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Stati Uniti, tasse: salta il piano “Boehner”. Fiscal cliff sempre più vicino

Il repubblicano non è riuscito a far votare la proposta per evitare tagli e tasse: prevedeva di alzare la pressione fiscale a chi guadagna oltre un milione. Ora resta la proposta di Obama: aumentare le imposte a chi ha redditi oltre i 400mila dollari

Un’imbarazzante sconfitta. E’ quella che è toccata allo speaker repubblicano della Camera, John Boehner, che non è riuscito a far votare una sua proposta di legge per evitare il fiscal cliff. La proposta di Boehner, il cosiddetto “piano B” che prevedeva di alzare le tasse soltanto per gli americani che guadagnano più di un milione di dollari, non ha trovato l’appoggio necessario nel suo partito. In particolare 13 repubblicani, contrari a qualsiasi aumento delle imposte, hanno risposto con un secco “no” alla richiesta dello speaker. In un laconico comunicato successivo alla sconfitta parlamentare, Boehner si è limitato a dire che “ora sta a Obama lavorare con il leader della maggioranza in Senato, il democratico Harry Reid, a un piano per evitare il fiscal cliff”.

Il voto della Camera è stato per ore in bilico. Boehner è riuscito a far passare di stretta misura – 215 voti contro 209 – la proposta di cancellare tagli consistenti e automatici alla spesa militare, che avrebbero dovuto scattare a partire dal primo gennaio. Poi lo speaker e tutta la leadership repubblicana si sono riuniti in una sala della Camera, da dove sono usciti intorno alle 8 di sera, soltanto per annunciare che l’accordo non era stato trovato. “La Camera non ha votato oggi la misura sulle tasse, in quanto questa non ha trovato l’appoggio necessario tra i nostri membri”, ha detto Boehner.

“Lo speaker dovrebbe consultarsi con noi, invece che presentarci semplicemente le sue proposte”, ha detto Justin Amash, deputato repubblicano del Michigan, uno dei più tenaci sostenitori del fronte anti-tasse. Amash e gli altri repubblicani “ribelli” avevano, durante la riunione alla Camera, contestato merito e strategia di Boehner, che mirava a far votare il suo progetto alla Camera e poi chiederne l’approvazione al Senato, a maggioranza democratica, prima di una nuova riconsiderazione del pacchetto fiscale con l’inizio del secondo mandato di Barack Obama.

La palla, a questo punto, torna al presidente, che in una nuova dichiarazione si dice pronto a lavorare con il Congresso: “Abbiamo fiducia nel fatto che saremo in grado di trovare una soluzione bipartisan rapidamente, che tuteli la classe media e l’economia”, ha spiegato Obama, che ha aggiunto che “la priorità è assicurare che le tasse non aumentino per il 98% degli americani e per il 97% delle piccole e medie imprese”. La proposta della Casa Bianca resta, da giorni, la stessa; aumento delle imposte per gli americani che guadagnano più di 400mila dollari. Un tetto su cui appare comunque molto difficile convogliare l’appoggio dei repubblicani, visto il fallimento del ben più modesto piano di Boehner.

Il vero sconfitto, a questo punto, appare comunque proprio Boehner, che incassa la sua seconda bruciante sconfitta parlamentare. Già nel 2011, ai tempi delle trattative sull’aumento del tetto del debito, il suo partito, allora egemonizzato dal Tea Party, gli fece mancare l’appoggio necessario. La stessa cosa è successa ora. Dopo lunghe ed estenuanti trattative con la Casa Bianca, i suoi colleghi, questa volta ostaggio dei conservatori anti-tasse di Grover Norquist, ripetono un clamoroso no alla proposta del loro speaker.

Lo schiaffo a Boehner avrà probabili conseguenze su tutto il partito repubblicano, che dopo la nuova sconfitta elettorale alle presidenziali 2012 appare sempre più diviso, rissoso, incapace di trovare quell’ubi consistam politico e culturale che prima il liberismo radicale di Ronald Reagan e poi la “guerra al terrore” di George W. Bush gli avevano dato. Boehner, un repubblicano dell’Ohio che non ha mai mostrato particolare presa né carisma di fronte ai suoi compagni di partito, rischia a questo punto la riconferma a speaker della Camera. Il fatto che non sia riuscito a trovare i voti tra i repubblicani per approvare la “sua” proposta alimenta anche i dubbi di Barack Obama e dei democratici, che si trovano a trattare con un interlocutore debole e incapace di creare consenso.

Mentre la politica a Washington non riesce a trovare un accordo, il “fiscal cliff” si avvicina pericolosamente. Alla scadenza per l’entrata in vigore di tagli automatici alla spesa e di nuove tasse per il 98% delle famiglie americane mancano ormai soltanto 10 giorni: se un accordo in questo arco di tempo non sarà raggiunto, a partire dal primo gennaio gli americani si troveranno a far fronte ad aliquote più alte per 2.200 dollari l’anno.