmatiche in tema economico-sociale. Ha ricoperto innumerevoli incarichi in comitati nazionali e internazionali ricoperti da Giovannini al World Economic Forum, nella commissione Stiglitz, all’Onu. 

BEATRICE LORENZIN (Salute) – Nata a Roma nel 1971, Lorenzin inizia la sua carriera nelle fila del movimento giovanile di Forza Italia, in cui entra nel 1996. Nel 2001 è eletta consigliere comunale di Roma. Tra la fine del 2004 e la metà del 2006 è capo della segreteria tecnica di Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l’informazione e l’editoria nel governo Berlusconi III, mentre nel maggio del 2005 è coordinatore regionale di Forza Italia per il Lazio. Eletta alla Camera nel 2008 con il Pdl e riconfermata nel 2013. Torna una donna al timone del ministero della Salute, dopo Tina Anselmi, Maria Pia Garavaglia, Rosy Bindi (quand’era ministero della Sanità) e Livia Turco. E’ iscritta a Vedrò, il “think tank” promosso da Letta. 

MARIO MAURO (Difesa) – Pugliese di San Giovanni Rotondo, 52 anni, Mauro si forma in ambito cattolico. Cresce nelle fila di Comunione e liberazione, di cui resta uno dei rappresentanti più noti nell’attuale panorama politico italiano, condividendo tale origine con Maurizio Lupi e Roberto Formigoni. A 39 anni nel 1999 viene eletto per la prima volta al Parlamento europeo con Forza Italia. Rieletto, è tra i 14 vicepresidenti del Parlamento europeo. Dal 2009 al 2011 è rappresentante personale della presidenza dell’Osce contro razzismo, xenofobia e discriminazione, con particolare riferimento all’intolleranza e alla discriminazione dei cristiani e dei membri di altre religioni. E’ nel gennaio del 2013 che lascia le fila del Pdl per aderire alla nuova formazione politica messa in campo da Mario Monti. Nel suo discorso per annunciare le sue dimissioni da capo delegazione Pdl al Parlamento europeo e dal partito, Mauro critica duramente la ridiscesa in campo di Berlusconi con la sua ricandidatura a premier e il rinsaldarsi dell’alleanza con la Lega Nord, guadagnandosi gli applausi degli esponenti del Ppe. E’ capogruppo al Senato di Scelta Civica e il 30 marzo viene nominato dal Quirinale nel gruppo di lavoro dei dieci saggi, voluti da Napolitano per stilare un programma di proposte in materia istituzionale.

MAURIZIO LUPI (Infrastrutture e trasporti) – Classe 1959, militante di Comunione e Liberazione dal 1990, inizia la carriera politica nella sua città, Milano. Nel 1993 viene eletto consigliere comunale del capoluogo lombardo con la Democrazia cristiana. A partire dal 1997 ricopre l’incarico di assessore all’Urbanistica nella giunta Albertini. Il 13 maggio 2001 viene eletto per la prima volta alla Camera, poi rieletto nelle tornate successive (sarà anche vicepresidente di Montecitorio). Tifoso del Milan e appassionato podista, nel 2009 fonda l’associazione di beneficenza ‘Montecitorio Running Club’, che riunisce oltre 80 deputati di diverso orientamento politico che insieme promuovono la raccolta fondi. Nel 2011 ha pubblicato il libro “La prima politica è vivere”.

MARIA CHIARA CARROZZA (Istruzione, università e ricerca) – Nata a Pisa nel 1965 e proviene dal mondo della ricerca, che ha sempre seguito da vicino prima come ingegnere esperto in robotica, quindi come professore ordinario di Ingegneria nella Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. E’ stata rettore dello stesso ateneo per due mandati, a partire dal 2007 fino al febbraio scorso, 24 ore dopo la sua elezione alla Camera. Dal novembre 2006 è ordinario di Bioingegneria e Robotica al Sant’Anna. Dal novembre 2004 all’ottobre 2007 ha diretto la Divisione Ricerche della stessa Scuola Superiore. E’ stata visiting professor a Vienna, Tokyo e Zheijang (Cina). Nelle scorse settimane ha lanciato il progetto triennale “Iuvo”, del quale è coordinatrice scientifica, da sviluppare con l’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, per realizzare un sistema robotico per favorire la funzionalità motoria degli arti inferiori.

