Politica

Napolitano bis: la casta prende tempo

Il quadro post elezioni politiche avrebbe imposto il ritorno alle urne, ma ci sarebbe stato un effetto ballottaggio, in cui parte dei non votanti prima scettici in un cambiamento e chi aveva disperso voti su piccoli movimenti di protesta oggi quasi scomparsi, avrebbe votato M5s, con il rischio concreto che divenisse il primo partito in Parlamento.

Così i partiti (e il presidente Giorgio Napolitano) hanno scartato l’ipotesi nuove elezioni nonostante l’impossibilità di formare un governo e Napolitano ha affidato ai dieci “saggi” l’incarico di menare il can per l’aia, pardon, proporre riforme che spetterebbe agli eletti ideare.

Oggi che il Pd non ha saputo cogliere il vento del cambiamento ovvero non ha voluto coglierlo, preferendo rivolgersi a destra piuttosto che verso la direzione indicata dai propri stessi elettori, ancora una volta la casta prende tempo con un Napolitano bis.

Scorrendo i giornali in questi mesi, è apparso chiaro che uno degli scopi del prendere tempo è stato tentare di delegittimare gli eletti del Movimento 5 Stelle e, in assenza di significativi scivoloni degli stessi, si è provveduto con servizi “gossippari” (anche sui maggiori quotidiani nazionali), che hanno seguito i parlamentari M5s ovunque, cogliendone ogni minima sbavatura e riportandola in prima pagina come se si fosse trattato di scandali miliardari o criminali.

Così “Crimi si addormenta in aula” (mentre alcuni deputati del passato usavano droghe varie per tenersi desti fra una trasferta ed una seduta fiume) e a Lombardi scappa di ricordare al collega che deve autodefinirsi “cittadino”! Per non parlare dell’errore di sintassi di Di Maio (dimenticando l’ignoranza della casta riguardo ai fondamenti della Repubblica portata alla luce da Le Iene), oppure del cinque stelle che va in Tv violando la consegna del Movimento (certo, meglio quei parlamentari che nei decenni scorsi hanno violato i codici morali propagandati dai loro partiti rubando, lasciandosi corrompere, frequentando squillo e meglio ancora quelli che hanno invece seguito le consegne dei loro partiti incendiando tende con nomadi o usando la bandiera per pulirsi il…)

Scandalosi comportamenti, quelli dei M5S, non c’é che dire, la cui ripetizione e stigmatizzazione sui media qualcuno spera demolisca nell’immaginario collettivo un movimento nuovo, fatto da gente come la gente che li ha votati. Per non parlare dei riferimenti a Grillo, che in una didascalia di un quotidiano nazionale “indipendente” definiva “il noto comico” mentre stava facendo un comizio ai suoi da leader del movimento.

Certo il Movimento 5 stelle fa i suoi errori, errori spesso causati dall’inesperienza e dalla volontà di apparire diversi (in quanto effettivamente diversi) che è insieme il collante e il limite di questi nuovi parlamentari provenienti da aree ideologiche differenti. Ma si tratta di errori, non di scelte criminali come quelle che hanno contraddistinto in questi decenni singoli politici o interi governi.

E non lo dico per spezzare una lancia a favore dei Cinquestelle, ma per manifestare disgusto verso una classe politica, soprattutto quella di sinistra, che, invece di arrendersi al nuovo preferisce (continuare ad) usare mezzucci meschini. E per certa stampa che la accontenta…