Lavoro & Precari

Precari, allarme Cgil: “A fine anno a rischio migliaia di lavoratori”

Centinaia di migliaia di contratti scadranno il 31 dicembre. Con l'entrata in vigore della legge Fornero le aziende dovrebbero essere invogliate a convertire le collaborazioni a progetto in lavoro dipendente, ma il sindacato denuncia: "Molti aggirano le norme utilizzando tipologie ancora peggiori, come partite Iva, occasionali e voucher"

A fine anno migliaia di precari rischiano di rimanere senza lavoro. A lanciare l’allarme è la Nidil Cgil, ricordando che il 31 dicembre scadranno moltissimi contratti di collaborazione, sia nel pubblico che nel privato. Da quel momento entreranno in vigore le norme della legge Fornero, secondo la quale i nuovi contratti di collaborazione dovranno “rispondere a progetti veri, con retribuzioni non inferiori ai minimi contrattuali, che determinino un risultato finale di modifica della situazione aziendale”.

I lavoratori che si stanno aderendo alla campagna “Capodanno 2013 – Non restare da solo“, lanciata dal sindacato, segnalano che molte aziende “non stanno rinnovando i contratti o in alcuni casi, anziché trasformare le collaborazioni a progetto o le associazioni in partecipazione in lavoro dipendente, aggirano le norme utilizzando tipologie ancora peggiori, come partite Iva, occasionali e voucher”. Secondo l’Istat nel terzo trimestre dell’anno i collaboratori a contratto (co.co.pro o co.co.co) erano 430mila. I dati Inps aggiornati al 2011 parlano di 1.464.950 collaboratori totali, fra concorrenti ed esclusivi.

Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, i lavoratori che rischiano di più sono quelli con contratti di collaborazione: non rientrano infatti nella proroga di sei mesi prevista dalla legge di stabilità, in base alla quale i precari del settore pubblico con un contratto a tempo determinato in scadenza a dicembre che ha superato il limite di 36 mesi potranno restare al lavoro fino al prossimo 31 luglio.

Secondo le valutazioni della Cgil, i contratti in scadenza a fine anno sono circa 700mila e di questi il “60-70% è a rischio”. Il segretario generale Filomena Trizio si augura che le nuove norme “siano applicate con una contrattazione di merito tra organizzazioni sindacali e impresa”, ma non nasconde il rischio che “le aziende preferiscano la non attivazione di nuovi contratti o la loro trasformazione in tipologie ancora meno tutelanti”.