Cronaca

Camorra, omicidio Terracina. Arrestato teste che negò di conoscere killer

Lo scorso 23 agosto su una spiaggia il boss degli Scissionisti fu crivellato di colpi. Gli investigatori della squadra Mobile di Roma hanno catturato un testimone oculare dell'omicidio che, interrogato, avrebbe loro mentito negando di conoscere gli assassini. A incastrarlo però ci sarebbero, intercettazioni telefoniche e ambientali

Fu  un vero e proprio agguato quello in cui fu ammazzato Gaetano Marino, fratello del capo degli scissionisti Gennaro, ucciso nelle prime ore del pomeriggio del 23 agosto sul lungomare di Terracina (Latina). Per l’omicidio del boss, ucciso con dieci colpi di pistola, gli uomini della squadra Mobile di Roma e quella di Latina hanno arrestato il testimone che negò di conoscere l’assassino. 

Gli investigatori hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare su ordine del gip di Roma nei confronti di uomo ritenuto responsabile di aver “favorito” gli assassini.  Quel pomeriggio Marino rispose ad una chiamata sul cellulare mentre era in spiaggia con la famiglia prima di salire verso l’ingresso dello stabilimento balneare Sirenello, affollato di bagnanti. Qualcuno lo chiamò attirandolo in una trappola. 

L’arresto è un tassello importante nelle indagini “un punto di svolta verso la cattura dei killer” ha sottolineato il capo della Squadra Mobile di Roma, Renato Cortese, ai microfoni di SkyTg24. “Oggi siamo riusciti a inchiodare il fiancheggiatore degli esecutori materiali dell’omicidio alla sua responsabilità, col suo comportamento ha depistato le indagini e agevolato i killer”. L’arrestato sarebbe un testimone oculare dell’omicidio che, interrogato dagli investigatori, avrebbe loro mentito negando di conoscere i killer. A incastrarlo però ci sarebbero, intercettazioni telefoniche e ambientali.

Marino era considerato ai vertici del gruppo degli Scissionisti o Spagnoli, vincitori della guerra interna al cartello dei Di Lauro e in una inchiesta del Gico del 2010 Gaetano Marino era stato indicato come il portavoce della camorra presso la criminalità organizzata albanese. Il 10 febbraio dell’anno scorso è divampata la polemica, perché il boss era stato immortalato in prima fila durante un programma Rai, andato in onda il 29 dicembre, mentre sua figlia Mary cantava. “Questa è una storia passata inosservata”, aveva scritto Roberto Saviano, segnalando l’episodio. “Strana, dura pochi minuti. Ma minuti televisivi. Arriva in milioni di case nei giorni che si preparano al Capodanno. Ma il racconto di questi minuti televisivi non avrebbe senso se non si conoscesse la storia di Gaetano McKay Marino”.

Agli inquirenti l’arrestato ha sempre giurato di non sapere chi fosse il killer ma in realtà, 30-40 giorni dopo l’omicidio, lo avrebbe incontrato e riconosciuto, restando molto scosso dalla circostanza. R. I., 31 anni, napoletano, è quindi accusato di favoreggiamento aggravato. Secondo le squadre mobili di Roma e Latina, Iavazzi con il suo comportamento “omissivo e reticente” ha ostacolato le indagini e favorito, di fatto, i sicari. L’uomo era in vacanza nella cittadina laziale: il giorno dell’omicidio, prima di tornare a Napoli, era passato a salutare l’amico, era uscito con lui fuori dallo stabilimento (ma gli investigatori escludono che abbia avuto un qualsiasi ruolo ‘attivo’ nell’episodio, ndr) e, insieme con la madre, si era fermato in strada a chiacchierare fino all’improvviso risuonare dei primi spari. A legare i due, la passione di Marino per i fuochi di artificio e l’arrestato una solida esperienza nel settore, aveva realizzato in diverse occasioni spettacoli pirotecnici per l’amico e per i suoi affiliati. “Interrogato più volte – ha sottolineato Cortese – ha fatto mettere a verbale di non conoscere l’esecutore materiale del delitto, anzi di avere scorto soltanto ‘un’ombra’. Ma dalle intercettazioni telefoniche e ambientali disposte subito dopo l’omicidio è emersa una realtà ben diversa”. Abbastanza per guadagnare al giovane l’accusa di favoreggiamento aggravato e un ordine di arresto emesso dal gip di Roma, su richiesta del procuratore capo Giuseppe Pignatone e dei sostituti Maria Cristina Palaia e Barbara Sargenti.