ANDREA ORLANDO (Ambiente) –  Nato a La Spezia nel 1969, è uno dei cosiddetti “giovani turchi” del Pd. Segretario provinciale della Fgci a 30 anni, è eletto consigliere comunale nel Pci, poi nel Pds. Nel 2003 è nella segreteria di Fassino nei Ds e riconfermato nel 2006. Allo scioglimento dei Ds, nel congresso dell’aprile del 2007, segue la linea della maggioranza del partito e del segretario Fassino, e confluisce quindi nel Pd, diventandone il responsabile dell’organizzazione. Alle politiche del 2008 viene rieletto per il Partito Democratico alla Camera. Nel novembre del 2009 Pier Luigi Bersani lo nomina presidente del Forum giustizia del Partito. 

NUNZIA DE GIROLAMO (Agricoltura) – E’ nata a Benevento nel 1975. E’ alla seconda legislatura, dopo l’arrivo in Parlamento nel 2008 come deputata del Pdl, oltreché coordinatore provinciale per la sua città d’origine. Laureata in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, è avvocato. Nella sua biografia le prime righe sono già un programma: “La politica è passione, servizio per la collettività, perseguimento del bene comune è l’arte di governare le società”. Fra le più battagliere esponenti Pdl nei talk show televisivi, il suo matrimonio con il deputato Pd Francesco Boccia è stato uno degli eventi politico-sentimentali della scorsa legislatura.

MASSIMO BRAY (Cultura) – E’ nato a Lecce, ha studiato a Firenze, vive a Roma. Nel 1991 entra all’Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, come redattore responsabile della sezione di Storia moderna dell’Enciclopedia La Piccola Treccani. Nel 1994 ne diviene il direttore editoriale. Dalemiano, è direttore responsabile della rivista “Italianieuropei”. Presiede il consiglio d’amministrazione della Fondazione La Notte della Taranta, che organizza il più grande festival europeo di musica popolare, dedicato al recupero della pizzica salentina e alla sua fusione con altri linguaggi musicali, dalla world music al rock, dal jazz alla sinfonica.

GAETANO QUAGLIARIELLO (Riforme istituzionali) – Nato a Napoli nel 1960, politico e docente, è ordinario di Storia dei partiti politici alla Luiss di Roma. Quagliariello inizia la sua carriera politica nel Partito Radicale, e negli Anni ottanta diventa segretario cittadino a Bari e poi vice-segretario nazionale. Nel 1994 approda a Forza Italia. Sul suo passaggio di partito dichiara: “Gladstone nasce conservatore e diventa laburista, Churchill, il tory, ha un passato laburista. Il mio è un percorso tutto interno al liberalismo”. Tra il 2001 e il 2006 è stato consigliere per gli Affari Culturali del presidente del Senato, Marcello Pera. Sull’esperienza ha dichiarato: “Andare a lavorare con Pera è stata la svolta della mia vita. Prima ero un tranquillo professore”. Nel 2006 eletto senatore in Toscana, diventa membro della commissione Affari Costituzionali, l’anno seguente vota contro la modifica della Costituzione tesa a eliminare definitivamente la possibilità di far ricorso alla pena di morte “nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”. Confermato al Senato nel 2008 e confermato nel febbraio scorso, è stato indicato tra i “saggi” per le riforme istituzionali. Diventò noto al pubblico per l’intervento in Parlamento sulla vicenda di Eluana Englaro.

ENZO MOAVERO MILANESI (Affari europei) – E’ l’unico ministro che resta. Una conferma che si è guadagnato su un campo difficile: quello in cui ha giocato Moavero negli ultimi 17 mesi, in una partita che lo ha visto in prima fila nel riportare l’Italia e la sua reputazione a pieno titolo sui tavoli Ue, mostrando grandi doti da tecnico. Ma soprattutto da abile diplomatico e mediatore, in grado di dribblare in lunghe ed estenuanti trattative – spesso durate giorni e notti – per ridare a Roma non solo un ruolo ma anche un peso in quelle scelte e quei Consigli Europei, chiamati a portare il vecchio continente fuori dalla crisi, all’insegna di un difficile equilibrio tra conti, rigore e necessità di crescita. Moavero, per anni braccio destro di Monti di cui è stato capo di gabinetto ai tempi della Commissione Ue, era stato voluto nel governo uscente dallo stesso Monti che, nel novembre del 2011, aveva pensato per lui anche ad un incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, poi assegnato a Antonio Catricalà.

