Cronaca

Rosarno, chiudono le tendopoli: oltre mille schiavi delle arance senza un letto

La causa sono le condizioni igieniche disastrose, la colpa è dei soldi promessi dalle istituzioni locali ma mai arrivati: tende smanetallate e i lavoratori stagionali degli agrumi costretti a passare la notte all'addiaccio. Tre anni fa fu rivolta, ora il rischio ritorna

Condizioni igieniche zero. Rischi di infezioni, malattie, epidemie, tantissimi. Chiude la tendopoli ufficiale, quella con le tende di colore blu e il marchio della Protezione civile, ma deve sparire anche la baraccopoli abusiva. I mille e più infelici abitanti della Clementina Valley perdono anche l’ultimo straccio di ricovero per affrontare la notte. Piana di Gioia Tauro, Rosarno, San Ferdinando, qui per chilometri si coltivano arance, mandarini e clementine, per raccoglierli servono braccia a basso costo. Neri in maggioranza, ma anche ucraini, polacchi, bulgari, gli schiavi del Duemila che mese per mese migrano seguendo l’andamento delle stagioni e dei raccolti agricoli.

Tre anni fa si ribellarono e misero a ferro e fuoco la valle. Furono scontri, caccia all’uomo, neri contro bianchi, sfruttatori contro sfruttati. Lo Stato promise di impegnarsi per creare le condizioni di civiltà minima per la vita dei braccianti di colore. “E invece mi hanno lasciato solo. Ho scritto a tutti, al presidente Napolitano, al capo del governo, al ministro dell’Interno, ma nessuno mi ha ascoltato”. Domenico Madafferi, 72 anni, è il sindaco di San Ferdinando, paese a ridosso di Rosarno, 4mila abitanti e un migliaio di lavoratori di colore che ogni anno calano tra queste terre per la raccolta degli agrumi. Madafferi è un uomo disperato: “Ho fatto verificare le condizioni igieniche delle tendopoli ufficiali e delle baraccopoli che erano sorte nei paraggi. Il risultato è stato catastrofico. La gente non può vivere in quelle condizioni, il campo è stato progettato per ospitare 280 persone, da mesi sono più di mille. Sono saltate le fogne, i bagni non reggono più, le tende sono sovraffollate. Ho scritto a tutti, mi ha risposto solo il prefetto di Reggio Calabria, Piscitelli. La verità è che qui lo Stato non c’è, non esiste, è indifferente”.

Indifferenza, pressappochismo, calcoli elettorali, sono la benzina sul fuoco della Piana. “E’ da luglio che chiediamo alla Regione di intervenire, ma i risultati sono veramente deludenti”, ci dice Elisabetta Tripodi, il sindaco di Rosarno. “Da mesi chiediamo un incontro col presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, non riceviamo risposte. A novembre si è presentato il direttore generale dicendo che non c’era un euro per l’emergenza migranti, e pensare che ci avevano promesso 2 milioni di euro”. Soldi che servivano per costruire alloggi provvisori decenti, bagni chimici, docce, e che non sono mai arrivati. E si vede, basta girare tra la tendopoli di San Ferdinando. “Guarda queste tende – ci dice Michelangelo Rosarno, responsabile dell’associazione Amici di Jonathan – sono fatte per accogliere 5-6 persone, ci dormono in dieci. Anche il tendone che avevamo adibito a mensa è tutto occupato”.

Da giugno nella tendopoli ufficiale non vengono serviti più pasti caldi. “I 50mila euro che ci hanno dato a febbraio sono finiti a giugno. Noi siamo tutti volontari, nessuno di noi percepisce stipendi, ma sfamare centinaia di persone costa. I soldi sono finiti e noi siamo rimasti solo per senso di solidarietà. Ci arrangiamo come possiamo, spesso chiediamo aiuto a piccoli donatori”. Fuori dalla tendopoli centinaia di ricoveri di fortuna. Lamiere contorte a fare da tetto, teloni di plastica come coperture, i paletti delle recinzioni rubati nei campi usati per delimitare gli spazi. Qualcuno si è servito anche di alcune lamiere di Eternit (amianto puro) per mettersi un tetto sulla testa.

“E pensare – commenta la sindaca di Rosarno – che la Regione ha rifiutato finanche di darci lenzuola e coperte per questi disgraziati”. “Il flusso di immigrati quest’anno è arrivato in anticipo – ci racconta Antonino Calogero, segretario della Cgil della Piana di Gioia Tauro – colpa della crisi che spinge la gente a spostarsi dove c’è almeno una speranza di lavoro. Non so fino a quando si riuscirà a reggere migliaia di ragazzi che non hanno un tetto, che lavorano come bestie e guadagnano pochissimo. I problemi diventeranno acuti dopo le feste di Natale quando finirà la raccolta delle clementine e in tanti perderanno anche questo straccio di lavoro”. La notifica dello sgombero è arrivata a tutte le autorità, ora si dovrebbe iniziare a smantellare le tende e avviare l’opera di bonifica. In mattinata si riunirà a Reggio Calabria il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. E intanto centinaia di africani, ucraini, bulgari, polacchi, schiavi nella civilissima Italia, non hanno più un tetto sulla testa.

Ha collaborato Lucio Musolino

da Il Fatto Quotidiano del 18 dicembre 2012