Cronaca

Ingroia replica a Boccassini: “Mi basta sapere cosa pensava di lei Borsellino”

Il leader di Rivoluzione civile si era paragonato a Falcone, ma per il procuratore aggiunto di Milano "tra i due la distanza si misura in milioni di anni luce". Il politico: "Alle sue piccinerie siamo abituati da anni. Si vergogni lei e conti fino a tre prima di aprire bocca". L'appello del ministro della Giustizia: "Giù i toni". Lucia Borsellino: "Chiedo rispetto"

Prosegue a distanza lo scontro tra Antonio Ingroia e Ilda Boccassini che lo aveva attaccato per avere paragonato “la sua piccola figura di magistrato a quella di Giovanni Falcone“. E sulla figura e la conoscenza personale di Paolo Borsellino si infiamma il botta e risposta. Il leader di Rivoluzione Civile infatti non lascia cadere nel vuoto le dichiarazioni del procuratore aggiunto di Milano e si spinge oltre la valutazione professionale. “I suoi personali giudizi su di me non mi interessano e alle sue piccinerie siamo abituati da anni – dice di Boccassini -. Mi basta sapere cosa pensava di me Paolo Borsellino e cosa pensava di lei. Ogni parola in più sarebbe di troppo”.

Una polemica che ha avuto origine dal paragone del candidato col magistrato ucciso nella strage di Capaci (“Le battute e le velate critiche espresse da alcuni magistrati per la mia decisione di candidarmi sono un copione che si ripete. Fu così anche per Giovanni Falcone. Ma a Pietro Grasso nessuno dice nulla: la cosa mi sorprende”) col quale, però, secondo il procuratore di Milano c’è una differenza che “si misura in milioni di anni luce”. “Ho atteso finora una smentita, invano – ha proseguito il leader di Rivoluzione Civile-. Siccome non è arrivata dico che l’unica a doversi vergognare è lei che, ancora in magistratura, prende parte in modo così indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni. La prossima volta pensi e conti fino a tre prima di aprire bocca”.

Il paragone con Falcone, però, ha destato sorpresa anche nella sorella del magistrato, Maria, che a Repubblica ha dichiarato: ”Sono rimasta perplessa quando ho sentito Ingroia paragonarsi a Giovanni”. Pur aggiungendo che “rispetto la storia professionale dell’ex procuratore aggiunto di Palermo“, Maria ha sottolineato: “La storia di mio fratello è stata del tutto diversa. E non permetto a nessuno di parlare di Giovanni per autopromuoversi a livello politico”. Ma, dopo la Boccassini, Ingroia invita allo stesso modo anche “la signora Maria Falcone, con tutto il rispetto per il cognome che porta” a informarsi “prima di parlare”. E si difende dalle accuse: “Io non ho mai usato il nome di Giovanni Falcone per i voti. Lei invece si, quando si candidò per prendere il seggio al Parlamento europeo e non venne neppure eletta”. 

Interviene nello scontro anche Pietro Grasso, candidato del Partito democratico e già procuratore nazionale antimafia, che ritiene inopportuno il parallelismo tra Ingroia e Falcone. “Ha fatto cose talmente eclatanti – ha commentato – che oggi paragonarsi a lui mi sembra un fuor d’opera”. Chiamato in causa dalle dichiarazioni del magistrato palermitano, dagli studi di Agorà su Rai Tre il candidato Pd ha osservato: “C’è da considerare ciò che ha subito Giovanni Falcone nella sua vita: ha subito un attentato all’Addaura ed è stato accusato di esserselo procurato da solo; è  stato accusato di aver insabbiato le carte dei processi nel rapporto con la politica; è stato accusato di fare il professionista dell’antimafia; è stato accusato di andare nei palazzi della politica, dove effettivamente è riuscito a fare una legislazione che tutti ci invidiano”. Colpito dalla polemica anche il governatore della Puglia Nichi Vendola secondo cui “la lacerazione di una storia quale quella dell’antimafia, che non è mai una buona notizia. Non è  bene usare l’antimafia come una bandiera di fazione”. 

La polemica provoca infine la reazione durissima di Libertà e giustizia: “Questa è una delle campagne elettorali più squallide e miserabili della storia della Repubblica”, afferma il presidente Sandra Bonsanti in un comunicato. “Vorrei che nessuno citasse i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per guadagnar voti per sé o farne perdere ad altri. I due magistrati uccisi nel ’92 insieme alle loro scorte, sono tra i pochissimi “eroi” che tanti giovani oggi riconoscono. Non roviniamo la loro storia”. Una riflessione e un invito alla calma anche dal ministro della Giustizia, Paola Severino: “Quando si parla di magistrati – è l’appello del Guardasigilli – sarebbe estremamente auspicabile utilizzare toni pacati, calmi e di alta ispirazione morale”.

”Auspico che non si ceda più alla tentazione di attribuire a mio padre pensieri o parole che purtroppo non può più esprimere”. E’ invece la riflessione di Lucia Borsellino, figlio del magistrato ucciso dalla mafia: “Per la sua memoria e la sua dignità di uomo chiedo soltanto rispetto”.