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Starcraft II, tutti in fila per il videogioco che si è fatto sport

Si è tenuta a Versailles e in altre tre parti del mondo la "Global Invasion", celebrazione indetta in occasione dell'uscita dell'espansione di Starcraft II, videogioco divenuto vero e proprio sport con tanto di giocatori professionisti, commentatori e un giro d'affari milionario

Centro congressi di Versailles, 11 marzo. Sotto la pioggia battente, che entro poche ore si trasformerà in neve, paralizzando quasi completamente i trasporti nella capitale francese, un centinaio di ragazzi attendono pazientemente da quasi 12 ore. Sono bagnati e infreddoliti, ma per nulla disposti a cedere il privilegio di assistere in prima persona alla celebrazione indetta in occasione del lancio di Heart of the Swarm, la prima espansione del videogioco strategico per PC Starcraft II. Affiancato da altre tre celebrazioni gemelle nel resto del mondo (America, Australia e Asia), la Global Invasion si è inserita nelle attività promozionali per il lancio del videogioco, il cui comparto multigiocatore è ormai considerato a pieno diritto come attività competitiva di stampo sportivo e agonistico.

Durante la nottata, il palco del Palais de Congrés si è popolato di alcune delle figure di spicco della comunità eSport (letteralmente, sport elettronico) che si è creata negli anni attorno a Stacraft II e a molti altri giochi competitivi. I giocatori vengono considerati veri e propri “sportivi” della disciplina, si allenano diverse ore ogni giorno e raccolgono proventi dalle vincite dei tornei e dagli sponsor, facendo della loro attività una professione, in alcuni casi anche molto remunerativa. Basti pensare al giovane giocatore francese Ilyes “Stephano” Satouri, solo ventenne, che negli ultimi due anni ha accumulato circa 200.000 dollari di sole vincite ai tornei. Ma i cosiddetti “pro gamer” non sono gli unici ad aver dedicato la propria vita al mestiere del videogioco. Sul palco con loro c’erano infatti commentatori e opinionisti, proprio come nel calcio nostrano, anch’essi professionisti del settore, stipendiati da reti televisive o canali di streaming online per il valore dei loro commenti. Un ambiente nuovo ma in netta espansione, anche grazie a compagnie come Blizzard, che supportano la competizione ad alti livelli e investono costantemente per mantenere un continuo bilanciamento delle caratteristiche dei videogiochi interessati.

L’entusiasmo con cui a Versailles sono stati salutati i quattro giocatori professionisti e i vari commentatori non lascia dubbi sulla grande diffusione che il fenomeno dell’eSport sta ormai avendo anche in Europa, dopo i grandi successi riscossi negli USA e in Asia. Basti pensare che in Corea del Sud Starcraft II è addirittura considerato sport nazionale, e conta diversi canali televisivi che trasmettono i match con la stessa enfasi e riguardo che nel belpaese si riserva alle partite di calcio. Il torneo celebrativo è durato circa tre ore ed è stato seguito da oltre 130.000 persone in tutto il mondo, incoronando campione il ventiseienne Manuel “Grubby” Schenkhuizen, olandese e già tra i migliori del mondo.

L’evento di Versailles, organizzato da Blizzard, ha aperto un’interessante finestra sulla diffusione europea dello sport elettronico, ormai molto stratificata a livello sociale e fonte di un sottobosco molto vivo di fenomeni e iniziative, come i cosiddetti Barcraft, ossia spontanee assemblee di appassionati che si trovano in un locale pubblico per seguire insieme una partita tra giocatori professionisti via streaming internet, tra un cocktail e una discussione sulle tattiche impiegate.

Anche i giovani giocatori che decidono di tentare la via del professionismo in europa sono sempre di più, attratti dalla fama, dai potenziali guadagni e dalla possibilità unica di fare un lavoro del proprio hobby. La strada tuttavia non è facile, tra allenamenti fittissimi e lo stress dei tornei, senza contare una carriera potenzialmente molto breve, dato che oltre i 35 anni rimanere al top diventa quasi impossibile. Come racconta l’ucraino Aleksey Krupnyk, giocatore professionista trentaduenne che abbiamo avuto modo di intervistare durante l’evento: “So bene che non mi rimangono molti anni da spendere tra un torneo e l’altro, ormai ho una famiglia e sempre meno tempo per allenarmi. Ho già ricevuto diverse offerte per diventare commentatore, oppure tutor, per preparare i nuovi giocatori da inserire in lega. Non ho nessuna intenzione di lasciare la scena e, a patto di aver fatto una buona carriera come giocatori, le occasioni per trovare altri ruoli non mancano certo”.

L’espansione Starcraft II: Heart of the Swarm è disponibile da qualche tempo e rappresenta un ottimo modo per affacciarsi al mondo dell’eSport, a patto naturalmente di avere l’età adatta, voglia di competere e molta pazienza per superare il grosso scoglio della difficoltà d’apprendimento iniziale. La campagna singolo giocatore, con trama a sfondo fantascientifico, è decisamente più alla portata di tutti.

A cura di Andrea Porta

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