Considerato da molti come una sorta di alter ego giuridico di Monti, il riconfermato ministro degli Affari Ue – 58 anni, sposato e padre di tre figli – all’inizio della sua carriera è stato a Yale. Poi è arrivata la specializzazione al College de France di Bruges in diritto comunitario e quella in diritto internazionale, alla University of Texas, a Dallas. Nel 1993 è entrato, a meno di 30 anni, come funzionario della Direzione generale della Concorrenza della Commissione dell’allora Ce. In veste di consigliere dei governi Amato e Ciampi dal 1992 al 1994, è tornato spesso a Roma. L’incontro con Monti risale al 1995 quando il commissario per il mercato interno, appena nominato, lo chiamò a capo del suo gabinetto. Per poi portarselo dietro anche dopo quando il professore assume la guida della Commissione alla concorrenza. Nel 2002, Moavero viene nominato segretario generale aggiunto della Commissione Europea. Dal 2005 al 2006 diventa direttore generale dell’Ufficio dei Consiglieri per le Politiche Europee della Commissione, per poi giurare a Lussemburgo come giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia della Ue. ‘Moàverò (si legge così: con l’accento sulla “a”, hanno tenuto a precisare più volte i suoi conterranei) è diretto discendente dei Bocconi. Di quella famiglia cioè che, partendo da Cavenago, finì per fondare a Milano la Rinascente prima e la Bocconi poi.

GIANPIERO D’ALIA (Pubblica amministrazione) – Uomo forte dell’Udc in Sicilia, avvocato di Messina, nato nel 1966. Per la politica è un vero e proprio figlio d’arte: suo padre, Salvatore D’Alia, morto appena il 20 marzo scorso, è stato deputato della Dc, e poi del Ccd. Gianpiero è eletto per la prima volta alla Camera nel 2001, e diventa sottosegretario alla Difesa del terzo governo Berlusconi. Nella legislatura successiva, è componente della commissione Affari costituzionali del Senato e del Copasir. Nella scorsa legislatura è stato vice presidente dei senatori Udc. In base alle statistiche, risulta il senatore con il tasso di produttività più alto.

DARIO FRANCESCHINI (Rapporti con il Parlamento) – Dice sì “ad un amico vero che gli chiede una mano in un’avventura difficile” dice Franceschini. Avvocato, scrittore, politico, a favore del dialogo con Silvio Berlusconi, è nato a Ferrara nel 58. Segretario del Pd nel 2009 e capogruppo fino al 2013. Il padre Giorgio fu partigiano bianco e deputato per la Dc dal 1953 al 1958. Nel 1994 dà vita a Ferrara a una delle prime giunte di centrosinistra d’Italia, divenendo Assessore alla Cultura e al Turismo. Alle elezioni politiche del 2001 viene eletto deputato nel collegio maggioritario di Ferrara. Tra i fondatori della Margherita, nel luglio 2001 entra a far parte del comitato costituente del partito, del quale diventa coordinatore dell’esecutivo nazionale. Con la nascita del Partito Democratico il 14 ottobre 2007 e l’ascesa alla segreteria di Walter Veltroni, è divenuto vicesegretario nazionale del nuovo partito. Il 25 ottobre 2009 alle primarie del Pd ottiene oltre un milione di voti, pari al 34% dei consensi, venendo superato da Bersani che diventa quindi il nuovo segretario.

