Emilia Romagna

Italian Psycho: gli sms per Grillo, Bersani e Renzi

Partiamo da un presupposto; viviamo in una nazione in cui uno su quattro vota per Silvio Berlusconi. Perdonerete dunque se, in questa mia mansardina surreale, ogni invito ad abbandonare il rifugio del paradosso verrà rispedito al mittente, col suono tipico di una jam session di petomani.

Nel post precedente partivo, sempre in modalità paradossale, da “Strange Days” di Kathryn Bigelow per ragionare sulla necessità di essere paranoici per poter affrontare questa situazione. Paranoici è poco. Qua serve disturbare – durante un coca party – Patrick Bateman ( il protagonista di “American Psycho” di Mary Harron tratto da Brett Easton Ellis), supplicarlo di rivestirsi al termine dell’orgia, e darci una mano a riportare – da disarmato gli riesce peggio ma vabbè… – un po’ di equilibrio nel paese.  Mi raccomando, siate fermi su un punto; no sega elettrica. Lui è un po’ impulsivo.

Posto dunque che nessuno, sano di mente, potrebbe risolvere una matassa che abbia a che fare con gli italiani, proviamo per assurdo a vedere come ci proverebbe un psicopatico/paranoico che, in quanto tale,  imposta la sua vita su un semplice elemento; non si fida di nessuno.

A questo punto immaginiamo che Patrick, da psicopatico provetto, si conferisca da solo l’incarico di risolvere questa crisi e riesca a scovare i numeri di cellulare dei politici.

Ecco dunque, la lista di sms che il nostro American Psycho ha spedito ai principali leader italiani.

Beppe Grillo: Io e te, lo sai, abbiamo un po’ di cose in comune. Solo tu conosci, realmente, lo spessore di chi hai spedito in Parlamento. Se su 100 tuoi eletti ce n’è un solo (o una) cretino, sappi che stavolta non potrai impedirgli di andare in tv e aprire bocca. Gli italiani lo vedranno, lo sentiranno parlare e soprattutto ne fisseranno lo sguardo. Sappi che un solo mitomane può rovinare il lavoro degli altri suoi compagni di gruppo.

Ma se ti fidi dei tuoi, tieni duro e alle prossime elezioni prendi il 50%. Se hai qualche dubbio, fai un accordo col PD – sui tuoi punti programmatici – e rendi questo paese se non un posto meraviglioso, un posto decoroso. Ma io e te lo sappiamo cosa pensi; tu vuoi che “loro” (PD e PDL) tentino l’ultimo autogol/capolavoro: fare un accordo. E poi, se si tornerà a votare, candideranno due volti nuovi: Berlusconi e Bersani. Basta aspettare e te lo consegnano loro il paese. Io, comunque, non ci sarò.

Pierluigi Bersani: sei un fuoriclasse. Quando hai finito di fare le gag sui giaguari con Crozza, vai da Matteo Renzi e scoppiagli a piangere davanti così come il Conte Mascetti di Amici Miei, piangeva nel suo studiolo. Eri l’unico a non sapere che con te non si vinceva; cosa dobbiamo ancora fare a questa nazione, noi psicopatici, perché il tuo PD riesca a vincere? 

Angelino Alfano: vedere il proprio partito compiere un miracolo perché al tuo posto mettono uno che s’incasina con i parenti di Mubarak ti è, in qualche modo, indicativo circa il tuo futuro politico?

Mario Monti: finché ti candidavano gli altri andava bene, la prima volta che ti sei candidato tu hai perso. Non stropicciare il loden, puoi ancora esser utile.

Nichi Vendola: tutto molto bello, tutto molto giusto, ma tutto cosa? Ci servi meno bravo Nichi, sei in Italia, i congiuntivi mettono soggezione.

 

Antonio Di Pietro: tu sei a casa, Scilipoti in Parlamento. Ce lo avevi portato tu. Dio c’è.

Antonio Ingroia: tu prendi l’1% e la colpa è del PD? Certo, ok, ciao.

Gianfranco Fini: chi vive facendo il secondo finisce per arrivare ultimo.

Pierferdinando Casini: non riesco a smettere di ridere.

Oscar Giannino: (cuoricini).

Matteo Renzi: stai fermo, non ti muovere, devono supplicarti. Se ti chiama Bersani fai rispondere a Baricco (e registrami la conversazione per le lunghe sere d’inverno). A due mesi dal voto ti chiamo per darti l’ok. No gag con Crozza, ripeto no gag con Crozza. 

L’ultima riga degli sms spediti da Patrick, è uguale per tutti: “Per ogni altra eventualità, domani sera, ore 22: ho un tavolo al Dorsia…”