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Usa, il discorso di Michelle Obama contro le armi

“Hadiya Pendleton ero io, solo che io ho avuto la possibilità di crescere”. Ha fatto fatica, Michelle Obama, a trattenere le lacrime mentre, di fronte ad una platea di 800 persone intervenute ad un’iniziativa per raccogliere fondi a favore di un progetto, lanciato dal sindaco di Chicago, Rahm Emanuel, per combattere la violenza giovanile in città, concludeva il suo discorso. Un progetto importante, da 50 milioni di dollari, con il quale la città spera di reagire, in sintonia con il resto del paese, alla terrificante spirale di violenza di cui sono spesso vittima, giovani innocenti. 

Hadiya Pendleton, aveva 15 anni e una settimana prima di quel 29 gennaio, aveva orgogliosamente marciato con i compagni di scuola, durante la parata organizzata per il giuramento del presidente, a Washington. Una settimana. Giusto il tempo, forse, per raccontare a chi era rimasto a casa, l’emozione e l’orgoglio di essere stata protagonista di un evento così importante. Poi un proiettile l’ha colpita alla schiena, mentre era al parco con degli amici. Il proiettile, e chi lo aveva esploso, l’avevano scambiata per una ragazza appartenente ad una gang rivale. Michelle Obama ha raccontato di Hadiya e di come la vita di quella quindicenne avrebbe potuto essere la sua: cresciuta in una zona di Chicago poco sicura, in una famiglia tutt’altro che ricca, anche lei avrebbe potuto morire come tanti, troppi teenager in città. 

Dopo il suo discorso, Michelle Obama, è andata a visitare la Harper High, una delle scuole più pericolose della città: solo lo scorso anno, 29 studenti di quell’istituto sono stati uccisi. Ventinove in un anno in una sola scuola. 

Oggi, il Congresso inizierà la discussione di una legge bipartisan per un maggior controllo sulle armi: una delle iatture nazionali sostenuta dai miliardi della NRA, la lobby dei signori delle pistole. Per la prima volta, grazie alla determinazione di Barack Obama e del suo vice Joe Biden, e ad un sentimento nazionale finalmente intaccato nella sua arroganza dai fatti di Sandy Hook, si potrà arrivare ad una legge che inizierà (solo inizierà) a limitare la circolazione libera e indiscriminata di armi.

Come cittadina residente a New York City, pensando ad Hadiya, mi sento ogni giorno riconoscente al sindaco Michael Bloomberg e al suo impegno decennale e instancabile, supportato anche con finanze personali, a favore di una città “gun free”. Una città senza armi. Senza la convinzione che sia “legale” andarsene in giro armati. A Ny non è legale. E, guarda caso, da anni questa è una delle metropoli più sicure del paese. E sicuramente una delle più civili.