Cronaca

“Montalcini ha onorato l’Italia”. Ma nel 2006 Berlusconi e Lega la insultavano

Oggi il Cavaliere le dedica "un doveroso omaggio" e Schifani fa lo stesso, ma tra il 2006 e il 2007 la senatrice a vita era stata costantemente presa di mira dal centrodestra per il suo impegno in Senato a sostegno del governo Prodi. Dalle "stampelle" di Storace al "microonde" di Calderoli

Ieri nemica giurata a cui offrire “stampelle”, oggi scienziata che ha onorato l’Italia. Hanno la memoria corta i politici di centrodestra che piangono la scomparsa del premio Nobel per la Medicina. Il messaggio di Silvio Berlusconi è commovente: “Mi unisco a tutti gli italiani che in questo momento rendono il doveroso omaggio a Rita Levi Montalcini. Una scienziata di grande valore, una donna che ha onorato l’Italia”. Eppure, il 19 maggio del 2006, l’allora capo dell’opposizione attaccò pesantemente i senatori a vita, definendo ”immorale” la loro decisione di votare la fiducia al governo Prodi che peraltro risultò ininfluente ai fini numerici. La scienziata rispose con eleganza: “E’ la sua opinione. Io non avevo solo il diritto ma anche il dovere di votare”.

Ha la memoria corta anche il presidente del Senato Renato Schifani che oggi scrive: “Nella sua lunga esistenza, dedicata sino alla fine, con straordinaria lucidità e immutata passione agli studi scientifici, ha illustrato il nostro Paese come pochi altri nel secolo passato”. Il 16 giugno del 2006, da capogruppo dei senatori di Forza Italia, si scagliò contro i senatori a vita e in particolare contro la ricercatrice: “Come dimostrano le dichiarazioni odierne di Ciampi e della Levi Montalcini, l’Unione fa scendere in campo i senatori a vita per tentare di spuntarla in tutti i modi, anche nel referendum. Questo dimostra tutto lo stato di profonda difficoltà in cui versa il governo Prodi, obbligato a ricorrere a tutto pur di scongiurare l’inevitabile disfatta. Attendiamo adesso che la maggioranza getti ancora di più nella mischia i senatori a vita nel dibattito politico, così tra poco ce li vedremo anche in trasmissioni radio televisive a fare opinione per la sinistra, senza aver ricevuto alcun mandato dai cittadini”. 

Anche Francesco Storace, attualmente leader de La Destra, commenta la morte della senatrice a vita cui offrì delle “stampelle” perché offendere l’impegno con cui la scienziata si recava e votava in Senato. ”Cominciata la corsa elettorale, Repubblica e compagnia varia aprono le danze con lo sciacallaggio peggiore usando letteralmente la scomparsa di Rita Levi Montalcini. Una polemica politica chiusa davanti al capo dello Stato è il pretesto per evitare di parlare del grande sforzo che fu sostenuto dalla mia amministrazione per la fondazione Ebri. Il protocollo per la cittadella delle neuroscienze, i finanziamenti per la ricerca assieme alla straordinaria opportunità di aver conosciuto una ricercatrice che è stata apprezzata in tutto il pianeta non saranno offuscati nel mio ricordo da una campagna miserabile” dice oggi, ma nell’autunno del 2007 le sue dichiarazioni fecero indignare anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In una intervista l’allora esponente di An aggiunse: ”Questa gagliarda signora non è solo la ricercatrice che abbiamo conosciuto, bensì si è trasformata nello strumento micidiale di sostegno del governo Prodi, diventando, così, persona di parte”. E il suo collaboratore Fabio Sabbatani aggiunse: “Abbiamo scartato mutandoni e pannoloni, meglio le stampelle”.

A Storace, Montalcini rispose con una lettera a Repubblica: “A quanti hanno dimostrato di non possedere le mie stesse “facoltà”, mentali e di comportamento, esprimo il più profondo sdegno non per gli attacchi personali, ma perché le loro manifestazioni riconducono a sistemi totalitari di triste memoria” 

Protagonista degli insulti per cause politiche è stata anche la Lega Nord: “Per noi è un vero onore che sia nata a Torino e che da qui abbia poi fatto tanta strada, dedicando la sua vita alla scienza, raggiungendo altissimi meriti in campo scientifico, fino al Premio Nobel per la medicina nel 1986”. E’ il messaggio del presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota. Ma anche dal Carroccio erano arrivati strali velenosi contro la ricercatrice. Nel giugno del 2006 Roberto Calderoli così criticò il no alla riforma della Costituzione: “Dopo Scalfaro e Ciampi, ora anche Rita Levi Montalcini dice No al referendum sulla riforma della Costituzione. Due senatori e una senatrice a vita, che insieme fanno quasi tre secoli: ecco il nuovo che avanza. Se nel mondo, in passato, i riformatori fossero stati della stessa pasta di quelli di casa nostra molto probabilmente la scienza sosterrebbe ancora che la terra è piatta, cosa che qualcuno forse potrebbe ancora pensare”. Era il luglio del 2007 quando l’allora capogruppo della Lega al Senato Roberto Castelli attaccò il centrosinistra per il ricorso ai senatori a vita per far passare il ddl Mastella. E in particolare se la prese con Rita Levi Montalcini. ”Lei è stata nominata perché ha illustrato la patria nel suo campo. Perché, quindi, si umilia e si abbassa a fare una parte del genere?”. Nell’agosto contro la scienziata si scagliò nuovamente Calderoli: ”Quando ieri ho visto la Montalcini votare, ho detto ‘allora è viva’. L’hanno tolta dal microonde e l’hanno scongelata. Prodi, tutti i giorni, sta in piedi con il microonde”.  E proprio la Lega fu propose di eliminare gli stanziamenti ad hoc per la fondazione Ebri (European brain research institute) della senatrice  nell’ottobre successivo per traferire i fondi “al centro San Raffaele di Milano, in particolare al settore neuroscienze”. Per punire, disse Castelli ”un mercimonio immorale”.

Oltre alle accuse dei politici a Rita Levi Montalcini, da ricordare è anche la vicenda che portò la scienziata a querelare Beppe Grillo dopo un insulto: il comico genovese, in uno spettacolo a Fossano nel luglio del 2001, disse che il premio Nobel era “stato comprato” da una società farmaceutica di cui era stata testimonial per il lancio di un prodotto dagli effetti neurotossici. “Sì è vero… le ho dato della vecchia bagascia – disse Grillo – ma a Genova è un modo per definire una persona molto astuta, come lei che a novant’anni, invece di sostenermi nella mia battaglia per una ricerca di qualità, mi ha querelato. Ma non perché l’ho definita affettuosamente così – scherzò il comico – mi ha querelato perché l’ho chiamata vecchia”.