Tecnologia

La spending review telefonica personale di fine anno

Chi abbia avuto modo di entrare, durante le vacanze di Natale, in un negozio di telefonia (soprattutto nei punti-vendita ufficiali dei grandi operatori telefonici) avrà ascoltato, durante l’attesa, le numerosissime richieste, da parte di clienti, di revisione delle tariffe abituali e avrà notato una ricerca costante di consigli pratici al fine di affrontare al meglio l’incertezza economica del 2013 procedendo a un taglio deciso delle spese telefoniche.  

Del resto, lo stato nebbioso del futuro economico ha portato a una maggior cautela diffusa in ogni campo, e a una più sentita esigenza di risparmio; ciò avviene anche in un ambito, quello del telefonino, che in Italia è stato sempre un po’ un mondo a sé (e, apparentemente, intoccabile), con tariffe, da un lato, e spese pro-capite, dall’altro, molto significative.

Molti clienti, abbiamo notato, domandavano all’addetto del punto vendita una stampa dettagliata di tutte le spese dell’anno appena trascorso, con l’indicazione puntuale delle voci; in alcuni casi, un software utilizzato dall’operatore consigliava, all’esito di una analisi comparativa, un nuovo piano tariffario più conveniente per il cliente. Il crollo degli abbonamenti, poi, portava spesso l’addetto a cercare di vendere al cliente un nuovo abbonamento, indicato come più conveniente rispetto a una ricaricabile; l’incertezza del cliente lo portava, invece, a scegliere quasi sempre una ricaricabile: più rassicurante.

Da osservatore appassionato di comportamenti tecnologici, in questa mia fugace frequentazione di negozi di telefonia ho notato alcuni fenomeni interessanti.

1. La tendenza alla riunificazione dei numeri e dei dispositivi.

Negli anni passati, era abbastanza comune che l’utente medio utilizzasse più dispositivi e contratti per la ricerca della tariffa migliore rapportata a esigenze specifiche. In alcuni casi, a un singolo cliente facevano (e fanno) capo sim di almeno due o tre operatori, oltre a una chiavetta Usb da collegare al computer, un BlackBerry o un iPhone e, oggi, un tablet con sim dedicata. Una simile “frammentazione” dei contratti ha portato come conseguenza, nel corso degli anni, una possibile perdita di controllo delle ricariche (se utilizzate sim ricaricabili) tanto che, all’atto della stampata delle abitudini di consumo cui si faceva cenno poco sopra, il cliente spesso aveva brutte sorprese circa la spesa complessiva. Una prima tendenza è quella, allora, di cercare l’unificazione perfetta, una sorta di reductio ad unitatem, di telefonia, messaggistica, uso del dispositivo come smartphone e access point a Internet, in una sola sim e dispositivo. Oggi questa ipotesi è possibile, sia come conseguenza di dispositivi sempre più sofisticati, sia come risultato della presenza di tariffe flat ormai più o meno allineate all’uso medio/tipico dell’utente.

2. La scelta di un flat con soglia di spesa per eliminare incertezze.

Una seconda tendenza, volta a portare tranquillità, è la scelta diffusa di “pacchetti” che a costi medi (circa venti euro al mese) possano offrire un insieme di servizi (chiamate, sms, Internet) più o meno adeguato all’utenza tipica. Abbiamo sentito molti clienti domandare esplicitamente, insieme alla tariffa flat, sistemi che blocchino il traffico oltre una determinata soglia al fine di evitare sorprese (il timore che, superata la soglia flat, la tariffazione inizi a galoppare in maniera selvaggia è, in Italia, ancora molto vivo), o l’invio di alert specifici. Interesse vi era, anche, per quei dispositivi (ad esempio: piccoli router) che permettono di connettere, sempre a una tariffa flat, tutti i dispositivi dell’utente a Internet.

3. L’utilizzo di app gratuite che possano sostituire servizi a pagamento.

Incredibile è stata, nel 2012, la diffusione di software o app che permettano di bypassare servizi a pagamento (ad esempio: gli invii di sms, o le chiamate vocali) preannunciando, in un certo senso, la fine della messaggistica a pagamento. Non ci sembra azzardato affermare che i servizi di messaggistica saranno destinati ad avere sempre più successo ma che, al contempo, diventeranno completamente gratuiti. Sto pensando a software quali WhatsApp, Viber, Tango, Skype sul cellulare e tanti altri prodotti gratuiti (o a pochi centesimi di costo) che stanno facendo pian piano migrare milioni di persone verso la messaggistica gratuita e le chiamate vocali via rete. Ciò porterà a un grande interesse, probabilmente, non tanto verso le offerte Sms e voce ma verso le tariffe Internet flat, che permetteranno di utilizzare simili servizi (con una certa moderazione per le chiamate vocali e la video-conferenza, in termini di consumo di banda e relativa tariffazione/esaurimento del credito) in maniera efficace.

Questi tre comportamenti uniti – i) la riflessione sulle proprie abitudini di consumo + un controllo costante della spesa, ii) l’interesse per tariffe flat che consentano di usare un solo dispositivo, o al massimo due, per tutte le esigenze, e iii) la ricerca accurata di servizi e app gratuite che possano soddisfare le nostre esigenze – hanno già mutato le abitudini di consumo di milioni di appassionati di telefonia (e tecnologia), e consentiranno nel prossimo futuro un risparmio di costi sensibile.

Questa ricerca del gratuito, si noti in conclusione, è molto viva anche sul punto dell’accesso stesso alla rete: un dato di fatto è il successo, in  termini di download, di quelle app che “formalmente” permettono di “testare” le proprie reti Wi_Fi per scoprire se siano state cambiate le chiavi di accesso o meno (WAP e altro) e che, in realtà, sono spesso utilizzate per accedere gratuitamente a reti  Wi-Fi altrui.