Società

Reddito di cittadinanza e felicità: un paio di idee

-Eliminare le bombe nucleari dal territorio italiano, devolvere i risparmi sul lavoro;

-eliminare le differenze enormi tra il livello di salario/pensione minima e quello del salario/pensione massima (penso a quelli di politici e manager di enti pubblici); stabilire cioè un massimo (Angela Merkel ad esempio guadagna circa 200.000/anno, mi pare sia un terzo di quel che prende il presidente di una nostra Regione);

-ridistribuire il risparmio così ottenuto (che sarebbe enorme) tra tutti, col reddito di cittadinanza;

-salvare così il consumo interno: le macchine sostituiscono l’essere umano nel produrre, ma non nel consumare, un “lavoro”, quest’ultimo, che per il ciclo economico è altrettanto importante.

Nei paesi in cui una sorta di reddito di cittadinanza, in una qualche forma, esiste, si abbassa la disperazione, il disagio sociale e la criminalità. In questi paesi il divario tra minimi e massimi percepibili è molto minore che da noi. Il che ha effetti dimostrati, da un punto di vista sociologico, sulla criminalità, come spiega un libro di Richard Wilkinson, La misura dell’anima. Perché le diseguaglianze rendono le società più infelici di pochi anni fa, recentemente uscito in nuova edizione. Questo lavoro è il risultato di decenni di ricerche e comparazioni statistiche tra dati raccolti nei principali paesi sviluppati. In questo momento di crisi, e quindi di potenziale ri-inizio, sono dati che ci possono ispirare e invitarci a muoverci verso una nuova direzione.

Certo il reddito di cittadinanza implica trasparenza, una riorganizzazione di tutto il sistema entrate-uscite. Ma abbasserebbe immediatamente la disperazione diffusa.

Alcuni di noi conoscono forse piccoli imprenditori che non solo non hanno più lavoro e fanno fatica a pagare l’affitto, ma si sentono dire dal commercialista che la loro situazione è incongrua, perché per il fisco “devono guadagnare almeno x”, come negli anni passati.

Mi si può rispondere, forse: “E se tutte queste cose fossero intoccabili, se fossero i più grandi interessi internazionali e dei grandi personaggi politici di fama mondiale?”Nel credere che qualcosa sia intoccabile non contribuiamo, col nostro microscopico contributo, a renderla tale?

Idee davvero ingenue, insomma, quelle che espongo. Tuttavia: le idee servono se sono diverse dalla realtà, per “spingerla” a evolversi.