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Attentato Boston, identikit di una strage cristiana?

Alle reclute viene detto che Dio ha aggiunto alla Costituzione americana il diritto di portare le armi per una ragione importante: se mai venisse il momento in cui il governo deviasse dal suo scopo costituzionale cristiano, la gente in possesso di armi dovrebbe usarle per costringere il governo a tornare sulla retta via. I cristiani fondamentalisti che mantengono questa visione teocratica del governo sono chiamati “dominionisti”. Anche i fedeli di Christian Identity sono dominionisti, ma la differenza è che essi desiderano stabilire una teocrazia bianca, in cui le loro interpretazioni bibliche diventerebbero la norma.  Sto citando da Harvest of Rage, uno studio di Joel Dyer pubblicato nel 1998 sul problema (e la minaccia, negli Usa) del fondamentalismo cristiano armato (in Italia: Raccolti di rabbia, Fazi Editore).
E nel farlo sto spostando la mia riflessione su ciò che è appena successo a Boston, verso una delle due risposte: terrorismo interno.

Poiché il governo americano tarderà a prendere apertamente questa strada, mi rendo conto che corro il rischio di offrire una tesi invece che una risposta bilanciata e attenta a tutti i riflessi possibili. Ma io penso che Dyer, l’autore che ho appena citato, abbia visto giusto quando da giornalista investigativo specializzato nella vita agricola americana, si è accorto che stava nascendo e diffondendosi una nuova cultura. È un peccato che non si siano avventurati lungo lo stesso percorso i giornalisti, i sociologi, ma anche i detective federali che avrebbero potuto scoprire ben di più che la responsabilità, l’arresto e la condanna di una o due persone, colpevoli ma senza mandanti e senza il sostegno di alcuno, dopo ogni tragico evento religioso-politico americano, dall’uccisione di medici ginecologi considerati nemici della vita, a magistrati che si spingono a investigare le nuove culture pseudo-cristiane.

I tragici eventi simili alla maratona di Boston, infatti, sono tanti, prima e dopo lo spaventoso choc di quell’11 settembre che si è impadronito (come poteva avvenire diversamente?) di tutta l’emozione e di tutta la forza americana. Quasi solo giornalisti non americani (nelle dirette televisive subito dopo Boston, in cui si potevano alternare i telegiornali americani e telegiornali europei) si sono ricordati di questa sequenza di eventi: aprile è il mese di molte grandi scadenze del fondamentalismo cristiano che fa capo a Christian Identity: 29 aprile 1993, l’assedio della polizia federale alla chiesa-fortino di Waco, che il pastore David Koresh aveva riempito di armi automatiche e di seguaci, tra cui molte donne e bambini, e ha preferito che tutti saltassero in aria piuttosto che arrendersi a ZOG (il governo sionista americano, nel linguaggio di quel cristianesimo); 29 aprile 1995, l’esplosione del palazzo federale (dunque del governo di ZOG) di Oklahoma City, 168 morti, oltre a tutti i bambini dell’asilo e scuola elementare interna all’edificio; il 15 aprile è il giorno delle tasse, ovvero l’ultimo giorno per presentare il proprio modulo di denuncia, una scadenza sgradita di cui si parla tutto l’anno in tutta l’America, ma che, per i Fondamentalisti è un modo di sottrarre risorse a Dio per darle a Satana. Chi è Satana, per questa parte malata della cultura cristiana americana? “Ebrei e neri sono quel che sono. È stato Dio a scegliere di fare degli ebrei la prole di Satana, e dei neri degli animali, non lo abbiamo scelto noi” (Tim Hauser, Christian Identity, 1996).

Ma questo aprile è anche il mese in cui il presidente Obama ha lanciato un’appassionata campagna contro la libera circolazione delle armi. E il presidente americano, per la prima volta nella storia di questo Paese, è un nero. Per capire se ci sia un legame fra l’oscuro e profondo sottomondo del “dominionismo” cristiano e la vita politica americana di ogni giorno, basti pensare ai Tea Party. La durezza violenta e aggressiva di quei militanti, che al momento sembrano un po’ tenuti a bada dal Partito repubblicano regolare, non può essere il frutto del cattivo carattere o dell’inclinazione rissosa di alcuni. Nella predicazione del Tea Party emergono continuamente parole, modi dire, gerghi che si possono ritrovare solo nelle investigazioni e nel lavoro giornalistico dei pochi autori come Joel Dyer.

È chiaro, in quello che dico, che una profonda e diffusa esitazione trattiene la cultura americana dal guardare fino in fondo al vasto deposito di pregiudizio razziale, culturale, religioso che si intravede nel “dominionismo” cristiano (la forma estrema di fondamentalismo) e in Christian Identity. Però questi sono anche i giorni di una lunga investigazione su fatti criminali completamente nuovi: l’uccisione di magistrati. Due procuratori distrettuali sono stati assassinati nelle scorse settimane in Texas (uno in casa con la moglie, eliminati entrambi ). Si sa che gli esecutori provengono dal mondo e dalla cultura di cui stiamo parlando, ma le indagini sono finora andate a vuoto.

Del resto, dalla famosa e celebre mattanza di Columbine fino alla strage di bambini, avvenuta da poco a Newtown, nel Connecticut si è mai trovato un complice, un legame, un ambiente che può avere formato o facilitato questi episodi che sembrano solo follia isolata? Torniamo sempre all’esplosione di Oklahoma City: un solo arrestato, il soldato Mc Veight, un solo condannato a morte, una sentenza eseguita subito, che ha evitato di discutere se Mc Veight fosse o no (come tutto faceva pensare) un militante di Christian Identity. Sarà semplice ed esemplare il percorso investigativo e la conclusione della vicenda se gli attentatori di Boston non risulteranno cristiani. Ma se lo sono?

Il Fatto Quotidiano, 17 Aprile 2013