Media & Regime

Grillo, Anonymous e il vero problema dietro ai simboli fasulli

La storia del deposito dei simboli tarocco ai danni del Movimento Cinque Stelle, del movimento di Ingroia e perfino della lista di Mario Monti rivela retroscena che non si possono liquidare in poche battute. Le implicazioni per il corretto svolgimento della competizione elettorale sono molte. Vanno comprese ed è giusto non derubricarle ad illeciti di ordinaria amministrazione, perché in questo modo si rischia di farle diventare accettabili, quasi che fossero parte integrante di ogni processo di selezione della classe dirigente, e non atti di cospirazione eversiva che accendono una spia sullo stato di salute della nostra stessa coscienza civica, che dalla P2 in poi non ha mai conosciuto momenti di particolare integrità morale.

La pubblicazione, sul mio blog, di una email anonima (presumibilmente attribuibile all’associazione di hacktivist che passano sotto il nome di Anonymous) contenente riferimenti a “intercettazioni” di conversazioni poco edificanti e già disponibili online, ha rivelato trame poco dignitose e palesi tentativi di “affossamento” di un movimento politico che legittimamente si presenta per rivendicare la sua rappresentanza. Da lì in poi, la consueta e diffusa attitudine di cercare di “disfare”, anziché di collaborare, magari al fine di far fuori qualcuno che – a torto o a ragione – si considera un avversario politico, ha spinto molti commentatori a concentrarsi sulla provenienza dell’email anonima, piuttosto che sui suoi contenuti. Come ostinarsi a guardare il proverbiale dito invece della pur luminosa luna, dimostrando scarsa perizia degli argomenti di cui si scrive. 

Rispetto a questo modo limitato e strumentale di affrontare il problema, è necessario riavvolgere il nastro, fare mente locale e osservare l’ovvio, ovvero che il mittente originale dell’email – si tratti di Anonymous, di uno dei suoi mille gruppi che agiscono in maniera indipendentemente e spesso scoordinata, o di altri hacktivist slegati – è del tutto secondario, mentre il contenuto delle conversazioni pubblicate trova puntuali riscontri nei fatti che si sono andati via via dipanando. Il che rende quasi superfluo osservare che le successive accuse mosse alle “intercettazioni” di essere un fake (un falso) sono tuttavia fragili e possono essere facilmente confutate a loro volta.

Per affrontare i singoli punti con serenità e offrire tutti gli elementi atti a favorire una lucida comprensione del problema nel suo complesso, dando una visione d’insieme e fissando i principi ispiratori che mi hanno guidato (e anche per dare risposte meno superficiali a chi pretende di avere risolto il caso in poche righe), ho scritto un post che vi invito a leggere, magari con una tisana calda e sgombrando la mente dall’inquinamento dell’ordinario rumore di fondo.

Buona lettura, con l’augurio che un po’ di ciò che mi spinge e motiva nelle mie azioni e nelle mia analisi possa trasferirsi anche a voi. Non è a questo che serve, in fondo, fare la fatica di scrivere?

Perchè era imp0rtante discuterne adesso:
http://www.byoblu.com/post/2013/01/14/Storiaccia-del-deposito-dei-simboli-elettorali-Ricapitoliamo-i-fatti.aspx