JOSEFA IDEM (Pari opportunità, turismo e sport) – Nata nel 1964 a Goch, in Germania, nel 1964, naturalizzata italiana a partire dal 1990, nella specialità del kayak individuale vanta 35 medaglie tra Olimpiadi, mondiali ed europei. E’ la prima ed unica donna nella storia della canoa italiana che ha vinto un Campionato Mondiale e una Olimpiade. Smessa l’attività sportiva, ha rivolto il proprio interesse a livello civile e politico, soprattutto nella regione nella quale risiede ormai da anni, l’Emilia Romagna, oltre che nella città di Ravenna. Il 2001 è l’anno della sua entrata in politica. Josefa Idem si candida per le liste dell’Ulivo e viene eletta al Comune di Ravenna, città nella quale risiede da anni, divenendo assessore allo Sport. Mantiene la carica fino al 2007. Nel dicembre 2012 Josefa Idem si presenta alle primarie del Partito democratico, indette per scegliere i candidati al Parlamento italiano. Idem ottiene 9.382 preferenze, risultando la più votata in provincia di Ravenna con il 62% delle preferenze. Nelle elezioni dello scorso febbraio è stata eletta senatrice del Pd.

GRAZIANO DELRIO (Affari regionali) – Nato nel 1960 a Reggio Emilia, è laureato in medicina, specializzato in endocrinologia. Ricercatore universitario con studi in Gran Bretagna e Israele, padre di nove figli, è cresciuto nel quartiere della Rosta Vecchia, dove – dice di sé – ha “respirato” i valori della sinistra riformista, del cattolicesimo democratico e dell’impegno sociale. Con l’Associazione Giorgio La Pira, di cui è stato fondatore e presidente, ha promosso iniziative culturali e di solidarietà. E’ stato eletto in consiglio comunale a Reggio Emilia nel 1999 e consigliere regionale nel 2000, diventando presidente della Commissione sanità e politiche sociali della Regione Emilia Romagna. Nel 2004 l’elezione a sindaco di Reggio Emilia con il 63% con l’Unione, e, durante il mandato, l’incarico di vicepresidente Anci con delega al welfare. Nel 2009 la riconferma con il 52,4%, l’incarico di vicepresidente Anci con delega al personale, poi alla finanza, quindi l’elezione a presidente al congresso Anci nell’ottobre 2011 a Brindisi.

CARLO TRIGILIA (Coesione territoriale) – Sociologo, 62 anni, originario di Siracusa, è professore ordinario di sociologia economica all’università di Firenze. Ha insegnato negli atenei di Palermo, Trento e Harvard University. Presidente della Fondazione Res, Istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia. E’ anche nel comitato di direzione della rivista Il Mulino. Il professor Trigilia ha studiato lo sviluppo territoriale in Italia con ricerche sulle regioni di piccola impresa della Terza Italia e del Mezzogiorno. Più di recente si è occupato del tema dello sviluppo locale e dei distretti high-tech in Europa e delle reti sociali nei processi di innovazione. Numerose le pubblicazioni. Tra queste il saggio uscito nel 2012 “Non c’è Nord senza Sud” (ed. Il Mulino) in cui sostiene che la crescita dell’Italia si decide nel Mezzogiorno e che il Paese non avrà uno sviluppo solido se nel Mezzogiorno non si avvierà una crescita capace di autosostenersi.

CECILE KYENGE (Integrazione) – E’ nata a Kambove in Congo 49 anni fa ed è un medico oculista. Modenese, vive a Castelfranco dell’Emilia, ed è da tempo impegnata in politica, prima nei Ds, poi nel Pd. Già responsabile regionale per l’immigrazione nel Pd, è consigliere provinciale a Modena, è stata eletta deputata lo scorso febbraio, sola parlamentare di colore della diciassettesima Legislatura alla Camera. Prima donna di origine africana a sedere in Parlamento Kyenge è sposata e madre di due figlie, è laureata in medicina e chirurgia, specializzata in oculistica. Lo scorso 8 marzo, proprio nel giorno della Festa della Donna, la deputata del Pd e neo ministro era stata raggiunta da insulti razzisti rivolti su Facebook da un esponente della Lega Nord anche a Khalid Chaouki, responsabile Nuovi Italiani del Pd. Sempre a marzo Kyenge è stata una dei quattro firmatari – oltre a Pierluigi Bersani, Khalid Chaouki e Roberto Speranza – della proposta di legge depositata alla Camera sul riconoscimento della cittadinanza agli immigrati, uno degli otto punti che lo stesso Bersani aveva proposto per il governo. La proposta di legge contempla il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da stranieri residenti da almeno 5 anni e della possibilità di richiederla anche per chi non è nato in Italia ma vi è cresciuto.