Politica

Presidente Repubblica, ipotesi accordo: “Marini al Colle, Berlusconi senatore a vita”

E' la tesi del "maxi inciucio": il Cavaliere sarebbe nominato tra coloro che hanno "illustrato la Patria" per un'operazione di riappacificazione nazionale che prevedrebbe lo stesso riconoscimento per Romano Prodi

Potrebbe non essere finita qui. Quello che viene ritenuto il “suicidio” del Pd potrebbe non terminare con la “sola” elezione di Franco Marini come presidente della Repubblica. Il Partito Democratico potrebbe definitivamente affondare (dato che a implosione è già messo abbastanza bene) con uno scenario che fa rabbrividire – e non c’è bisogno di sondaggi o primarie – la base elettorale del centrosinistra. Rabbrividire, ma forse anche saltare sulle barricate. Marini al Colle, Silvio Berlusconi senatore a vita. Un’operazione di appeasement, per coprire con un tappeto e per sempre le faide durante vent’anni. Una riappacificazione nazionale attraverso un maxi inciucio.

Berlusconi infatti troverebbe “garanzie” (dai processi in corso) sedendo accanto a Ciampi e Napolitano. Sistemandosi agli stessi scranni che furono, tra gli altri, di Rita Levi Montalcini, Norberto Bobbio, Eugenio Montale, Pietro Nenni, Ferruccio Parri, Giovanni Agnelli. Chiuderebbe la missione – per incorniciare il tutto – la simultanea nomina a vita a Palazzo Madama per Romano Prodi che – a prescindere dal merito – è colui che ha portato l’Italia nell’euro e che è stato l’unico a battere alle elezioni proprio il Cavaliere.

Il capo del Pdl, così, dopo aver avuto a che fare a partire dal 1994 con l’articolo 54 della Costituzione (quello delle funzioni pubbliche da adempiere “con disciplina ed onore”), finirebbe anche per impersonare anche il 59: per aver “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.

Finirebbe per trovare concretezza, dunque, l’idea di Rino Formica di un paio d’anni fa. L’anziano socialista aveva proposto la stessa cosa scrivendo al Foglio di Giuliano Ferrara: è l’unico modo per mettere finalmente a riposo il Cavaliere, era il ragionamento accolto con entusiasmo perfino da Gad Lerner. Ma ancora prima, in tempi non sospetti (nel 2006), fu Velina Rossa, il foglio parlamentare vicino a Massimo D’Alema, a lanciare quello che rimase un banale ballon d’essai: “La nomina – scriveva il giornale – sarebbe in parte un riconoscimento per la sua notoria attività imprenditoriale e in secondo luogo anche per i ruoli politici ricoperti negli ultimi tempi”.