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Sicilia, bagarre sull’abolizione delle Province. Crocetta: “Non posso farlo da solo”

Il presidente della Regione vorrebbe un'alleggerimento dell’ente, eliminando una serie di competenze e distribuendole tra i comuni e la Regione. Obiettivo: "Ridurre i costi e creare i liberi consorzi come prevede lo Statuto". Ma i quindici deputati Ars Cinque Stelle chiedono un taglio netto

Province si o province no? Prima che il nodo ormai storico degli enti inutili da abolire arrivi sui banchi del Parlamento nazionale, in Sicilia si è già aperta la bagarre. “Io le potrei anche volere abolire ma non posso farlo da solo. Quando avrò tutti i poteri di Grillo lo farò”, è stato il sarcastico commento del governatore Rosario Crocetta, che ha indetto una conferenza stampa per chiarire la sua posizione sulla vicenda. Il presidente della Regione aveva indetto le elezioni provinciali per il prossimo maggio. Poi aveva deciso di anticiparle di un mese, andando quindi al voto senza di fatto tagliare nulla nelle competenze degli enti che in molti considerano inutili e costosi. Soprattutto i quindici deputati regionali siciliani Cinque Stelle, che predicano un taglio netto degli enti intermedi tra comuni e Regione.

“La gente vuole l’abolizione delle province: se Crocetta fa un giro tra le persone comuni si accorgerà che tagliandole entrerà nella storia come il primo presidente della Regione che ha eliminato l’emblema degli enti inutili e costosi”, è stato il commento di Giancarlo Cancelleri, capogruppo regionale del movimento di Beppe Grillo. A questo punto Crocetta ha fatto una mezza marcia indietro, annunciando il rinvio di un anno delle nuove elezioni provinciali. E questa volta a protestare sono stati gli altri partiti. “Quando ho detto di anticipare le elezioni – ha spiegato oggi il governatore siciliano – il mondo politico mi ha contestato. Ora che voglio rinviare di un anno, si lamentano perché in tanti pensavano di candidarsi. Noi abbiamo un piano di spending review sulle Province. Non si dovranno più occupare di scuole, di strade. Abbiamo pensato di cambiare l’idea di provincia”.

Nei piani del governatore c’è quindi un alleggerimento dell’ente provincia, eliminando una serie di competenze e distribuendole tra i comuni e la Regione Sicilia. “Pensiamo – ha continuato sempre Crocetta – a liberi consorzi dei comuni, che possano occuparsi della gestione di ambiti veri. Il governo sta proponendo tante ipotesi. Possiamo anche pensare a un sistema elettivo, ma su base comunale, dove possono essere scelti dei delegati dei comuni alla Provincia”. Il depotenziamento degli enti intermedi, che darebbe quindi vita ad un inedito caso di “province light”, ha bisogno però di tempo per essere studiato e perfezionato. E soprattutto deve passare dal voto dell’ Assemblea regionale siciliana.

“I nostri obiettivi sono: ridurre i costi delle province e creare i liberi consorzi come prevede lo Statuto.Vogliamo dare anche un riferimento ai territori, e un taglio a tutti gli enti che al momento causano molti costi”. L’idea di provincia light però non piace al Movimento Cinque Stelle che invece è per un taglio netto degli enti intermedi. “Il concetto di provincia con ancora meno competenze di adesso non ci interessa perché servirebbe soltanto a piazzare gli amici dei vari politici. Le province sono state istituite secondo legge regionale. Perché Crocetta dice di non poterle abolire, quando invece ne ha competenza?” si chiede sempre Cancelleri, ricordando al governatore che “il Movimento Cinque Stelle voterà soltanto l’abolizione totale degli enti provinciali”. Secca la replica di Crocetta: “I grillini vogliono l’abolizione totale? Sul Muos hanno fatto una lite unilaterale. Quando hanno visto che abbiamo fatto tutto, si sono calmati. Le province non le posso abolire io. Ripeto: quando avrò i poteri di Grillo lo farò”. Come dire che sull’abolizione sono tutti d’accordo. Almeno a parole. Perché nei fatti le province sono ancora tutte lì, in Sicilia come nel resto d’Italia. Almeno per il momento.